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Skiroll – Emanuele Becchis mette nel mirino il Mondiale: “Vorrei vincere in Lettonia dove sette anni fa ho mancato il titolo. Allenare alle Olimpiadi Messico e Libano è stata un’esperienza davvero speciale”

Emanuele Becchis ha iniziato la stagione nel migliore dei modi infilando due successi sia nella gara FIS a San Marino che nella prima tappa di Coppa Italia Next Pro a Sconigo (Trieste). Il 33enne di Boves si è confermato il padrone assoluto delle sprint nello skiroll e ha tutta l’intenzione di ampliare ulteriormente il palmarés che vede la presenza di quattro titoli mondiali in carriera. Il portacolori dello Sci Club Alpi Marittime Entracque-Valdieri è pronto a farlo in occasione della rassegna iridata in programma a Madona (Lettonia), là dove nel 2019 vide sfuggire la medaglia come spiegato in un’intervista rilasciata a Il Pertini Radio.

Com’è iniziata la stagione?

Abbiamo già disputato due gare. La prima si è svolta a San Marino a metà maggio ed è stata una gara un po’ particolare, perché solitamente la stagione inizia con Trieste a inizio giugno. Le sensazioni nelle sprint sono state molto buone: sono riuscito a vincere sia a San Marino sia la sprint di Trieste. Se devo essere sincero, però, nelle gare distance mi aspettavo qualcosa in più. Erano prove su circuito cittadino, gare che generalmente si adattano bene alle mie caratteristiche e che in passato ho anche vinto. Questa volta ho faticato e gli avversari sono stati più bravi: sono riusciti ad andarsene senza portarmi allo sprint finale, togliendomi la possibilità di giocarmi posizioni importanti.

Le gare distance richiedono una preparazione molto diversa rispetto alle sprint. Come riesce a gestire uno sforzo così differente?

Io arrivo dal pattinaggio a rotelle e sono sempre stato abituato a stare nel gruppo e a muovermi bene all’interno del plotone. Nello skiroll esistono due tipologie di gare: quelle con skiroll veloci e quelle con skiroll lenti, che utilizzano ruote a scorrimento controllato uguali per tutti. Queste ultime vengono impiegate soprattutto su piste più tecniche, simili a quelle dello sci di fondo, con discese e tratti più impegnativi. Quando invece si gareggia con gli skiroll veloci, come a Trieste e San Marino, nelle gare in circuito riesco generalmente a esprimermi bene. Sono competizioni in cui si resta coperti per gran parte della gara e si sfruttano molto le gambe. Da ex pattinatore questo mi ha sempre dato un piccolo vantaggio. Dal punto di vista della preparazione bisogna essere pronti a tutto. Le sprint sono la mia specialità, ma in Coppa del Mondo corro anche gare di 20 chilometri, prove individuali, gare in salita e mass start. Per questo motivo devo allenarmi per essere competitivo in ogni situazione.

Gareggiando sia suo fratello che sua sorella, la passione per gli skiroll è nata in famiglia?

È nato tutto abbastanza casualmente. Da bambino ho iniziato con lo sci alpino perché i miei zii erano maestri. Successivamente sono passato allo sci di fondo e contemporaneamente praticavo pattinaggio a rotelle, grazie a una società presente a Boves, dove vivo. Lo skiroll è stato il punto d’incontro perfetto tra queste due discipline. Mi ha permesso di imparare la tecnica dello sci di fondo sulle rotelle. Poi, essendo il fratello maggiore, ho in qualche modo aperto la strada anche ai miei fratelli più piccoli, che hanno seguito il mio esempio.

Avendo conquistato il titolo mondiale più volte, dopo un po’ ci si abitua a vincere?

No, non ci si abitua mai. Il Mondiale resta sempre un appuntamento speciale. Lo prepariamo per anni e sai che quel giorno non puoi sbagliare. Dal punto di vista psicologico è probabilmente la gara più difficile. Le qualifiche iniziano nel primo pomeriggio e magari la finale si disputa diverse ore dopo. Durante tutto quel tempo vivi sotto pressione: devi curare il riscaldamento, controllare l’attrezzatura, verificare che tutto sia perfetto e mantenere le energie giuste. Ogni dettaglio conta. Arrivare da favorito non è semplice e mi è capitato di soffrire la pressione in alcune occasioni, soprattutto quando non mi sentivo al cento per cento. Durante le batterie senti partire gli altri, ascolti lo sparo dello starter, aspetti il tuo turno. In quei momenti devi riuscire a isolarti completamente, dimenticare che si tratta di un Mondiale e concentrarti solo sui movimenti che devi eseguire. È questo che fa la differenza tra una buona prestazione e una vittoria.

A proposito di emotività, come si è sentito quando ha conquistato il record del mondo sui 100 metri nello sci di fondo?

È una specialità molto spettacolare che però non fa parte del programma internazionale ufficiale. Prima del Covid esisteva un circuito dedicato, la World Sprint Series, e proprio in una di quelle gare sono riuscito a realizzare il record del mondo, in maniera anche piuttosto inaspettata. Sono convinto che negli anni successivi avrei potuto abbassare ulteriormente il tempo, probabilmente anche scendere sotto i dieci secondi, ma purtroppo il circuito si è interrotto e molte gare non si sono più disputate. Spero che in futuro questa specialità possa tornare. Sarebbe molto utile anche per la visibilità dello sci di fondo, che negli ultimi anni ha perso un po’ di attenzione mediatica. Una gara breve, spettacolare e facilmente comprensibile può avvicinare molto pubblico a questo sport.

