Ha scritto una pagina storica nella Coppa del Mondo di biathlon, portando per la prima volta il Biathlon Refugee Team in Coppa del Mondo. A Oberhof, Darya Dolidovich ha fatto il suo esordio nel massimo circuito internazionale, giungendo 68ª nella sprint con due errori, non arrivando nemmeno distante alla qualificazione per l’inseguimento.
La giovane, figlia dell’ex fondista bielorusso Sergei Dolidovich, sorride in mixed zone, ben felice di raccontare la sua storia e descrivere le emozioni provate. Quando viene fermata per un’intervista, prima di tutto sorride e stringe la mano presentandosi.
Ad appena 21 anni sembra non rendersi conto di aver scritto una piccola storia del biathlon, alla fine è solo una giovane ragazza che vuole solo gareggiare, seguire i propri sogni, e poco importa il colore della tuta.
«Non so dirti cosa significhi per me essere stata la prima – ha esordito a Fondo Italia – ma penso sia importante forse per altre persone che si sono trovate in una situazione simile alla mia. Io volevo proseguire a fare sport, volevo provare a gareggiare nel biathlon, ho cercato di capire cosa avrei potuto fare e ho trovato questa strada grazie alla Polonia».
La giovane Darya ha lasciato il paese insieme alla famiglia, a causa delle posizioni politiche poco affini al governo del presidente Lukashenko. Sergei Dolidovich e la famiglia hanno così trovato riparo in Polonia. «Ho iniziato a praticare biathlon proprio in Polonia – ha raccontato la giovane – perché da piccola facevo sci di fondo e ho gareggiato da bielorussa anche a diverse competizioni sotto egida FIS. Avevo seguito la tradizione di famiglia, perché oltre a mio papà, anche mia mamma, mia sorella maggiore e mio nonno erano tutti fondisti. Quando siamo andati in Polonia, il mio fis code è stato cancellato e non potevo prendere parte nemmeno alle competizioni nazionali di fondo. Allora Justyna Kowalczyk mi ha contattata sui social proponendomi di entrare a far parte della squadra di provare il biathlon. Non me lo sono fatto ripetere due volte perché già da bambina lo seguivo in tv e mi appassionava».
Dolidovich ha iniziato quindi ad allenarsi con la Polonia, mentre nel frattempo l’IBU ha creato il team rifugiati, dandole così la possibilità di competere: «Io non mi sento una rifugiata, nel senso che mi sento parte del team polacco, mi alleno con loro e mi sento proprio un’atleta della squadra».
Le idee della ragazza sono quindi piuttosto chiare: «Mi piacerebbe prendere la nazionalità polacca e gareggiare per la Polonia, perché questo paese è casa mia. A febbraio scatterà il mio quinto anno in Polonia. Qui sono tutti gentili con me, mi aiutano quando ho bisogno. Sono davvero grata a loro e spero davvero di poterli rappresentare in futuro».
Chissà che il sogno non possa realizzarsi nel 2030. Nel frattempo la giovane si gode l’esordio in Coppa del Mondo.
«Sono ancora scioccata. Non avevo mai gareggiato davanti a migliaia di persone e per la prima volta ho visto tutte queste campionesse dal vivo. Cercate di capirmi, per tanti anni ho visto queste atlete in televisioni, alcune quando avevo ancora 14 anni. Ora mi trovo a condividere con loro lo stesso tracciato ed è un sogno che si realizza».


