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Biathlon – Campbell Wright e la sua filosofia: “Cerchi sempre la formula magica, ma non esiste”

Foto Credits: Dmytro Yevenko/Fondo Italia

A soli 24 anni, e nel pieno del ricambio generazionale di cui è protagonista il biathlon internazionale, Campbell Wright non è più una promessa del biathlon, ma parte del suo solido presente. Il neozelandese che difende i colori degli USa si appresta ad affrontare la sua sesta stagione in Coppa del Mondo, dopo aver partecipato a due edizioni dei Giochi Olimpici, quattro Campionati Mondiali e aver maturato cinque anni di esperienza ai massimi livelli.

Il due volte vice campione del mondo nel 2025 (sprint e inseguimento) ha chiuso la passata stagione con il suo miglior piazzamento nella classifica generale di Coppa del Mondo, al 13° posto. Tra i risultati più significativi spicca il secondo posto nella mass start di Nove Mesto, alle spalle di Eric Perrot. Una conferma del suo valore, già emerso con le due medaglie d’argento conquistate a Lenzerheide alle spalle di Johannes Thingnes Boe.

Intervistato da Biathlonworld, Wright ha raccontato la propria filosofia, spiegando come spesso la difficoltà maggiore per un biatleta non sia tanto il lavoro quotidiano, quanto la capacità di non complicare eccessivamente le cose. Per Wright, il mestiere del biatleta non è necessariamente difficile.

«Le persone lo complicano più di quanto sia necessario. Quello che facciamo è molto semplice. Ma a volte proprio questa semplicità porta le persone a complicarsi la vita. Pensano che ci sia qualcosa di più, ma non è così».

Il vero ostacolo, piuttosto, è la continua ricerca della soluzione perfetta: «La parte più difficile è ricordarsi che è semplice. È frustrante quanto sia semplice. Cerchi sempre la formula magica, ma semplicemente non esiste».

Un concetto che Wright applica anche alla preparazione fisica. Il duro lavoro, per lui, non rappresenta un elemento che distingue un atleta dagli altri.

«Il duro lavoro non ti rende speciale. Lavorare duro è il minimo indispensabile. Il 100% è il minimo in questo sport. Tutti lavorano duramente. Non sei speciale perché riesci a fare un allenamento difficile: tutti possono farlo».

Anche l’esperienza olimpica in Italia ha lasciato a Wright una considerazione importante: «Non direi che mi abbia insegnato qualcosa di nuovo. Sapevo che vincere una medaglia olimpica è difficile. Penso però che abbia insegnato alle persone intorno a me quanto sia difficile. Molte persone avevano grandi speranze, ma quella medaglia è difficile da vincere. A volte le persone dimenticano che non sono loro ad avere il pettorale».

Tra le sfide più importanti della sua carriera, Wright individua anche un aspetto lontano dalla pista: la necessità di vivere per gran parte dell’anno lontano dalla Nuova Zelanda.

«Penso che sia stato arrivare ad accettare di non vivere in Nuova Zelanda. Lo sapevo fin da giovane e sapevo a cosa andavo incontro. Quando penso che preferirei essere in Nuova Zelanda, devo ricordarmi che sono stato io a scegliere tutto questo. Mi mancano le persone e la cultura. Se vai a giocare a golf in Nuova Zelanda con canottiera e pantaloncini, nessuno ti guarda male. Ti diverti e ti costa cinque dollari. In Austria può costare 100 dollari e, se non sei vestito nel modo giusto, la gente si chiede cosa ci fai lì».

Ai giovani che si avvicinano alla disciplina, Wright non avrebbe dubbi sul consiglio da dare.

«Direi: il biathlon può offrirti uno stile di vita fantastico. Il biathlon mi ha dato molto. Molti dei ragazzi con cui entro in contatto non sanno nemmeno cosa sia. Io dico loro che il biathlon è qualcosa di grande, che può portarti ovunque».

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