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Salto con gli sci – Stephan Embacher, dal talento alla consacrazione: “Senza lavoro non funziona”

A soli 20 anni, Stephan Embacher ha già vissuto esperienze che molti saltatori non raggiungono nell’arco di un’intera carriera. Il giovane austriaco ha conquistato una vittoria in Coppa del Mondo ma soprattutto è diventato campione olimpico nella Super Team insieme a Jan Hörl.

Un’ascesa rapidissima, iniziata quando aveva appena 17 anni con un debutto in Coppa del Mondo chiuso al 13° posto. Ma dietro i risultati c’è anche un percorso più complicato, fatto di difficoltà, perfezionismo e della necessità di imparare a gestire il talento. In un’intervista al Kurier, Embacher ha raccontato senza filtri la stagione che lo ha costretto a cambiare approccio e il peso delle aspettative che lo hanno accompagnato fin da giovanissimo.

«Tutto è andato molto velocemente, lo scorso inverno. Campione olimpico, suona bene» ha sintetizzato, il tirolese, ma per capire la sua crescita bisogna tornare alla stagione precedente, la prima affrontata interamente in Coppa del Mondo. Un’annata che il giovane austriaco considera fondamentale proprio perché non era andata come sperava.

«Perché ho fatto un grande passo avanti e sono migliorato molto in tutti i settori. Guardandola a posteriori, è stata estremamente istruttiva anche se all’epoca non ero affatto soddisfatto del modo in cui saltavo nella mia prima stagione completa in Coppa del Mondo. Sono molto ambizioso e quando le cose non vanno come voglio, è semplicemente tutto pessimo. Era importante trarre le giuste conclusioni».

Al termine della stagione 2025/26 ci furono delle conseguenze importanti; cambiando il gruppo di allenament, ha ricostruito il proprio percorso con maggiore calma, individuando anche alcuni problemi legati alla crescita fisica e all’attrezzatura.

«All’epoca abbiamo deciso che non avrei più dovuto allenarmi con gli altri nella prima squadra. Mi sono preso il tempo per azzerare completamente tutto e rimettere in piedi un vero sistema. Il mio corpo era cambiato, ero cresciuto ancora di qualche centimetro in quel periodo e quindi ho dovuto modificare parecchie cose a livello di materiale. All’improvviso avevo sci molto più lunghi e non riuscivo più a gestirli. La regolazione del materiale è estremamente sensibile nel salto con gli sci. Ma sicuramente non dipendeva solo dal materiale. Mentalmente non ero ancora molto stabile».

Mentalmente, il proprio perfezionismo tende talvolta ad essere un problema, anche se nello sport di alto livello sembra essere un aspetto fondamentale.

«Se ti ostini a fare tutto perfettamente e non sei mai soddisfatto di te stesso, non è la strada giusta. Ma se prendi sempre tutto alla leggera e fai affidamento soltanto sul tuo talento, probabilmente finirà male. Devi comunque fare qualcosa per avere successo».

Proprio il talento ha rappresentato in passato una delle sue principali insidie fin dall’adolescenza, quando era riconosciuto da tutti come un prodigio della disciplina – in effetti il debutto nella massima serie è arrivato a 17 anni, condizionandolo per via della facilità con cui riusciva a ottenere risultati.

«Non mi ha pesato davvero, ma non mi ha nemmeno fatto bene. Quando dici a un ragazzo di 17 anni che ha qualità enormi, non è una cosa positiva. Avrei preferito che non si parlasse così tanto di me. La testa è incredibile. Quando le cose vanno bene e vinci facilmente, pensi rapidamente: tanto non ho bisogno di spingere sempre al massimo. Ho imparato da queste esperienze. È lì che inizia il lasciarsi andare. Non importa quanto talento hai, senza lavoro non funzionerà. Ho accumulato questa esperienza. E sicuramente non mi succederà una seconda volta».

Tra i momenti più significativi della sua carriera, Embacher non indica però una vittoria o una medaglia. Sceglie un salto di qualificazione a Lillehammer, durante l’inverno scorso.

«Stavo avendo davvero difficoltà con i miei salti. E poi, all’improvviso, sono stato primo in qualificazione. Mi ha dimostrato che non avevo disimparato, dandomi più del mio primo podio. Anzi, senza quel salto non sarei mai salito sul podio lì. È questa la cosa bella del salto con gli sci: un buon salto e tutto vola via. Uno brutto, e può consumarti completamente».

Per proteggersi dalla pressione e riuscire a staccare mentalmente, Embacher ha stabilito una regola precisa: a casa non si parla di salto con gli sci.

«Per fortuna ho le persone a me vicine, che ogni tanto mi tirano fuori da tutto questo e mi fanno pensare ad altro. Cinque anni fa ho concordato con mio padre che non volevo parlare di salto con gli sci a casa. Da allora non ha pronunciato una sola parola al riguardo. Non fa domande. Così giochiamo a freccette oppure facciamo una partita a carte, ho bisogno di questi spazi».

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