Biathlon | 14 gennaio 2020

Il punto di Pietro Dutto: "Oberhof ha confermato che nello sport gli atleti sono considerati solo marionette utili allo show"

Quarto appuntamento con la rubrica tenuta dall'ex azzurro del biathlon Pietro Dutto: il commento sulle gare di Oberhof, le possibili soluzioni per la staffetta e la medaglia azzurra alle Olimpiadi Giovanili

Pietro Dutto (Foto Fabio Borga)

Pietro Dutto (Foto Fabio Borga)

Il 2020 della Coppa del Mondo di biathlon è partito con la tappa di Oberhof, che ha offerto tanti spunti: le difficoltà della pista con condizioni di sicurezza quasi al limite, l’Italia per la prima volta giù dal podio dopo 23 tappe, un’ottima Wierer e una Vittozzi in crescita, il ritorno al successo di Fourcade e tanto altro. Di tutto questo abbiamo parlato nel quarto appuntamento con “Il punto di Pietro Dutto”, nel quale l’ex azzurro del biathlon ha detto la sua su tanti argomenti, iniziando dal bellissimo argento conquistato da Linda Zingerle e Marco Barale nella single mixed relay delle Olimpiadi Giovanili.

Ciao Pietro, ben tornato su Fondo Italia dopo un paio di settimane di pausa; passato bene le feste?
«Certamente, ne ho approfittato anche per gareggiare nel fondo ed allenarmi. Ho visto anche Dorothea Wierer mentre si allenava».

Di Doro parleremo dopo. Partiamo dai giovani e il bellissimo argento di Linda Zingerle e Marco Barale alle Olimpiadi Giovanili. Te lo aspettavi.
«Questi due giovani, insieme al valdostano Betemps e l'ottima Martina Trabucchi, si stanno distinguendo in questa prima fase della stagione e vengono giustamente considerati delle promesse. Quello di domenica è stato un risultato eccezionale, perché mai l’Italia aveva vinto un argento in questa manifestazione. Per loro sarà una bellissima base sulla quale costruire il futuro da Junior e successivamente, speriamo, da senior. È stato importante ottenere un risultato del genere in un confronto internazionale con i loro pari età. Nel dare tanto merito a questi ragazzi per questo risultato, voglio complimentarmi anche con lo Sci Club Alpi Marittime e l’ASV Antholzertal che li hanno cresciuti, insieme ai comitati Alpi Occidentali e Alto Adige. Poi con la nazionale hanno completato il lavoro, grazie a Mirco Romanin, Fabio Cianciana, Daniele Piller Roner e Hannes Kuppelwieser, che sono a loro disposizione e li stanno aiutando nel gestire questi giorni delicati. Personalmente sono molto contento, anche perché conosco bene Marco, cresciuto nel mio stesso sci club».

Passiamo alla Coppa del Mondo. Tante critiche all’organizzazione delle gare di Oberhof; la pista è sembrata veramente al limite e più atleti hanno rischiato di farsi male.
«Non solo la sicurezza, so che tanti atleti hanno anche rovinato gli sci a causa di detriti presenti sul tracciato, visto che la pista aveva un basso spessore di neve. Una brutta notizia per tanti atleti, perché non è sempre facile trovare degli buoni sci, ci vuole tempo. Al di là di ciò, giustamente il problema sicurezza è ciò che più mi sta cuore da ex atleta. Ho visto tante cadute causate da neve ghiacciata e poche protezioni a bordopista, una cosa che purtroppo è accaduta spesso anche quando gareggiavo. Per esempio ricordo una caduta di Nicola Romanin in Coppa Italia, simile a quella di Windisch, perché finì fuori dal tracciato. Spesso la sicurezza viene trascurata, forse qualcuno pensa che i biatleti vadano piano, ma in realtà in queste discese si possono raggiungere e superare i cinquanta chilometri orari e se cadi puoi farti davvero tanto male, soprattutto se fuori dal tracciato non c’è neve o se sbatti contro un palo, come ha rischiato Dominik».

Oberhof quindi è solo l’esempio di un problema che esiste da tempo.
«Certamente. Questa tappa è solo la conferma di un trend bruttissimo, che purtroppo ormai fa parte dello sport: "the show must go on". Non importa quali siano le condizioni, se la sicurezza sia garantita o meno, l’importante è che si gareggi, perché sono stati venduti i biglietti, gli spazi televisivi e quelli pubblicitari. Gli atleti, nonostante siano i protagonisti, vengono messi sempre in ultimo piano, considerati alla stregua di marionette utili allo show. A nessuno interessano le condizioni in cui sono costretti a competere. Purtroppo l’abbiamo visto spesso anche in altri sport, prendete il ciclismo. Mi dispiace dire queste cose, perché Oberhof è una tappa solitamente bellissima, si respira passione, ci sono sempre tanti tifosi sulle salite che spingono gli atleti ad andare anche oltre le proprie forze. Ma bisogna anche ragionare sul resto, sono emersi troppi problemi che vanno assolutamente presi in considerazione».

Parliamo ora dei risultati. Purtroppo, dopo 23 tappe, si è conclusa la serie di podi consecutivi dell’Italia. Alcuni tifosi sono delusi, altri tendono a guardare le note liete arrivate dal weekend tedesco. Sinceramente, a un mese dal Mondiale, opto più per la seconda scelta.
«Sono d’accordo, concentriamoci sulle cose positive, perché ci sono state. La prima è ovviamente Dorothea, che ha ottenuto due quarti posti molto positivi a Oberhof, oro in ottica generale. Come ho detto in precedenza, ho incontrato Doro in Val di Fiemme nel corso delle vacanze, ha lavorato duramente con Zattoni, l’ho seguita mentre faceva delle sedute intense. Se notate, a Oberhof è andata in crescendo. Nella sprint è magari partita un po’ a rilento e secondo me le ha fatto molto bene disputare la staffetta. So che qualcuno sui social ha un po’ polemizzato con la scelta dei tecnici azzurri, che trovo però ampiamente giustificata, perché le servivano gare per assimilare al meglio il lavoro svolto. Non a caso nella mass start è stata molto brava sugli sci. L’altra nota positiva è Lisa. Vero, ancora non si sta esprimendo ai livelli abituali, ma sta ingranando, si è visto che è in crescita. Al Mondiale manca un mese, sono convinto che saprà esprimersi al meglio nell’occasione giusta».

