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Sci di fondo

Sci di fondo – L’Alpe del Cermis sempre meno decisiva per il Tour de Ski: “ribaltoni” quasi azzerati dall’introduzione della mass start

Photo Credits: Newspower.it

La scalata all’Alpe del Cermis rappresenta una sorta di “accademia” per i fondisti che, vincendo in cima al comprensorio fiemmese, possono inserire un mattoncino nella storia di questo sport. Il “gran finale” del Tour de Ski ha però cambiato pelle complice la scelta degli organizzatori di modificare il format di gara, dall’inseguimento che richiamava i primordi della disciplina alla ben più moderna mass start.

Una decisione nata per esaltare anche i vincitori di tappa, in passato offuscati dal primo a tagliare il traguardo e di conseguenza vincitore del Tour, ma che forse non ha creato quello spettacolo che ci si attendeva. Un po’ per la necessità di fare i dovuti calcoli per comprendere chi ha conquistato la classifica finale, un po’ perché l’attesa delle rampe più irte della Coppa del Mondo hanno spinto i concorrenti a un tatticissimo a tratti esasperato nella sezione di gara attorno al Lago di Tesero.

In molti si sono quindi domandati se quanto accaduto qualche giorno fa si trattasse soltanto di un caso o l’introduzione della mass start abbia reso tutto più prevedibile. Guardando quindi il risultato emerso nel corso di quest’ultima tappa, a partire dal 2020 (anno del cambio di format) soltanto una volta il leader della classifica è cambiato lungo la scalata del Cermis a differenza delle quattordici edizioni precedenti dove spesso la casacca gialla è cambiata di proprietario proprio negli ultimi chilometri.

La partenza a handicap implicava spesso la necessità di recuperare il distacco accumulato per coloro che si trovavano a rincorrere, magari sperperando energie preziose in vista dell’erta finale, il tutto per marcare da vicino il proprio avversario. Allo stesso tempo si potevano creare i tradizionali “trenini” qualora il distacco fosse ridotto, magari costringendo chi si trovava alle spalle in solitaria a combattere ancor più duramente a dispetto di chi invece poteva sfruttare un ritmo costante.

L’introduzione della mass start ha di fatto tolto tutta questa fase con gli atleti impegnati piuttosto a controllarsi, un po’ come accade nel ciclismo dove, nel momento in cui i contendenti alla vittoria finale di un “Grande Giro” si ritrovano ad attendere tutti insieme l’ultima salita per fronteggiarsi, lasciando magari il successo parziale al gregario di turno. In aggiunta vanno considerati i numerosi abbuoni concessi sia nelle tappe precedenti che proprio nel tratto intermedio prima della scalata, favorendo così gli uomini più veloci, capaci di accumulare un vantaggio tale da metterli al sicuro in vista dell’ultimo sforzo.

Di fatto quanto accaduto quest’anno al femminile con Karoline Simpson-Larsen che ha potuto conquistare il secondo successo in Coppa del Mondo a dispetto di una Jessica Diggins che ha gestito al meglio lo sforzo tenendo nel mirino una scatenata Heidi Weng per poi riprenderla e superarla negli ultimi 500 metri. Discorso diverso al maschile con Johannes Hoestflot Klaebo che ha dovuto tenere sotto controllo a distanza il ritmo del connazionale Mattis Stenshagen, ma che forte del 1’29” di vantaggio prima dell’ultima tappa, non ha dovuto ricorrere agli straordinari su un terreno impervio per lui.

Sul fronte classifica generale, la scelta di puntare sulla mass start per l’Alpe del Cermis ha quasi cancellato la possibilità di vedere “ribaltoni”, consentendo però a coloro che puntano alla vittoria parziale di godersi la possibilità di festeggiare davanti al pubblico, a differenza del passato quando il miglior crono di giornata finiva per essere considerato un puro dato statistico.

A fronte di queste considerazioni, quando è accaduto l’ultimo sorpasso in vetta alla classifica del Tour de Ski durante la scalata del Cermis? Proprio nel 2020, anno del cambio di format. In quel caso Klaebo venne “ingabbiato” dalla gioco di squadra imposto dai russi Sergey Ustiugov e Alexander Bolshunov, bravi ad alzare il ritmo proprio in vista dello strappo conclusivo. Costretto a far i conti anche con i tentativi di rimonta dei connazionali Simen Hegstad Krüger e Sjur Røthe, il norvegese dovette gettare la spugna a favore dei russi con Bolshunov bravo a conservare il vantaggio sul compagno di squadra.

Da quel momento chi si è presentato al comando della classifica generale del Tour de Ski allo Stadio del Fondo di Tesero si è ritrovato sempre sul gradino più alto del podio finale. Chi lo sa che in futuro le cose non possano cambiare e si possa tornare a vivere la tensione del momento.

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