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Emilien Jacquelin diviso fra ciclismo e biathlon: “Il bronzo nell’inseguimento a Milano-Cortina 2026 mi ha fatto sentire nuovamente me stesso, se voglio esserci nel 2030 dovrò avere più fame dei giovani”

@Dmytro Yevenko

L’obiettivo di Emilien Jacquelin non è tanto vincere nel mondo del ciclismo, ma piuttosto tornare a “sentirsi sé stesso”. Le critiche subite spesso durante la sua carriera nel biathlon gli hanno fatto male, tanto che solo in due occasioni è apparso realmente felice. Proprio per questo motivo ha scelto di trasferirsi momentaneamente sulle due ruote, per vedere quale sarà l’esito della nuova mossa e valutare se poi proseguire o meno.

“Non so cosa succederà in gara. Ci sono cose che posso controllare: allenarmi duramente ogni giorno, curare l’alimentazione, dormire bene, dare il massimo in termini di intensità, cercare di migliorare le mie capacità e rilassarmi in sella. Nessuno sa come reagirò in gruppo. Questa è la sfida più grande, ma credo di poter essere pronto per una gara ad agosto – ha spiegato il corridore della Decathlon CMA CGM al sito ufficiale dell’IBU -. Non so se la squadra mi dirà che sono pronto; questo fa parte del mistero. Come in inverno, quando arriva il giorno della gara, ci si concentra su quello. Credo che se domani dovessi gareggiare, la mia mente sarebbe già in modalità gara”.

Jacquelin non ha nascosto in particolare la sofferenza vissuta nel quadriennio che lo ha accompagnato alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 dove ha conquistato l’oro nella staffetta maschile e il bronzo nell’inseguimento. Momenti che lo hanno segnato e gli hanno permesso di cancellare quell’idea di dover a tutti i costi essere sempre perfetto al tiro, come ha invece provato a fare nelle stagioni precedenti rischiando di snaturarsi.

“Facendo biathlon come gli altri volevano che lo facessi… Troppo concentrato sulla tecnica, cercando di tirare alla perfezione… Tante volte ero così preoccupato di perdere che non riuscivo a salire sul podio… – ha aggiunto il francese -. Da quando mi sono preso una pausa nel 2022, credo di essere stato me stesso solo due volte, a Le Grand Bornand, perché il pubblico mi aiuta a dare il massimo. Quando è pura gioia, non mi importa se vinco o perdo.”

Tra i tanti successi ottenuti in carriera, proprio il bronzo nell’inseguimento sembra essere il punto più alto. Poco importa se non si tratti della medaglia della fattura più importante, ciò che conta è che in quel contesto Jacquelin ha tirato fuori il meglio di sé, ritrovando quella passione che rischiava di venir dispersa.

Mi sono sentito di nuovo me stesso. È stata la prima volta che le persone del mondo del biathlon hanno accettato il mio modo di tirare, sciare e osare, anche se non è il modo migliore per diventare campione olimpico… Ho fatto gare migliori di quelle che ho fatto alle Olimpiadi. Sono rimasto sorpreso di vedere Ole Einar Bjoerndalen venire a trovarmi e dirmi: ‘Congratulazioni, rispetto’. Avrebbe dovuto essere il primo a dire, dopo che ne avevo sbagliati due: ‘È pessimo!’. Tutto ciò mi ha aiutato a essere più rilassato alla fine della stagione e a fare solo buone gare. Ho ritrovato il piacere del biathlon – ha aggiunto il transalpino -. Ero orgoglioso di due cose. Primo, di essere un medagliato olimpico individuale. Non importa di che colore sia, ne sono davvero orgoglioso. Ho lavorato duramente per questo e me lo sono meritato. Secondo, l’ho conquistata rimanendo fedele a me stesso, con i miei punti di forza e le mie debolezze. Sono così orgoglioso di poter dire: ‘Questa è la mia medaglia, conquistata con me stesso’. Ho avuto il controllo del mio destino. Non molti possono dire di essere stati soli nell’ultima sessione di tiro, a caccia della medaglia d’oro. Ho osato fin dal primo tentativo e ho sbagliato due bersagli alla fine, ma fa parte del gioco”.

Guardando al futuro, Jacquelin si preparerà ora a un lungo ritiro in altura con la Decathlon CMA CGM nel quale prenderanno parte anche gli atleti chiamati a partecipare alla Vuelta di Spagna, al fine di finalizzare così il ritorno in gara. Tuttavia lo sguardo al biathlon è d’obbligo e il pensiero di tornare a sparare in un contesto a cinque cerchi è sempre vivo.

“Quentin (Fillon-Maillet), Emilien, Fabien (Claude), Eric (Perrot, NdR) e io vogliamo tutti partecipare alle Olimpiadi del 2030, ma non è così semplice come pensiamo. Ci sono molti giovani atleti pieni di energia e motivazione. So che se voglio davvero esserci nel 2030, devo avere la stessa fame di successo e la stessa motivazione dei ragazzi più giovani. Questo è ciò che voglio raggiungere con il ciclismo.”

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