Per Michele Valerio lei rappresenta un esempio da seguire?

Con Michele condivido la nazionale ormai dal 2018-2019. In questi anni è cresciuto tantissimo e lo scorso anno ha conquistato la sua prima vittoria in Coppa del Mondo. Scherzando dico sempre che spero non vinca troppe sprint finché corro anch’io, perché sarebbe lui a battermi. Però, al di là delle battute, averlo in squadra è una grande motivazione. In passato il mio riferimento era Alessio Berlanda, che è stato il mio idolo. Avevo persino il suo poster in camera. Oggi suo figlio ha il mio poster e questo rappresenta un bellissimo passaggio di testimone. Berlanda è stato tre volte campione del mondo e ho imparato moltissimo da lui. Spero di aver trasmesso qualcosa anche a Michele, ma allo stesso tempo continuo a imparare da lui. È importante mantenersi sempre aperti al confronto e cercare costantemente di migliorarsi.

Oltre a essere atleta sei anche insegnante. Come riesci a conciliare l’attività sportiva ad alto livello con il lavoro a scuola?

È una bella sfida. La mia attività principale resta quella di professore. Insegno al Liceo Scientifico e Sportivo Peano-Pellico di Cuneo e devo dire che il lavoro mi piace molto. La fortuna è che le vacanze estive coincidono con il periodo in cui posso dedicarmi maggiormente agli allenamenti. Inoltre attualmente lavoro con un contratto part-time proprio per riuscire a mantenere un equilibrio tra sport e professione. Durante l’inverno, poi, il lavoro legato al mondo della neve mi permette di seguire anche alcuni progetti internazionali. Quest’anno, ad esempio, ho avuto l’opportunità di accompagnare alle Olimpiadi le nazionali di Libano e Messico come allenatore. È stata un’esperienza davvero speciale. Ci sono periodi in cui prevale il ruolo di professore e altri in cui riesco a concentrarmi completamente sull’attività agonistica, aumentando il carico di allenamento.

Com’è stato allenare alle Olimpiadi due nazionali così particolari per il mondo degli sport invernali?

Più che esotico, il caso del Libano è curioso. Il ragazzo che ho seguito vive su un altopiano a circa 2.000 metri di quota e lì la neve non manca. Non hanno una grande tradizione nello sci di fondo, ma possono comunque allenarsi. Diversa è la storia del Messico. Tutto è iniziato circa tre anni fa grazie a un progetto internazionale dedicato allo sviluppo di nuove nazioni negli sport nordici. Durante uno di questi camp ho conosciuto Regina, una ragazza messicana che vive a Miami e lavora come dottoressa. Mi disse che il suo sogno era diventare la prima atleta messicana a partecipare alle Olimpiadi nello sci di fondo. Sembrava una sfida impossibile, ma abbiamo iniziato a lavorare insieme. Sono andato a Miami durante le vacanze di Natale e abbiamo svolto un camp tecnico sugli skiroll. Successivamente si è affidata anche ad altri allenatori e, con grande determinazione, è riuscita a qualificarsi per le Olimpiadi. Quando ci siamo ritrovati ai Giochi abbiamo lavorato soprattutto sugli aspetti tecnici. Lei non aveva molta esperienza nelle discese, quindi il nostro obiettivo principale era permetterle di completare la gara senza cadere. È riuscita a portare a termine la prova e, anche se è arrivata ultima, ha vissuto pienamente lo spirito olimpico. È stato molto emozionante vedere le medagliate aspettarla al traguardo, abbracciarla e congratularsi con lei. Tra l’altro ho visto recentemente che sta cercando di diffondere gli skiroll anche in Messico, quindi è bello vedere che quell’esperienza sta lasciando qualcosa di concreto. Per quanto riguarda il Libano, invece, ho seguito un atleta che aveva avuto un gravissimo incidente e rischiava di non camminare più. Vederlo tornare a gareggiare e raccontare la sua storia anche ai miei studenti è stata un’esperienza davvero significativa.

Quali sono gli obiettivi per il resto della stagione?

Il grande obiettivo è il Mondiale in Lettonia. È l’unico Mondiale della mia carriera in cui non sono riuscito a vincere e quindi ho una forte voglia di riscatto. Non sarà semplice perché la pioggia rappresenta sempre un’incognita importante. Sul bagnato gli skiroll cambiano molto comportamento e il mio punto di forza, cioè la spinta delle gambe, viene in parte penalizzato. Il secondo obiettivo è la conquista della Coppa del Mondo Sprint. Quest’anno il calendario prevede anche una sprint in salita di un chilometro e mezzo in Svezia, con skiroll lenti. Lo scorso anno non ero preparato per quella prova e ottenni un risultato molto lontano dalle posizioni che contano. Se riuscirò a qualificarmi e a disputarla nelle migliori condizioni, cercherò di difendere il titolo e conquistare per il quarto anno consecutivo la Coppa del Mondo Sprint. Sarebbe un risultato davvero importante.

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