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Biathlon , Pianeta Italia

Biathlon – Lukas Hofer racconta la scelta di proseguire dopo le Olimpiadi: “Ormai è una questione di orgoglio, la responsabilità l’hanno i giovani”

© Simone Ferraro/CONI

Mollare di fatto non è concepibile per Lukas Hofer che si appresta ad affrontare la stagione 2026-27 dopo essersi messo al collo la terza medaglia olimpica della carriera, ma soprattutto avendo realizzato il record di gare disputate in un contesto a cinque cerchi. Nonostante i trentasette anni, l’atleta di Montal sembra aver ritrovato una nuova giovinezza, quel “fuoco dentro” che lo spinge verso nuovi traguardi e che lo rende una vera e propria guida per l’intera Nazionale Italiana di biathlon.

“Ormai gareggio con ragazzi di 18 anni che sono i miei nipoti, e a casa scherziamo sempre: “Finché non mi superano posso ancora starci, vuol dire che sono ancora competitivo”. Essere ancora lì con tutti i giovani l’anno scorso è stata una conferma e mi ha dato sempre più motivazione, più spinta. È quello che serve per tenere acceso il fuoco e la fame – ha raccontato Hofer in un’intervista a Fanpage –. Dico sempre che essere testardi può essere un vantaggio e nello stesso tempo uno svantaggio. Quando vuoi troppo succedono anche tanti errori, sia in preparazione sia nel tiro sia nell’alimentazione. Però ti dà tanta spinta per fare qualcosa in più, per cercare i livelli massimi, per andare oltre, e ti aiuta a migliorare”.

A proposito di giovani, oltre ai grandi risultati, ciò che può trasmettere maggiormente Hofer è senza dubbio la resilienza. Un sentimento che lo ha accompagnato nei momenti più difficili della carriera, come all’inizio dello scorso quadriennio olimpico quando è stato sul punto di mollare tutto. Qualcosa dentro di sé però è scattato ancora una volta e così è arrivato quell’argento con la staffetta mista che ha aumentato ulteriormente il quantitativo di energia nella mente dell’altoatesino.

“Credo di essere stato molto vicino a smettere dopo i Mondiali di Oberhof nel 2022. Avevo passato due operazioni alle spalle, una al ginocchio, e continuavano le infiammazioni ai tendini. Non vedevo la luce in fondo al tunnel. Sono arrivato al punto di dirmi: ‘O stacco e riesco a tornare normale’, senza dolori e senza bisogno continuo del dottore, oppure ho raggiunto tanto e devo guardare anche alla salute per il futuro – ha confessato Hofer -. Ormai è quasi più orgoglio. La responsabilità penso che ora ce l’abbiano tanti giovani che hanno preso in mano il movimento italiano. A me rende molto orgoglioso essere ancora su questa barca, andare ancora avanti insieme, cercare di dare ancora qualcosa a questa ‘famiglia’ in cui sto da più di vent’anni”.

Nonostante l’esperienza, quel podio ha rappresentato qualcosa di unico per l’atleta dei Carabinieri tanto che non ha nascosto che il momento più particolare dell’Olimpiade casalinga è stata proprio la conferma del secondo posto, giunta nel momento in cui Lisa Vittozzi ha tagliato il traguardo.

“E’ stata la gara in cui ero più teso di tutte quelle che ho fatto in carriera. L’agitazione c’era all’esordio in Coppa del Mondo perché era la prima volta. Qui invece sapevi: ‘Siamo in casa, alle Olimpiadi, sappiamo di poter fare la medaglia e la vuoi fare’. Quella è la differenza che alla fine però ti spinge – ha aggiunto Hofer -. La spinta del pubblico era enorme. Al prato della Ruhpolding, per fare un esempio, non credo di aver mai visto così tante bandiere italiane e così tanti tifosi come alle Olimpiadi. Era un momento da brividi, ti dava una gran bella spinta. Anche nello stadio c’erano bandiere dappertutto. Dovevi cercare di gestire la pressione, perché non mi ricordo una gara in cui fossi così agitato”.

Ora l’obiettivo non è soltanto far bene sugli sci, ma puntando anche su un nuovo record nel parapendio, una passione che è nata già da tempo: “Ormai è stato battuto due-tre volte. Al momento lo tiene Aaron Durogati, anche lui altoatesino, campione del mondo di Hike&Fly, con circa 19.000 metri. Io ho in programma di fare 20.000 l’anno prossimo. Vedremo”.

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