La squalifica di Daniel Tschofenig nella prova dal Large Hill di Predazzo alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 ha scatenato numerose polemiche nel mondo del salto con gli sci. A causare maggior critiche è stato un documento pubblicato dalla FIS nel quale emerge come il 23enne di Innsbruck sia stato fermato per aver manomesso la tuta, sia prima che dopo il salto.
Inizialmente si era infatti parlato di una squalifica a causa della lunghezza degli scarponi, risultati di quattro millimetri più grandi del previsto, subendo un cartellino giallo da parte della giuria. Dalla documentazione presentata dalla Federazione sarebbe emersa anche questa controversia che avrebbe potuto portare a un ulteriore giallo e di conseguenza a un rosso che gli sarebbe costato uno stop per due gare.
In questo caso Tschofenig se l’è cavata con un richiamo dopo esser stato convocato dalla direzione gara con l’allenatore Andreas Widhölzl scatenando le polemiche dei norvegesi, squalificati la scorsa stagione proprio per aver manipolato le tute. A spiegare la decisione di non procedere ulteriormente è stato il FIS FIS Race Director Sandro Pertile che ha raccontato come siano andate le cose.
“Tschofenig ha alzato le mani e ha giocherellato parecchio con la tuta. Questo non è consentito – ha spiegato Pertile ai microfoni di NRK sottolineando come la cosa sia accaduta almeno tre o quattro volte -. Non credo che un atleta di questo livello debba fare una cosa del genere di proposito. Spero davvero che non sia stato intenzionale, perché se così fosse, sarebbe meglio se ci arrendessimo tutti e tornassimo a casa”.
A confermare la posizione dell’atleta austriaco ci ha pensato il responsabile delle attrezzature della nazionale alpina Mathias Hafele che ha difeso il proprio collega spiegando la differenza sostanziale rispetto a quanto accaduto in Norvegia: “Ha tentato di manipolare la posizione della tuta e per questo è stato convocato per un’udienza. Modificare la vestibilità di un abito è una cosa completamente diversa dal modificarlo dopo che è stato approvato”.
Non sono poi mancate le repliche degli atleti norvegesi, fra cui Halvor Egner Granerud che ha considerato eccessivamente leggera la decisione della FIS: “Tutto ciò ha resi particolarmente frustrati: la punizione che abbiamo ricevuto dopo i Mondiali di Trondheim non è simile a nessuna delle punizioni che ci erano stati assegnati in precedenza – ha concluso il 29enne di Trondheim -. – Se tutto ciò che dici è provato, allora trovo sorprendente che abbia ricevuto solo un cartellino giallo. Avrebbe potuto almeno ricevere un rosso diretto”.

