Dopo aver chiuso per due anni al secondo posto nella classifica generale, Lou Jeanmonnot ha potuto finalmente festeggiare la vittoria della Coppa del Mondo di biathlon. La 27enne di Fourcatier è apparsa la più costante nel corso della stagione nonostante qualche calo che l’ha costretta a dare il tutto per tutto sino alle finali di Oslo-Holmenkollen.
“È stato davvero estenuante. È stato estenuante a livello emotivo: essere felice, essere triste, a volte delusa e poi tornarmi ad allenare, il dolore durante l’allenamento e sentire lo stress di amici e familiari. Mettendo insieme tutto, alla fine ho pensato: ‘Devo fermarmi ora!’. Non è finita del tutto, ma la cosa principale è che ora c’è tranquillità. Mi sento meglio – ha raccontato Jeanmonnot in un’intervista al sito dell’IBU -. L’anno scorso non è stata una vera e propria delusione. Mi sento fortunato ad aver potuto lottare fino alla fine con Franzi (Preuss, NdR), che è stata fortissima dall’inizio alla fine. Credo che sia stata più una parte del percorso. Mi piace che non si tratti di arrivare secondi in ogni stagione. È più come imparare nuove abilità e competenze ogni stagione, e ora sono bastate per vincere”.
L’atleta transalpina non ha nascosto di aver dovuto far i conti con l’ansia e le pressioni esterne, soprattutto quando si è vestita con il pettorale giallo. Per questo motivo, per raggiungere la Coppa del Mondo, Jeanmonnot ha dovuto lavorare su sé stessa per crescere ulteriormente e cancellare quegli ostacoli che l’hanno frenata negli anni scorsi.
“La parte più difficile (nel corso degli anni) è stata controllare la mia forma fisica e ciò che la gente pensava di essa. Ho dovuto acquisire fiducia nelle mie capacità e nel mio corpo. Ora sono felice di avere fiducia nelle mie capacità e nel mio corpo; come biatleta è fantastico, ma come persona è ancora meglio – ha sottolineato Jeanmonnot parlando anche del momento più difficile della stagione -. Kontiolahti! All’inizio della stagione a Oestersund, volevo controllare molte cose e aggiungevo sempre più controllo, e alla fine mi sentivo bloccata. Come se non riuscissi più a muovermi. Per me, non è così che do il meglio di me nel biathlon, quindi sono stati Oestersund e Kontiolahti (dove avrei potuto fare meglio). I risultati non sono stati così grandi (quest’anno) come l’anno scorso, ma la prestazione sotto pressione è stata molto maggiore e ne sono orgoglioso. Non dei risultati veri e propri, ma della capacità di portarla fino alla fine”.
Un po’ di delusione è rimasta anche dalle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 dove la francese ha comunque ottenuto due ori nella staffetta femminile e in quella mista, ma è mancato il successo a livello individuale che probabilmente ha condizionato un po’ il legame con la rassegna a cinque cerchi a dispetto di altri appuntamenti come la tappa casalinga di Coppa del Mondo.
“La scelta era tra le Olimpiadi e Le Grand Bornand. Non vedevo l’ora di partecipare a Le Grand Bornand perché due anni prima era stata dura per me. È stata una vera impresa. Volevo dare il meglio di me in casa, circondata da familiari e amici, ed ero davvero orgogliosa di questo, e ci sono riuscita. Forse è proprio di questo che vado più fiera – ha concluso Jeanmonnot -. Le Olimpiadi sono state sicuramente un’esperienza fantastica, ma non così bella come pensavo. Non abbiamo potuto condividere il podio. Eravamo sempre da sole, a confrontarci solo con i media. Qui a Oslo è meglio. Mi sento a casa, mi sento vicina alle persone che conosco e questo mi piace molto di più”.

