È Norvegia-mania in Francia: dopo il biathleta Eric Perrot, che sfrutta le sue origini scandinave per coniugare parte della sua preparazione estiva con un road trip nel Paese d’origine materno, e il fondista Victor Lovera, che si è trasferito a Lillehammer fino a settembre in compagnia di James Clugnet, anche Josephine Pagnier, leader del movimento femminile di salto con gli sci transalpino, ha scelto di scommettere sulla culla delle discipline nordiche, lavorando al fianco della nazionale femminile norvegese, guidata da Jermund Lunder, per provare a dare una svolta alla propria carriera, specialmente in ottica 2030, quando saranno le Alpi Francesi ad ospitare i Giochi Olimpici Invernali.
Dietro la decisione, oltre la necessità di cambiare dopo due stagioni che non hanno rispettato le sue aspettative, anche l’addio del suo allenatore, Damien Maître, alla Nazionale francese. «Sapevo da un anno che il mio allenatore avrebbe smesso dopo le Olimpiadi», ha raccontato a Nordic Magazine. «Da quel momento ho iniziato a riflettere su cosa fosse meglio per me e sulla direzione che volevo dare alla mia carriera. Anche se arrivo da due stagioni difficili, continuo ad avere la stessa passione e ad amare profondamente il salto con gli sci. Avevo bisogno di essere messa alla prova e di avere una dinamica di gruppo con altre ragazze attorno a me. All’inizio l’avevo in squadra in Francia e sentivo che mi aiutava a crescere. Ero giovane, ascoltavo e andavo avanti. Quest’anno avevo davvero bisogno di fare un reset totale e allenarmi in modo diverso, facendo qualcosa di completamente nuovo con persone diverse e in un ambiente diverso».
La 23enne non nasconde di essersi sentita arrivata a un punto di saturazione, dopo aver toccato la vetta del mondo e non essere riuscita più a ripetersi.
«Sentivo di essere a corto di energie. Per quanto ami questo sport e sia la migliore in Francia, non voglio limitarmi a partecipare. Voglio massimizzare le mie possibilità di riuscire. In Francia facciamo tutto il possibile, ma competere con nazioni come la Norvegia è difficile perché investono moltissimo, ma ciò che mi ha convinta più di tutto è stata l’atmosfera e il fatto che i loro allenatori fossero davvero interessati ad aiutarmi: quando l’inverno scorso stavo attraversando un momento difficile e mi ero presa una pausa, loro mi hanno chiesto se avessi bisogno di aiuto, anche se ancora non avevamo firmato nulla. Non so se ci otterrò risultati, ma voglio darmi tutti i mezzi possibili per provarci».
L’opzione Norvegia, in realtà, era presente da tempo nei suoi pensieri. Già nel 2019 c’erano stati contatti per avviare una collaborazione che però non si concretizzò.
«Nonostante tutto, quell’idea è sempre rimasta in un angolo della mia testa. Da fuori i tecnici di questa squadra mi sono sempre sembrati eccezionali, il rapporto tra le ragazze è davvero ottimo e la dinamica di gruppo è importantissima per me. Avevo bisogno di allenarmi con le migliori della mia disciplina».
L’arrivo a Lillehammer è stato assolutamente positive, nonostante la fatica economica e personale che comporta questo progetto. Nella località dell’Innlandet sarà presente anche il suo responsabile dei materiali, elemento che ha contribuito ulteriormente alla scelta fatta.
«Era qualcosa di essenziale per me, soprattutto in un gruppo sano che mi ha accolta benissimo. Ho l’impressione di essere sempre stata parte della loro squadra, e questo mi tocca molto […] È ciò che voglio fare, anche se mi costa molto a livello personale ed economico. Ho la sensazione di essere davvero nel posto giusto e molto più serena rispetto a prima. Mi sto godendo il mio sport».
Una collaborazione a 360° che non si esaurirà con la preparazione estiva: Pagnier sarà integrata nella squadra norvegese anche durante la stagione agonistica.
«L’allenatore francese non interverrà e durante le competizioni sarò con i norvegesi. Naturalmente resto francese: non potrei mai lasciare la Francia. Però è interessante andare all’estero e vedere metodi e competenze diverse. Questo è un Paese che vive per il salto e per lo sci, quindi è un’esperienza estremamente arricchente».
Il progetto, almeno formalmente, durerà un anno. Ma l’obiettivo è molto più ambizioso: costruire un percorso fino alle Olimpiadi casalinghe.
«È importante costruire qualcosa sul lungo periodo. So da dove parto, so di essere ancora lontana dal loro livello e so che servirà tempo perché tutto si sviluppi. Però sono davvero entusiasta all’idea di lavorare con loro».