Ha fatto il suo esordio Michela Carrara. Che impressioni hai avuto dalla sua prestazione?
«Ritengo abbia fatto un buon esordio, soprattutto in staffetta. Io proprio a Oberhof disputai la mia seconda staffetta, so quanto sia difficile come contesto, non soltanto per il poligono complicato da gestire ma anche per la pressione derivante dai tanti tifosi presenti. Se l’è cavata bene, quindi lasciamole il tempo di maturare».

Per quanto riguarda gli uomini, è stato un weekend difficile.
«Vero. Prima di tutto voglio però fare i complimenti a Dominik, che ancora una volta non ha mollato. Lo conosciamo, lui è uno che non si arrende mai, lo dimostra sempre in gara con i suoi ultimi giri, l’ha confermato questa volta tenendo duro dopo quella caduta. È stato molto bravo a concludere ugualmente la staffetta, alcuni al posto suo avrebbero mollato, poi ha stretto i denti e disputato la mass start portando a casa qualche buon punto. Certo, lui e Lukas ci hanno abituati bene, ma nel biathlon non c’è nulla di scontato e anche i migliori atleti possono avere un passaggio a vuoto. La tappa di Ruhpolding capita a pennello, perché ci saranno condizioni diverse e un poligono più semplice. Sinceramente la tappa di Oberhof non mi ha preoccupato, a dicembre avevano tutti mostrato delle ottime cose, soprattutto nelle sprint».

Il weeekend di Oberhof ha restituito ai tifosi una Kaisa Mäkäräinen in grande forma; splendida la sua vittoria nella mass start, arrivata con una gestione di gara magistrale.
«Tanto di cappello a Kaisa per quanto ha fatto, a 37 anni ancora riesce a essere sulla breccia. La sua è stata una grande vittoria, anche se credo potrà cogliere da qui a fine stagione solo dei successi occasionali, come questo, senza continuità. Certo, in un Mondiale potrebbe essere pericolosa. Per la generale la considero ormai una lotta a due Eckhoff – Wierer, anche se Røiseland è tornata a ottimi livelli, ma ha perso tanti punti non gareggiando in Francia. Le norvegesi stanno benissimo, hanno lavorato tanto e bene ad Anterselva con Oberegger. Come accaduto in questi anni con l’Italia, l’avere tante atlete ad alto livello ha portato competizione ma anche un clima positivo in squadra. Quando arrivano risultati positivi, ne giovano tutte nel fisico e nella fiducia».   

È ritornato sua maestà Fourcade?
«L’abbiamo finalmente rivisto padrone delle situazione sia sugli sci che al poligono, dopo che nelle prime gare aveva avuto una gestione diversa rispetto al passato, dovuta ovviamente alla consapevolezza che Johannes Bø sugli sci oggi è più veloce. A differenza degli altri atleti, nel corso della sua carriera Fourcade, nei momenti di apice, ha sempre dato la sensazione di essere padrone della situazione. A Oberhof abbiamo rivisto il Fourcade dominatore, capace di tenere tutto sotto controllo. Quando è così fa paura e se dovesse andare avanti in questo modo, potrebbe puntare a un’altra Coppa del Mondo. Sono però molto curioso di vedere come si comporterà quando tornerà Johannes Bø, perché in questo weekend aveva tutto sotto controllo sapendo di essere il più forte, invece con il norvegese sa di non poterlo battere a parità d’errore. Non vedo l’ora di rivedere la loro lotta, perché è garanzia di spettacolo. Due campioni del genere possono solo giovare al nostro sport».  

Torniamo all’Italia. Sui social si sta discutendo tanto sulle formazioni delle staffette; la direzione agonistica azzurra sta facendo vari esperimenti per schierare i migliori quartetti possibili, valutando anche l’infortunio di Montello; qual è la tua opinione?
«Intanto so che il mio amico Giuseppe sta lottando come un leone, mettendo tutto se stesso per tornare in tempo per i Mondiali. Ovviamente dovrà essere bravo, oltre a guarire dall’infortunio, anche a trovare subito la forma migliore. Noto che Curtaz sta sperimentando molto al maschile per farsi trovare pronto nell’eventualità di aver bisogno di un quarto azzurro. Ho visto che a Ruhpolding per esempio avrà una nuova opportunità Cappellari, che ha fatto già bene in precedenza. Al femminile abbiamo visto all’opera anche Carrara, che secondo me ha esordito in modo positivo, anche se ovviamente il quartetto favorito e al momento più gettonato è quello formato da Lisa, Doro, Nicole e Federica. Quest’ultima mi ha fatto anche un’ottima impressione a Oberhof, dove mi è apparsa nuovamente in condizione. Quando sta bene è un’atleta con un grande motore. Mi chiedo se prima del Mondiale sarà coinvolta e provata anche Alexia Runggaldier. Sono stato contento di rivederla sul podio in IBU Cup. Lei può sempre offrire delle garanzie al tiro e di conseguenza una soluzione in più. Devo dire che sono curioso di vedere cosa farà Curtaz nelle prossime settimane».

Giorgio Capodaglio

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