Sport vari | 26 maggio 2020

Condizionatori e coronavirus, quali i pericoli

La popolazione mondiale sta vivendo una delle fasi più difficili della sua storia

Condizionatori e coronavirus, quali i pericoli

In questi tempi difficili con il timore di essere contagiati dal Covid-19, anche i condizionatori sono guardati con sospetto, si tratta di timori fondati?

La popolazione mondiale sta vivendo una delle fasi più difficili della sua storia, le nostre abitudini sono cambiate anche se in vero molti dei comportamenti diventati oggi di uso comune avrebbero dovuto esserlo da sempre. Non è una novità, per esempio, che le mani vadano lavate spesso. Oggi, però, si parla anche di distanziamento sociale, sanificazione, uso di guanti, mascherine, alcol in gel.

Tutto fa paura, persino il condizionatore è diventato fonte di preoccupazione. Può questo dispositivo divenuto indispensabile d'estate potenziare la diffusione del virus? Se lo sono chiesto le persone comuni ma anche gli esperti. Inutile dire che si è detto tutto e il contrario di tutto. Proviamo nel nostro piccolo a fare un po’ di chiarezza circa la relazione tra condizionatore e Covid-19.

La trasmissione del virus

Che cosa sappiamo del virus, poco, molto poco in vero. Poche certezze e tanti dubbi. Su una cosa, però, sono tutti concordi: la trasmissione del coronavirus avviene per via aerea. La persona è il mezzo che il virus usa per diffondersi, perché ognuno di noi emette delle goccioline (cui è il virus è “aggrappato”) e lo fa quando parla, quando starnutisce, quando tossisce. Le goccioline, sotto forma di aerosol, possono fare un breve tragitto, non si è ancora capito se in condizioni normali questa distanza possa essere di 1 o 2 metri, anche qui, infatti, una teoria smentisce un’altra.

I pericoli del condizionatore

Per il bene della nostra salute dobbiamo abituarci all’idea di soffrire il caldo durante le prossime estati che difficilmente saranno meno torride delle precedenti? Non proprio anche se non si può escludere in assoluto che il condizionatore (di cui trovate le recensioni dei modelli più interessanti su https://unasensazioneperfetta.it) non aumenti le possibilità di contagio, ma dipende dai casi.

Vogliamo subito tranquillizzare tutti: in casa vostra sentitevi liberi di accendere il climatizzatore, anzi, tenete presente che un ricambio d’aria frequente è raccomandato, cosa favorita dal condizionatore. Come noto, infatti, i climatizzatori immettono all’interno aria pura proveniente dall’esterno, liberata da allergeni e batteri grazie all’azione dei filtri sempre più performanti. Maggiore è il ricambio d’aria e minore è il rischio di contagio.

Cosa accade, invece, se vi trovate in un luogo pubblico in contemporanea con una persona infetta che magari si trova a oltre un metro da voi? Ce lo spiega Roberto Burioni, noto divulgatore scientifico salito agli onori della cronaca per le sue battaglie contro i No Vax e alla relative bufale che circolano in rete. L’esperto ritiene fondamentali due condizioni: la distanza, come tutti abbiamo ormai compreso da tempo, e i flussi d’aria. Sul suo sito Medical Facts Burioni parla di due dettagli che possono fare la differenza e racconta di un caso avvenuto in un ristorante di Guangzhou, in Cina.

Il 23 gennaio, quando in Italia la popolazione si sentiva relativamente al sicuro, una famiglia proveniente dalla famigerata Wuhan, conclamato epicentro della pandemia, si reca in un ristorante. La famiglia è accolta in una sala da 145 metri quadri che comprende, in totale 15 tavoli. In quel momento a mangiare ci sono 83 persone servite da 8 camerieri. Quella sera stessa, una persona si sente male, la diagnosi è Covid-19. Le autorità risalgono a tutti i presenti in sala al fine di metterle in isolamento.

Nei giorni seguenti è diagnosticato il Covid-19 anche ad altri componenti della famiglia. Passano alcuni giorni e risultano positive anche altre persone presenti (9 in totale) al ristorante e che si trovavano a una distanza superiore al metro ma comunque sedute a tavoli vicini e che hanno condiviso la sala con il primo infetto per 53 e 73 minuti. Dai controlli fatti è emerso che il condizionatore creava forti correnti d’aria che hanno spinto le goccioline di saliva ben oltre il metro.

Burioni aggiunge che è plausibile ritenere che per essere contagiati serva una vicinanza prolungata e l’aiuto delle correnti d’aria ma sottolinea anche come su 82 persone presenti ai tavoli, oltre ai camerieri, i contagiati sono stati solo 9 e che tra i camerieri nessuno si è ammalato pur avendo servito anche la persona infetta. Conclude l’esperto che per la protezione dal virus la distanza e una particolare attenzione ai flussi d’aria sono due elementi fondamentali.

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