Maya Cloetens non è riuscita a vivere le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 come avrebbe voluto. La biathleta belga ha dovuto far i conti con una serie di problemi sia prima della rassegna a cinque cerchi che durante, dovendo così combattere con le risposte del proprio corpo.
“Dietro i brillantini e la magia, queste Olimpiadi sono diventate la più grande sfida che abbia mai affrontato. Te lo dico io. Il 20 gennaio un semplice controllo di uno strano dolore alla caviglia comparso ai primi di gennaio si trasforma in un incubo: mi viene diagnosticata una frattura da stress al perone e consigliate sei settimane di immobilizzazione quindi… niente Olimpiadi – ha raccontato Cloetens con un post su Instagram -. Avrei potuto andare nel panico, ma per fortuna ero a tutto tondo, quindi la strada verso il mio sogno continua: partecipare alle Olimpiadi. Grazie al team e ai consigli dei medici, fisioterapia e adattamento dell’allenamento, ho potuto iniziare ogni gara con serenità. Per questo, vi sarò eternamente grato. Sì, chiaramente non era il momento perfetto ma sono riuscito a prepararmi come volevo e correre quasi indolore ad ogni gara, quindi ogni partenza era già una piccola vittoria per me!”.
Quanto accaduto alla vigilia delle Olimpiadi, in realtà è stato soltanto il preludio di incubo che avrebbe colpito Cloetens e che avrebbe rovinato questo sogno inseguito a lungo: “Poi arrivarono i Giochi. Le prime gare stanno andando bene e sento che la forma è aperta! Fino al giorno dopo l’individuo dove il mio corpo mi manda sintomi molto a disagio. Il verdetto è arrivato: COVID. La sprint è tra meno di 48 ore. Ancora una volta sono convinto di una cosa sarò all’inizio dello sprint. Ho risparmiato tutte le mie forze per dare tutto per quei famosi 22 minuti. 10/10, grande ultimo giro, 26°, orgoglioso di questa gara dove ho superato i limiti del mio corpo e della mia malattia – ha sottolineato Cloetens -. Quindi sì, sono delusa dai miei risultati individuali. Per più di due anni, ogni allenamento, ogni intensità, ogni piccolo sforzo ha avuto un piccolo assaggio delle Olimpiadi. Certo che quando gli sforzi non vengono premiati, fa male. Ci ho creduto fino in fondo, sono caduto dall’alto, ma cadere non è fatale, tutt’altro che, mi insegna già tanto. E con un leggero retroguso, sono così orgogliosa di tutte e cinque le partenze. Questi Giochi sono stati una battaglia mentale con pressione, aspettative, eccitazione, infortunio e malattia. E penso di poter dire di aver vinto questa battaglia!”.

