Einar Hedegart è stato uno dei grandi nomi della stagione olimpica norvegese, capace di conquistare tre medaglie nello sci di fondo a Milano-Cortina. Eppure, il suo percorso verso l’élite sportiva è passato anche attraverso anni nei quali era tutt’altro che considerato un talento destinato a emergere.
Oggi si guarda con curiosità a ciò che il 24enne di Inderøy potrà fare nel biathlon quest’inverno, ma da adolescente la sua statura ridotta rappresentava un ostacolo importante. Hedegart ricorda in particolare una gara disputata dieci anni fa, quando aveva appena 14 anni.
«Ero molto basso per la mia età e piccolo, quindi non avevo alcuna possibilità nelle categorie del principale campionato giovanile norvegese. Ho uno screenshot della classifica: avevo commesso nove errori ed ero a quattro minuti dal vincitore», racconta a TV2. In quella gara, Hedegart concluse infatti al 26° posto. «Ero una testa più basso di tutti gli altri, più o meno. È dura: non hai possibilità».
A ricordare quegli anni è anche Thomas Austheim, compagno di squadra di Hedegart nelle categorie giovanili. Secondo lui, il futuro campione olimpico era costretto a lavorare molto più degli altri per riuscire a tenere il passo.
«Era piccolo di statura. Si allenava molto senza ottenere grandi risultati. A causa dell’altezza non riceveva molto in cambio. Forse questo gli è servito in seguito: doveva fare il lavoro e anche qualcosa in più per riuscire a stare al passo».
Con il passare degli anni, però, Austheim iniziò a capire che Hedegart aveva qualcosa di speciale, soprattutto per il suo approccio all’allenamento.
«Noi, alla fine delle superiori, abbiamo perso un po’ di motivazione e iniziato a pensare ad altro. Lui invece si è trasferito a Meråker per frequentare un quarto anno. Non ho mai incontrato nessuno con una mentalità per l’allenamento come la sua. Per lui andare ad allenarsi non era un sacrificio».
Lo stesso Hedegart non nasconde quanto fosse difficile convivere con quella situazione.
«Era molto frustrante. E non si comprende che è possibile fare quei passi in avanti. Quando vieni battuto di più di quattro minuti da qualcuno che ha sparato come te, perdi un motivazione. Però credo di essere riuscito a trasformare quella situazione e a farmi motivare».
La svolta arrivò durante il primo anno delle scuole superiori, quando improvvisamente iniziò a crescere. Per lo stesso Hedegart, quel cambiamento fisico ebbe un impatto enorme sulle prestazioni.
«È stato impegnativo, ma anche molto gratificante quando finalmente sono cresciuto. Ricordo di aver fatto enormi progressi in un’estate, quando ho preso qualche chilo e guadagnato alcuni centimetri in altezza. Alla fine penso che tutto questo abbia contribuito a formarmi».
Hedegart attribuisce però una parte importante dei suoi successi anche alla costanza costruita negli anni. Secondo il norvegese, la differenza tra un atleta di alto livello e chi arriva appena alle sue spalle non è necessariamente enorme sul piano dell’allenamento.
«Credo che sia la continuità nel corso di molti anni. Si tratta delle cose quotidiane: andare a letto presto, organizzare correttamente i pasti e semplicemente riposarsi. Ci sono tantissime persone che si allenano molto bene. Non credo che la differenza sia così grande come si pensa. Ma allenarsi molto bene per cinque o sei anni, dormire un po’ di più e mangiare in modo un po’ più corretto, alla fine fa la differenza».
Nonostante i risultati iniziali non facessero pensare a un futuro da campione, Hedegart sostiene di aver sempre avuto fiducia nelle proprie possibilità, grazie anche alle persone che aveva attorno.
«Non ho mai nessuno qualcuno dirmi che non credeva in me. Col senno di poi, immagino che molti non abbiano capito perché continuassi e perché mi trasferissi a Lillehammer per puntare sul biathlon, probabilmente pensavano che fosse completamente inutile. Ma io ci credevo. Ci sono molti che vincono da giovani, pensano che sia facile e smettono di allenarsi. Poi quelli come me li raggiungono. È un colpo enorme per la motivazione quando qualcuno che qualche anno prima battevi di due minuti improvvisamente ti supera. Mi piace pensare che sarei potuto arrivare comunque, in entrambi i modi. Sono successe molte cose che hanno avuto un effetto positivo sul mio sviluppo».

