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Milano-Cortina 2026

Olimpiadi – Milano-Cortina 2026, gli azzurri restituiscono il Tricolore a Sergio Mattarella: cerimonia al Quirinale per un’impresa storica

Photo Credits: FISI

Si è svolta al Quirinale la cerimonia di riconsegna del Tricolore al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da parte degli azzurri protagonisti di Milano-Cortina 2026, un’edizione olimpica e paralimpica destinata a entrare nella storia dello sport italiano.

A guidare la delegazione sono stati i sei portabandiera – quattro olimpici (Arianna Fontana, Federico Pellegrino, Federica Brignone e Amos Mosaner) e due paralimpici (Chiara Mazzel e Renè De Silvestro) – simbolo di un movimento capace di distinguersi ad altissimo livello in entrambe le competizioni. Insieme a loro, atleti, tecnici e dirigenti, accompagnati dal presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Luciano Buonfiglio, e dal presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis.

Alla cerimonia hanno preso parte, su invito del Capo dello Stato, anche le atlete e gli atleti classificatisi al quarto posto: una scelta dal forte valore simbolico, che ha voluto premiare non solo le medaglie, ma l’impegno e il percorso di tutta la squadra. Per le discipline nordiche e il biathlon saranno presenti i quattro protagonisti della staffetta del fondo – oltre al già citato Pellegrino, quindi, anche Elia Barp, bronzo col valdostano anche nella Team Sprint, Davide Graz e Martino Carollo -, Lisa Vittozzi, prima medaglia d’oro olimpica nella storia del biathlon, Tommaso Giacomel e Lukas Hofer, argento nella staffetta mista assieme anche a Dorothea Wierer che però non sarà a Roma questo pomeriggio, e Aaron Kostner e Samuel Costa, autori di un immenso quarto posto in occasione della Team Sprint di combinata nordica.

Come anticipato nei giorni scorsi dai social dell’Italia Team, l’arrivo al Quirinale è stato accompagnato da un momento di festa condivisa: gli azzurri hanno raggiunto il palazzo presidenziale a bordo di un pullman scoperto.

Photo Credits: Italia Team/Instagram

Dopo che le note dell’Inno di Mameli hanno risuonato tra gli arazzi del Salone dei Corazzieri, il presidente del CONI prende la parola, ricordando quanto timore ed emozione c’era quel giorno di dicembre dello scorso anno, quando la delegazione azzurra andò a ricevere dalle mani del Presidente della Repubblica il tricolore: “Sapevo che andavamo incontro ad una sfida epocale. Gareggiare in casa non è così semplice, vuol dire avere tantissime pressioni e tutto questo è stato un continuo emozionarsi ma oggi siamo qui con molta gioia e soddisfazione e orgogliosi di venire qui da lei a ridare la bandiera e dire che abbiamo fatto un buon lavoro. L’udienza di oggi ha un sapore di gioia e di gloria e un grazie va a lei per la vicinanza che ci ha mostrato durante l’intera manifestazione. Indimenticabili e storici momenti durante tutti i Giochi. Posso dire che abbiamo fatto innamorare l’Italia, gli atleti hanno fatto sentire a tutto il nostro Paese l’orgoglio di essere italiani. Un grazie va anche ai tecnici, ai dirigenti, ai presidenti federali e ai responsabili dei gruppi sportivi militari.”

I numeri certificano la portata storica dell’impresa: 30 medaglie (10 ori, 6 argenti e 14 bronzi) ai Giochi olimpici invernali e 16 alle Paralimpiadi (7 ori, 7 argenti e 2 bronzi), in entrambi i casi record assoluto per la spedizione italiana. Un risultato che racconta la solidità e la crescita del sistema sportivo nazionale, capace di coniugare eccellenza, inclusione e continuità. “Le medaglie sono pietre preziose di una meravigliosa collana” sottolinea Bonfiglio “e un giusto tributo alla nostra Repubblica nell’anno in cui se ne celebrano gli 80 anni.”

“Lo sport paralimpico invernali non ci ha mai abituato a così tante medaglie, soprattutto le 7 d’oro, e sono arrivate inaspettate” ha ammesso invece il presidente del CPI, De Sanctis “un balzo in avanti incredibile e tutto questo grazie ad una macchina organizzativa perfetta guidata da Giovanni Malagò e dal suo staff. I Giochi Paralimpici si sono svolti in un clima di tensione, al di là della riammissione di Russia e Bielorussia, c’è stato l’attacco all’Iran di USA e Israele e i nostri atleti hanno lottato e gestito una pressione enorme. Il mio augurio è che da questa edizione straordinaria si possano aprire le porte del rispetto e della piena inclusione tra tutti, sportivi e non sportivi.”

Dopo essere stato omaggiato con le medaglie olimpiche e paralimpiche, il presidente Mattarella ha rivolto i propri saluti ai presenti:“Questi Giochi hanno scritto una pagina indimenticabile. Oltre alle medaglie conquistate, vanno ricordati anche gli altri record conquistati” ha sottolineato il capo dello Stato “il gran numero di discipline protagoniste, mostrando l’alta qualità del nostro movimento sportivo. Come spesso accade abbiamo anche potuto conoscere storie personali sinceramente entusiasmanti che hanno coinvolto tanti nostri concittadini nell’emozione, storie di passione, sacrificio, dedizione. È importante che diventano motivo di interesse per il pubblico e di esempio per i giovani.”

L’emozione di questa giornata è palpabile negli occhi e nella voce dell’alfiere azzurro Federico Pellegrino, che assieme ai tre compagni di avventura come portabandiera, ha espresso qualche parola pochi istanti prima della riconsegna della bandiera.

“Quattro anni fa partecipavo a questa cerimonia come medagliato, e sognavo di essere presente ancora, sia a questa cerimonia, ma soprattutto alle gare casalinghe di Milano Cortina 2026. Quel sogno è diventato realtà grazie alle mie gambe a chi mi ha aiutato a renderle performanti fino al 2026, e si è realizzato in una forma unica dal punto di vista emotivo, grazie alla scelta ricaduta su di me come portabandiera” ha esordito l’ormai ex fondista “l’emozione dell’ingresso nello stadio di San Siro è stata enorme e poi grazie ai miei compagni di squadra con cui abbiamo tanto lavorato per riuscire a ottenere queste medaglie sul campo e ce l’abbiamo fatta.”

Omaggiando gli atleti presenti con una medaglia commemorativa, il presidente Mattarella ha infine ricordato che, in questa stagione così difficile sul piano diplomatico internazionale, “lo sport è cultura, espressione e proiezione della società” andando di fatto oltre, nei suoi compiti, i risultati sportivi, sottolineando come per una volta la competizione “non mira a soggiogare l’altro, ma al contrario punta a migliorare insieme. Lo sport può essere testimonal di civiltà nel mondo che non si arrende alle prepotenze e alle violenze.”

La riconsegna del Tricolore nelle mani del Presidente Mattarella ha così rappresentato non solo la conclusione simbolica delle spedizioni olimpica e paralimpica, ma anche il suggello istituzionale a un percorso straordinario, destinato a lasciare un segno duraturo nella storia dello sport italiano.

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