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Biathlon – Milano Cortina 2026, l’emozione di Nicola Romanin dopo la sprint: “Sono riuscito a mettere il meglio di me in pista”

© Pentaphoto/ Giovanni Auletta

Il sogno olimpico di Nicola Romanin si apre con una delle prestazioni migliori della carriera, con un 16esimo posto nella sprint olimpica, conclusa con un doppio pesantissimo zero: considerato il valore doppio di questa gara, che permette di accedere all’Inseguimento di domenica, l’azzurro del Centro Sportivo Esercito sarà al via anche domenica, puntando con ambizione anche scalare la classifica visto quanto fatto vedere in quel di Ruhpolding.

In una giornata in cui c’è grande delusione all’interno della squadra italiana del biathlon, il 31enne – che fino ad un mese fa probabilmente neanche sperava di poterci essere – è il volto felice del gruppo, grazie ad una prestazione di altissimo livello.

“Ci siamo lasciati a Ruhpolding, quando mi avevate chiesto se sarei andato agli Europei e non sapevo ancora cosa mi sarebbe toccato, quindi sono qua, sono riuscito a mettere il meglio di me in pista, davanti al pubblico di casa e quindi sono super felice!”

L’arma segreta di questa bella prestazione è forse il piccolo Leonardo, di due anni e mezzo, arrivato a fare il tifo per il suo papà: “Vedere mio figlio prima di partire mi ha veramente gasato” aggiunge Romanin, che presto allargherà nuovamente la famiglia assieme alla moglie, Alice Franco.

Nel suo percorso, dalle retrovie del biathlon italiano, continuando a crederci sempre nonostante le difficoltà e gli ostacoli, passando dall’Arena Alto Adige di Anterselva in Coppa Italia con gli spalti vuoti fino al delirio delle Olimpiadi in casa – tenendo conto che il debutto in Coppa del Mondo è arrivato solo lo scorso marzo in quel di Oslo, per poi tornarci a gennaio – questi giorni sono già di per sé una medaglia, con un carico emozionale non indifferente.

“È stato veramente emozionante. Sono sempre stato abituato a mettermi in gioco ad ogni gara, ogni partenza era una qualifica per me e qui invece so di non qualificarmi per niente e sono partito libero e pronto a mettere in campo tutto il meglio di me, sono felicissimo” spiega Romanin, entrando poi più nel dettaglio della sua gara “quando sono uscito dal poligono e mi hanno detto che ero decimo, con il pettorale 53 addosso, per me era già veramente incredibile, sono riuscito anche ad accelerare nell’ultimo giro, quindi anche la gestione della gara è stata ottima. È stato super emozionante, e veramente mi rende orgoglioso. Ringrazio anche tutti quelli che ci hanno tifato oggi perché veramente ogni angolo della pista era colorato di verde, bianco e rosso e siamo fortunati ad avere le Olimpiadi in casa”.

Un sogno che per il biathleta di Forni Avoltri parte da lontano, da quando era poco più di un bambino e in tv un suo conterraneo, gareggiava con i cinque cerchi sul pettorale nel 2002.

“Io ho iniziato a fare biathlon perché ho visto René Cattarinussi alle Olimpiadi di Salt Lake City e da allora il mio sogno è stato quello, arrivare in questo contesto, era un sogno fino all’anno scorso. L’ho avverato e sono riuscito anche a fare un bel risultato, il che è una ciliegina sulla torta.”

L’obiettivo a questo punto è fare almeno tre gare, a questo punto? “Almeno, speriamo” sorride Zezo, che pone delle basi importanti per essere della partita anche oltre la Pursuit di domenica. “Intanto il focus è sul recupero, perché sicuramente andrò all’attacco nell’Inseguimento che è la mia gara preferita, quattro poligoni faranno una grande differenza.”

Romanin, se ce ne fosse bisogno, non ha solo dissipato ogni dubbio sulla sua convocazione olimpica – se mai fosse stata messa in discussione da qualcuno – con questo risultato brillante, ma si conferma anche come una bella vetrina per lo sport ad alti livelli che troppo spesso chiude le porte ai late bloomers cercando a tutti i costi giovani cosiddetti predestinati.

“In tutti gli sport, e io sono uno che ne segue molti, il taglio avviene sempre più presto. Nel ciclismo se a 18 anni non sei qualcuno, sei già tagliato fuori. Io grazie a un percorso un po’ strano ho potuto continuare a crederci e sono riuscito ad allenarmi quando avevo tempo, dimostrando che con la forza di volontà e la caparbietà si può arrivare anche dove gli altri non crederebbero mai tu possa arrivare. Bisogna che ci creda tu stesso, perché altrimenti è impossibile.”

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