Luca Bormolini è reduce da un’estate particolarmente impegnativa che l’ha visto iniziare la nuova esperienza in Kazakistan in qualità di nuovo responsabile della squadra juniores oltre che consulente della Federazione. Un progetto che sta dando già i suoi frutti nonostante i pochi mesi trascorsi e che si prepara a vivere la prova del nove con i primi appuntamenti invernali come confermato dall’allenatore livignasco ai microfoni di Fondo Italia.
Com’è andata la preparazione estiva con la Nazionale Kazaka?
Quest’estate sono andato in Kazakistan praticamente tutti i mesi e la preparazione sta andando bene. Abbiamo utilizzato la prima parte dell’estate per costruire il gruppo di lavoro. Abbiamo svolto una serie di test per capire le qualità degli atleti e abbiamo così iniziato a a creare i gruppi Youth e Junior. Sono stato infatti chiamato dalla Federazione, e in particolare dal segretario generale Manas Ussenov, per costruire un sistema giovanile. Abbiamo lavorato anche alla creazione del team di allenatori che collaboreranno al progetto. Adesso abbiamo una squadra di tecnici che lavora insieme seguendo una linea comune, quindi direi che è andata bene.
Qual è l’impostazione che avete deciso di dare al progetto dopo questi primi incontri?
In Kazakistan convivono tantissime culture diverse e gruppi etnici differenti. Una delle sfide è proprio riuscire a mettere insieme tutti e farli lavorare in modo coordinato. Inoltre, il Kazakistan è un paese davvero enorme, quindi abbiamo dovuto modificare un po’ il mio metodo di lavoro precedente per adattarlo alla sua conformazione geografica. Per alcuni atleti, per esempio, tornare a casa dopo un allenamento o un raduno può significare trascorrere due o tre giorni in treno. Per questo abbiamo rivisto l’organizzazione dei camp: l’obiettivo è renderli un po’ più lunghi, tenendo conto delle distanze tra le località in cui vivono gli atleti e quelle in cui ci alleniamo. In questo modo possiamo evitare loro viaggi lunghissimi e rendere il lavoro più efficace. Se si cerca su Internet, si può vedere come il centro di Shchuchinsk sia una struttura enorme, che non ha nulla da invidiare a quelle europee. Anzi, la pista è lunghissima e in alcuni punti è larga anche venti metri. È un centro davvero bellissimo, nel quale soggiorniamo durante gli allenamenti. Abbiamo un altro centro ad Almaty, in una zona più vicina al confine con il Kirghizistan. È situato a un’altitudine leggermente maggiore e ci permette quindi di organizzare anche raduni in altura. Questi sono i due principali centri federali. A livello regionale, le varie realtà locali, un po’ come i nostri comitati, hanno molta voglia di crescere. Ho già visto alcuni progetti per realizzare nuove strutture e altri centri nelle diverse regioni, così da garantire agli atleti condizioni di allenamento ottimali anche quando sono a casa. Attualmente, infatti, alcuni di loro non hanno praticamente strutture a disposizione.Di conseguenza, per praticare il biathlon e allenarsi sugli sci da fondo sono costretti a spostarsi e a vivere nei campi di allenamento.
Qual è l’attuale situazione agonistica? Ci sono degli atleti che potrebbero gareggiare con i senior?
L’idea alla base di questo progetto è creare un collegamento tra il Grand Tour e il percorso che porta alla Coppa del Mondo. Il Grand Tour è un circuito dedicato al movimento giovanile, con gare sia di corsa sia sugli sci da fondo e con la carabina ad aria compressa. Prevede numerose tappe ed è davvero un progetto importante. Successivamente, gli atleti possono puntare al percorso verso la Coppa del Mondo. In passato, però, mancava un passaggio intermedio tra il circuito giovanile e il livello internazionale di vertice. La nostra idea è proprio quella di colmare questo vuoto attraverso lo Youth and Junior Project, che avrà come obiettivo principale le Olimpiadi del 2030. Stiamo quindi lavorando a un progetto di lungo periodo. Per quanto riguarda gli atleti, ce ne sono di validi. Abbiamo svolto diversi test e i risultati mostrano buone capacità aerobiche, di forza e di tiro. Le potenzialità ci sono. Naturalmente, servirà un po’ di tempo per abituarsi al nuovo sistema di allenamento, perché è abbastanza diverso da quello seguito in passato. Devo però essere sincero: sto trovando molta collaborazione da parte di tutti gli allenatori. Cerco di essere il più trasparente possibile e di condividere con tutti i programmi e il lavoro che svolgiamo. Non perché il nostro metodo sia necessariamente migliore, ma perché rappresenta la linea che abbiamo deciso di seguire. In questo modo, anche gli allenatori delle diverse regioni possono comprendere meglio il nostro approccio e mantenere le stesse linee guida quando gli atleti tornano ad allenarsi nei rispettivi territori.
Parteciperete alle gare di IBU Cup o di Youth Cup?
In realtà, prenderemo parte ad alcune gare. Saremo infatti presenti all’Alpen Cup in Val Martello, mentre subito dopo parteciperemo a una gara di Coppa Italia Fiocchi a Forni Avoltri.


