Suvi Minkkinen è una delle atlete simbolo del biathlon femminile. Dopo aver atteso dieci anni per centrare il primo podio individuale in Coppa del Mondo, la finlandese ha brillato sia nella massima competizione che alle Olimpiadi dove ha centrato il bronzo nell’inseguimento dopo aver chiuso al sesto posto la sprint. Un risultato frutto di un grande lavoro, a tratti ossessivo.
“Credo di essere piuttosto esigente con me stessa. Cerco solo di rimanere concentrata e di dare il massimo quel giorno, e poi sono contento dopo l’allenamento. Mi arrabbio se sento che la mia concentrazione cala e mi frustro con me stesso. Ma cerco di darmi un po’ di spazio perché so che ogni allenamento può essere perfetto – ha spiegato la finnica in un’intervista a Biathloworld -. Ogni giorno cerco di essere migliore di prima. In un’ottica più ampia, come per gli obiettivi stagionali, cerco di fare meglio della scorsa stagione e, giorno dopo giorno, cerco di dare il massimo e di migliorare un po’ in qualche aspetto diverso. Certo, non si può migliorare ogni giorno in tutto, ma se riesco a migliorare anche solo un po’, è quello che cerco di fare”.
Tutto questo ha dimostrato che si possa ottenere la prestazione perfetta, come visto ad Anterselva, dove Minkkinen ha saputo rimontare nell’inseguimento portandosi a casa una medaglia prestigiosa.
“Sapevo che si può fare una gara perfetta e che ci saranno comunque ragazze davanti a me. Dopo lo sprint in cui ero sesta, zero-zero; forse la velocità sugli sci stava calando alla fine dell’ultimo giro, ma è stata comunque un’ottima gara per me, anche se non sufficiente per una medaglia. Questo ha confermato che si può fare davvero bene, ma si gareggia contro atlete di alto livello, quindi dipende anche da loro – ha aggiunto la 31enne di Joenssu -. Bisogna dare il massimo e vedere alla fine. Ha confermato quel pensiero e il fatto che tutto ruota intorno alle medaglie. Agli occhi del pubblico, o vinci una medaglia o non la vinci. Ma cerco di gestirla in modo da essere felice se faccio una buona gara”.
Le Olimpiadi non sempre andate nel migliore dei modi e la dimostrazione è arrivata a Pechino 2022 quando un problema fisico l’ha frenata impedendole di centrare il podio: “Nella stagione 2021/22 ho avuto un’ottima estate di allenamento, ma poi ho contratto il COVID. Ho faticato molto per tutta la stagione, nonostante le grandi aspettative per le Olimpiadi. Non medaglie, ma magari qualcosa di buono. Questo ha dimostrato che si può avere un’ottima stagione di allenamento, fare scelte sagge, ma in più serve sempre un po’ di fortuna per rimanere in salute. Questa è la parte difficile dell’essere un atleta. Non è sempre nelle tue mani”.
Per arrivare così in alto bisogna però essere una fuoriclasse e la finlandese lo è a tutti gli effetti, anche nel riuscire a comprendere su quali aspetti bisogna migliorare e dove è necessario fermarsi per non peggiorare la situazione.
“Penso che si tratti di conoscere i propri limiti e fare scelte sagge. Quel pensiero che ti spinge a fermarti quando senti di dover spingere di più. Come molti atleti di alto livello, abbiamo una forza mentale molto elevata, quindi non si tratta di quanto riusciamo a spingere – ha concluso Minkkinen -. Possiamo spingerci molto, quindi la chiave è capire quando è il momento di continuare o quando è il momento di riposare. Ed è qui che entra in gioco la presenza di una persona come il mio personal trainer. Gli chiedo: ‘Dovrei sentirmi così stanco adesso?’. Lui risponde: ‘Sì’. E allora va bene. Se dice di no, dobbiamo verificare se tutto sta andando per il verso giusto. Discutiamo molto del livello di carico di allenamento!”

