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Olimpiadi – Compensi, atleti neutrali e doping: la posizione di Coventry sul futuro dei Giochi a cinque cerchi

Fonte foto: profilo Instagram officialkirstycoventry

La presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Kirsty Coventry, ha incontrato dirigenti sportivi e rappresentanti olimpici dell’area del Pacifico durante una visita ufficiale in Nuova Zelanda, affrontando alcuni dei temi più delicati che riguardano il futuro del movimento olimpico, dalla sostenibilità economica dei Giochi fino al possibile ritorno degli atleti russi e bielorussi sotto le rispettive bandiere nazionali.

Tra le priorità del suo mandato c’è quella di rendere le Olimpiadi “adatte al futuro”, attraverso una revisione del modello attuale. «Avevamo bisogno di fermarci un attimo, riflettere e capire meglio dove ci troviamo, cosa abbiamo e cosa stiamo facendo. E poi chiederci: è ancora rilevante? Sono ancora le stesse cose che dobbiamo fare? Come possiamo evolverci?», ha spiegato, come riporta sportnation.nz.

Su un punto, però, la presidente del CIO non intende arretrare: la remunerazione diretta degli atleti durante i Giochi. «Non credo sia giusto pagare gli atleti», ha dichiarato a Sport Nation. «Vengo da un piccolo Paese, da uno sport che non necessariamente remunera bene gli atleti e continuo a pensare che non dovremmo pagare gli atleti ai Giochi Olimpici.»

Attualmente gli olimpionici ricevono sostegno economico principalmente attraverso federazioni nazionali, fondi pubblici, sponsor o autofinanziamento personale. Una volta qualificati ai Giochi, però, non percepiscono alcun compenso diretto dal CIO né per la partecipazione né per le medaglie conquistate. Un sistema spesso criticato, soprattutto alla luce degli enormi introiti generati dall’evento olimpico: secondo diverse analisi, dei circa 1,5 miliardi di dollari incassati dal CIO a ogni edizione, soltanto una minima parte torna direttamente agli atleti attraverso programmi di solidarietà o i comitati olimpici nazionali.

Negli ultimi anni alcune federazioni hanno iniziato a muoversi autonomamente: World Athletics, ad esempio, è stata la prima a introdurre premi economici per i campioni olimpici, assegnando bonus ai vincitori delle medaglie d’oro ai Giochi di Parigi 2024.

Coventry, pur difendendo il modello attuale, riconosce comunque la necessità di sostenere maggiormente gli sportivi. «Dobbiamo trovare più modi per avere un impatto diretto sugli atleti e per aiutarli nel loro percorso per diventare olimpionici e durante la loro carriera olimpica», ha affermato, citando programmi di individuazione dei talenti e sostegno alle transizioni professionali. «Ero beneficiaria di una borsa di studio di solidarietà olimpica. Senza quei fondi, non sono sicura che avrei avuto lo stesso successo, quindi sono davvero grata per questo.»

Secondo la presidente del CIO, modificare radicalmente il sistema rischierebbe di snaturare il modello olimpico. «Quello che metto in discussione sono gli atleti, le federazioni internazionali, che chiedono sempre più soldi, i comitati olimpici nazionali: il modello di solidarietà è molto particolare. Ora, se l’intero movimento volesse che cambiassimo, avremmo meno paesi, meno sport, e saremmo molto più selettivi su come questi dovrebbero essere. Non credo che questo rappresenti i Giochi Olimpici e non credo che il movimento olimpico pensi che questo rappresenti i Giochi Olimpici.»

Altro tema caldo affrontato da Coventry riguarda la possibile riammissione completa degli atleti russi e bielorussi alle Olimpiadi estive di Los Angeles 2028. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, gli atleti dei due Paesi hanno gareggiato come neutrali in numerose competizioni internazionali, comprese i Giochi di Parigi e quelli di Milano Cortina; nel frattempo diverse federazioni stanno progressivamente riaprendo alla partecipazione sotto bandiera nazionale.

Coventry ha ribadito la propria posizione: «Sono assolutamente convinto che gli atleti non debbano essere ritenuti responsabili delle scelte dei loro governi, ma la responsabilità che un atleta ha è quella di vivere e respirare secondo i valori olimpici. Quindi, se promuovono valori con cui non siamo d’accordo, dovremmo essere un’organizzazione abbastanza forte e avere dei meccanismi in atto per poter dire: “Non siete i benvenuti ai Giochi”.»

Tra i valori da rispettare, la 42enne ha indicato come pilastro fondamentale per garantire credibilità al movimento olimpico, la lotta al doping. «Questo è un aspetto che possiamo controllare in larga misura. Non possiamo controllare le scelte dei governi, ma possiamo controllare ciò che accade sul campo di gara. Ed è proprio su questo che credo dobbiamo concentrarci, assicurandoci di dare fiducia agli atleti, in modo che, a prescindere da chi abbiano accanto, abbiano la piena certezza che tutti siano puliti e che le condizioni di gara siano eque e paritarie.»

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