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Biathlon – Le emozioni di Giacomel ricordando l’amico Sivert Bakken: “Arrivare qui e non trovarlo è stato terribile. In gara farò del mio meglio per renderlo orgoglioso”

«Parlerò solo di Sivert (Bakken, ndr) e della nostra amicizia, non dirò nulla su maschere, prestazioni e altre cose marginali». Tommaso Giacomel si presenta davanti ai tanti media che lo aspettano nella mixed zone di Oberhof, al termine dell’allenamento maschile.

Con la voce bassa, rotta dall’emozione, Giacomel affronta le telecamere e risponde alle domande dei giornalisti che abitualmente seguono la Coppa del Mondo.

«Come sto? Alti e bassi – dice l’azzurro rispondendo alla prima domanda – a volte ho dei pensieri molto negativi prima di andare a dormire e quando chiudo gli occhi. Ma devo dire che sono stato fortunato a stare a casa con la mia ragazza e la mia famiglia. Fortunatamente ho avuto qualcuno su cui contare e ringrazio la mia ragazza e la mia famiglia per la loro presenza, altrimenti sarebbe stato difficile».

Giacomel ha quindi raccontato come sia nata l’amicizia con Bakken: «Ci siamo conosciuti diversi anni fa. Lui era due anni più grande di me e più forte. Abbiamo condiviso il primo podio agli Europei Junior del 2019 (oro Bakken e bronzo Giacomel allora ancora nella categoria giovani, ndr) a Sjusjøen, abbiamo parlato e da lì siamo diventati amici e iniziato a frequentarci. In particolare abbiamo legato ancora di più nei tre anni in cui ha avuto quel problema cardiaco. Quando tornò ad allenarsi, si unì spesso a noi della squadra italiana che eravamo in raduno a Lillehammer nel mese di luglio. Per noi era bello avere una guida e da allora è sempre stato molto vicino alla squadra italiana».

Martedì prossimo si svolgerà il funerale a Lillehammer, proprio tra la tappa di Oberhof e Ruhpolding. Giacomel non ha ancora deciso cosa fare: «Devo ancora decidere, non lo so. Ho parlato però con uno dei suoi allenatori, mi ha detto che si farà qualcosa anche a Ruhpolding e più probabilmente andrò lì. Come lo ricorderò? Penso che il messaggio che ho scritto su Instagram dica tutto. Forse accenderò una candela oppure gli porterò dei fiori».

Le emozioni di Giacomel parlando di Bakken

L’azzurro è sopraffatto dall’emozione, ma continua a parlare mentre le lacrime bagnano il viso. Purtroppo non ha il privilegio di poter tenere per sé i propri sentimenti.

«Quando sono arrivato qui è stato terribile – ha raccontato – quando lunedì sono entrato nella camera d’albergo sono scoppiato a piangere, perché lui doveva essere qui, ma non c’è (alza la voce). È dura. Quando ho visto Vetle (Christiansen), Johannes (Dale) e tutti i ragazzi, Isak (Frey), Martin (Uldal), è stato terribile. Ieri, la mia concentrazione in allenamento era sotto zero».

Domani però Giacomel e gli altri torneranno a gareggiare. Nessun dubbio che sia la cosa giusta da fare. «Penso che Sivert voglia che gareggiamo al meglio e ci alleniamo al meglio, perché lui si è sempre impegnato al massimo. Farò del mio meglio per renderlo orgoglioso. Sono pronto a gareggiare, altrimenti sarei qui».

Quando gli è stato chiesto cosa abbia provato lo scorso 23 dicembre, quando il suo amico Sivert Bakken è stato trovato privo di vita, Giacomel è sincero, come in tutta l’intervista: «È stata dura. Terribile essere nel luogo dove è accaduto. Non avevo mai avuto esperienza di qualcosa simile in precedenza. Essere stato vicino a Tandrevold, Hedegart, Botn è stato speciale devo dire».

Giacomel ha quindi parlato di quanto sia stata importante per lui la vicinanza di Elisa, la sua ragazza: «Se mi sono rivolto a qualcuno per chiedere aiuto? Non sono ancora in contatto con psicologi o psichiatri. Ma la mia ragazza ha avuto esperienza di qualcosa di simile lo scorso agosto, quando ha perso un suo caro amico durante una gara di orienteering in Cina (Mattia Debertolis, ndr). Penso che il 2025 sia stato abbastanza duro per noi come coppia, perché entrambi abbiamo perso dei grandi amici. Ma credo anche che sappiamo come stare insieme ed aiutarci facendoci forza l’uno con l’altra».  

Al venticinquenne trentino è stato poi chiesto di tornare su quella giornata. «Ero fuori a sciare già con Hedegart e Tandrevold e abbiamo visto la persona che guidava il gatto delle nevi che cercava Karoline Simpson-Larsen, urlando il suo nome lungo il tracciato. Allora abbiamo visto Botn correre fuori dall’hotel, poi arrivare ambulanza e Polizia. Abbiamo capito che era accaduto qualcosa di strano. Ci siamo recati in hotel e abbiamo scoperto il tragico destino di Sivert».

Nel suo toccante messaggio su Instagram, Giacomel aveva anche svelato che i due avrebbero dovuto passare il Capodanno assieme: «È stato lontano da quello che avevo sognato. Avevamo in programma di passarlo assieme, perché avrebbe dovuto essere a Lavazè e non c’era molto da fare. Avevo invitato lui, Johan-Olav (Botn) e anche Vebjorn (Sørum), che però non era lì a causa del problema alla schiena. È stato strano, eravamo in venti a casa per Capodanno, ma non avevo nulla da festeggiare».

L’azzurro ha anche svelato l’ultima conversazione avuta con l’amico: «È successo dopo la flower ceremony in Francia, quando ho vinto la mass start. Lui era in piedi dietro alla mia squadra e aveva quello strano cappello. Era davvero felice per me. Quando ho lasciato il podio, mi aveva detto che martedì saremmo andati a sciare per quattro ora (Giacomel ha usato un’espressione norvegese, ndr). Ma non è mai accaduto».

Infine l’azzurro è tornato sul toccante post scritto su Instagram poche ore dopo la morte del suo amico: «Non ho fatto quel post per cercare attenzione, perché non ne ho bisogno. Era un messaggio che veniva dal mio cuore. Trovo bello che abbia toccato molte persone. Tanti hanno capito la situazione e tanti altri no. Forse, qualcuno dovrebbe cercare sul vocabolario il significato della parola “rispetto”. A cosa mi riferisco? Che bisognerebbe rispettare una persona che ha appena perso un amico, senza chiamarla e pretendere che questa risponda alle tue domande».

A questo punto, accompagnato dall’ufficio stampa della FISI, Andrea Facchinetti, e dal dt azzurro Klaus Höllrigl, Giacomel saluta e imbocca nuovamente il tunnel che porta fuori dalla pista di Oberhof.

Nonostante sia molto riservato, l’azzurro ha deciso di affrontare questo momento, emotivamente molto duro, come si è visto dal tono della voce e dalle lacrime che bagnavano il suo volto. Ma proprio sforzandosi di affrontare tutto questo, Giacomel ha voluto reso nuovamente omaggio all’amico Sivert, fatto capire quanto fosse legato al ragazzo norvegese, ricordando a tutti che dietro questa triste vicenda ci sono degli essere umani, che Bakken era un ragazzo che come lui ed altri stava inseguendo un sogno. Un momento triste ma umano, che dovrebbe valere da lezione a tutti, perché troppo spesso nel dramma di Bakken si è vista solo la notizia, dimenticando l’aspetto più importante.

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