Nonostante sia ancora giovanissima, Ida Marie Hagen ha già costruito un palmarès da fuoriclasse: due Coppe del Mondo generali vinte, 28 successi individuali e una stagione 2025/26 dominata dall’inizio alla fine con il pettorale giallo indossato da Trondheim fino all’epilogo di Oslo. Ma la 25enne, intervistata dalla FIS, assicura che la motivazione va ben oltre i risultati.
“In un certo senso sono sempre triste quando la stagione finisce, perché significa che passerà molto tempo prima di rivedere tutte le ragazze e tornare a gareggiare”, ha raccontato la combinatista. “Anzi, penso che la stagione dovrebbe essere ancora più lunga. Ci alleniamo tutto l’anno e le giornate di gara sono le mie preferite. Ma, d’altra parte, è stato bello prendersi del tempo per essere orgogliosi di ciò che io e la squadra abbiamo raggiunto insieme. Dopo la stagione, è bello anche poter trascorrere di nuovo più tempo con i miei amici e la mia famiglia e, ovviamente, poter indossare di nuovo i miei vestiti normali”.
La leader della nazionale norvegese si è fatta notare anche per la sua grande sportività e fair play nei confronti delle rivali. Durante l’ultimo inverno Alexa Brabec, Minja Korhonen e Katharina Gruber hanno conquistato i primi successi in Coppa del Mondo, e Hagen è sembrata quasi felice quanto loro: “Ricordo la sensazione della mia prima vittoria e so quanto sia speciale. Queste ragazze lavorano duro quanto me e meritano di vincere. Se do il massimo, posso essere soddisfatta della mia prestazione anche se non vinco e chi vince è stata semplicemente più brava quel giorno e merita di essere al primo posto”.
In vista della nuova stagione, la scandinava ha già ripreso ad allenarsi con la squadra, trovando anche la sorella Mille nel gruppo nazionale: “È bellissimo essere di nuovo insieme, e avere mia sorella in squadra rende tutto ancora più divertente”. L’obiettivo principale dell’estate sarà migliorare nel salto, fondamentale per continuare a dominare anche nei prossimi anni.
Nonostante i tanti trionfi, Hagen sente di avere ancora obiettivi da raggiungere: “Quello che mi motiva di più è la vita che posso vivere da atleta. Amo competere, non mi stanco mai delle gare. Essere la persona che tutti vogliono battere significa anche che hai fatto qualcosa di giusto, il che non è mai una cosa negativa e dopo i Mondiali di Trondheim sento che ho ancora qualcosa da conquistare”.
Oltre ai prossimi Mondiali di Falun, quel qualcosa potrebbe esserci naturalmente alle Olimpiadi 2030. Non è ancora finita la battaglia per l’ingresso della combinata nordica femminile nel programma olimpico, per cui si attende ancora la decisione definitiva del CIO: “Credo che il livello delle donne sia diventato davvero alto ormai, e i margini siano molto più ridotti rispetto al passato, quindi sembra anche a me di dover rincorrere. La combinata nordica è l’anima degli sport invernali. Unisce tecnica, tattica, velocità e resistenza. Ai miei occhi ha tutte le ragioni per essere disciplina olimpica”.
