Veterana di oltre un decennio nella squadra di biathlon degli Stati Uniti, Kelsey Dickinson viaggia per il mondo durante l’anno con sci ai piedi e carabina sulle spalle. Mentre gareggia, coltiva il suo impegno verso la comunità del biathlon e in generale lo sport femminile, sostenitrice appassionata dei diritti delle donne nello sport.
Dickinson ha tradotto la sua passione per lo sport in un impegno concreto a favore del cambiamento, mettendosi al servizio delle proprie colleghe in diversi ruoli: in primis, è parte del Consiglio della Federazione di biathlon statunitense (US Biathlon) come rappresentante degli atleti e rappresenta il suo sport nel Consiglio degli atleti dell’USOPC (Comitato Olimpico Statunitense); è poi ambasciatrice dell’uguaglianza di genere per l’IBU e ha svolto un ruolo fondamentale nella Women’s Health Task Force del Comitato Olimpico degli USA, concentrandosi sulle questioni sanitarie che riguardano le atlete.
In questa miriade di incarichi che ricopre, uno di quelli a cui tiene di più è certamente quello di direttrice esecutivo della Women Ski Coaches Association, un’organizzazione fondata assieme sua allenatrice ai tempi del college, Maria Stuber. Quella che era nata come un’iniziativa all’interno dei programmi NCAA (National Collegiate Athletic Association), si è ora allargata ad un ampio range di sport tra cui lo sci di fondo e il biathlon, attraverso programmi di sostegno come GearUp e Trail to Gold.
Ma come mai la 31enne dedica così tanto tempo ed energia con tanta passione a questo argomento? “All’inizio mi sono resa conto che per me lo sport aveva un significato, volevo davvero che fosse un luogo in cui le mie compagne di squadra o chiunque volesse diventare allenatrice potesse avere la migliore esperienza possibile. Ho sempre sentito che la mia carriera sportiva avesse come scopo ultimo quello di lasciare un’impronta. Vorrei essere ricordata per aver reso lo sport un ambiente migliore piuttosto che per i miei risultati. Questa è la forza che mi ha sempre guidata.” ha spiegato nel corso del podcast di US Biathlon “Heartbeat” (che è possibile ascoltare sulle principali piattaforme streaming).
“Quando ero più giovane ho avuto alcune esperienze che mi hanno fatto capire che lo sport non mette necessariamente l’uomo e la donna su un piano egualitario. Questo non significa che qualcuno stia attivamente discriminando le donne, ma è un qualcosa che esiste nel tessuto culturale” ha proseguito “Quando ero al college ho scritto alcuni saggi sul perché dovrebbe essere importante riuscire ad avere più donne in ruoli tecnici, come allenatori, tecnici della sciolinatura e in generale nello staff delle squadre e quindi quando Maria (Stuber, ndr) me l’ha proposto nel 2018, non ho dovuto neanche pensarci. Era il progetto perfetto a cui dedicarmi mentre mi concentravo sul biathlon a tempo pieno”
Uno dei progetti portati avanti dall’Associazione è Trail to gold (T2G), che unisce il biathlon e il fondo; intitolato così a partire da un libro omonimo che è ormai una colonna portante della letteratura dedicata alle discipline nordiche, e che raccoglie l’esperienza di cinquantatré donne americane che hanno partecipato alle Olimpiadi invernali tra il 1972 e il 2018 nello sci di fondo e traccia il quadro della disciplina al femminile nell’arco di 50 anni. In collaborazione con la Federazione Statunitense di Sci, la Women Ski Coaches Association ha usato questo volume come rampa di lancio per il progetto, pensato per le donne che volessero costruire una carriera da allenatrici: attraverso delle borse di studio messe a disposizione da U.S. Ski & Snowboard, allenatrici di talento possono entrare a far parte dello staff tecnico della squadra di sci statunitense durante la stagione di Coppa del Mondo.
“Ci sono molti stereotipi sulle donne allenatrici, non solo nello sci di fondo, sul fatto che siano poche perché non vogliono allenare, sono più concentrare sul mettere su famiglia e cose del genere, ma noi ci siamo rese conto che non è così. Ci sono tantissime donne che vogliono allenare, hanno tanta passione e vorrebbero farlo ad alti livelli. Noi cerchiamo di dare loro le risorse necessarie, metterle in contatto con le organizzazioni giuste e US biathlon ha avviato di recente un proprio programma per le donne allenatrici, ma devo dire che abbiamo fatto un buon lavoro con il progetto Trail of Gold in questa direzione, anche se non si è mai perfetti”.
Con una sostenitrice come Kelsey Dickinson, il biathlon – ma in generale lo sport al femminile – è decisamente in buone mani: senza paura di mettere le mani in pasta e “sporcarsi”, l’americana è decisamente una pioniera del cambiamento per delle discipline che, oltreoceano, faticano ancora ad avere una voce e avere un impatto sociale e culturale.


