“Abbiamo anche una giovane, Luci Anderson, che viene dal fondo e promette molto bene” ci disse Armin Auchentaller, allenatore della squadra statunitense, in un’intervista rilasciata un anno fa. “Impara in fretta, appena le dici una cosa riesce a metterla subito in pratica” dice di lei l’altro allenatore del team USA, Emil Bormetti. Sempre sorridente, pronta allo scherzo, ma anche con tanta determinazione, voglia e capacità di imparare, la venticinquenne del Minnesota è uno dei profili più interessanti della stagione attuale del biathlon. Pur avendo preso per la prima volta la carabina in mano soltanto due anni fa, la statunitense riesce già oggi a competere in Coppa del Mondo anche a buon livello, come fatto a Oberhof quando è giunta 21ª nella sprint con un solo errore.
Luci Anderson (nome originale, Lucinda, ndr) sta sorprendendo con i suoi grandi progressi, che dimostrano la bontà del progetto di US Biathlon di cercare di introdurre al biathlon alcuni atleti provenienti dallo sci di fondo. La giovane statunitense ha fatto grandi progressi al tiro, passando dal 61% al 74%, con una percentuale a terra arrivata all’83%, mentre in piedi è ancora al 64%, ma un anno fa era al 49%. Parliamo sempre di un’atleta con appena 17 partenze in Coppa del Mondo.
Accompagnata da Sara Donatello, ufficio stampa del team statunitense, la giovane atleta ci ha raggiunto nella mixed zone di Ruhpolding, due settimane fa, dove abbiamo avuto la possibilità di intervistarla e scoprire quanto in due anni Luci si sia già fortemente legata al biathlon. La statunitense è ovviamente felice dei veloci progressi fatti.
«Attualmente sono davvero molto felice di come stanno andando le cose – ha detto a Fondo Italia – non mi aspettavo di ottenere risultati come quello di Oberhof, perché sono ancora nella fase iniziare della mia carriera nel biathlon, avendo iniziato a sparare solo due anni fa. Sto sorprendendo me stessa. Sento che sto anche sciando meglio, di essere migliorata anche sotto questo aspetto rispetto a due anni fa. Sono più veloce. So di poter migliorare ancora, anche perché farò biathlon per molto tempo. Almeno spero (ride, ndr)».
Come mai da fondista hai deciso due anni fa di provare il biathlon e di diventare poi biatleta?
«Allora non ero ancora così competitiva come fondista, non ero in lizza per un posto nella Coppa del Mondo di sci di fondo. Inoltre mi ero appena diplomata dal college, quando US biathlon si è messa in contatto con me per parlarmi di questo progetto di portare fondiste nel biathlon. Mi hanno detto che mi avrebbero insegnato e dato tutto ciò che mi sarebbe servito. Per me è stato quindi ovvio accettare (in inglese ha utilizzato il termine no-brainer, ndr), ho pensato fosse una bella opportunità. Le cose sono quindi andate piuttosto bene».
Descrivici la tua prima volta al poligono.
«Oh mio Dio (ride). Non avevo mai preso in mano alcuna arma in precedenza. Ero veramente goffa, non mi rendevo davvero conto di cosa stesse accadendo. Ho dovuto imparare tutto, non sapevo nulla ed è stato incredibile quanto in fretta sia riuscita ad imparare a sparare e anche colpire qualche bersaglio».
Emil Bormetti ci diceva che una delle tue migliori doti è apprendere con grande facilità.
“Si, è così, sono molto brava nel ricevere delle informazioni che mi vengono date e metterle poi in pratica. Ma ho anche dei grandissimi allenatori, sono i migliori insegnanti (ride, ndr)».
Cosa ami di più del biathlon?
«La gente. È una fantastica comunità, gli allenatori, gli atleti, i tifosi che vengono a vederci che sono splendidi. Non avevo mai avuto esperienza di qualcosa simile in passato. E poi il biathlon ti rende proprio dipendente, quando colpisci qualche bersaglio vuoi immediatamente colpirne ancora altri, avere delle gare ancora migliori, perché inizi a scoprire il tuo potenziale. È eccitante e amo questo sport».
Quando eri piccola, chi era il tuo idolo?
«Onestamente, direi Jessie Diggins, anche perché veniamo dalla stessa area in Minnesota. L’ho seguita per tutta la mia vita. Aggiungo anche la mia attuale compagna di squadra Margie Freed (ride, ndr), che ha 3 anni più di me e gareggiava con mia sorella. Nel periodo di high school facevamo parte dello stesso club, sempre nello sci di fondo e gareggiavamo anche nella East Coast. Direi quindi lei»
Lo scorso dicembre hai gareggiato a Davos nella Coppa del Mondo di sci di fondo, facendo anche un buon risultato nella 10 km a skating. Hai deciso se essere biatleta o fondista?
«(Scoppia a ridere e guarda l’ufficio stampa al suo fianco, ndr). Sono sicuramente più concentrata sul biathlon. Al 100%, io amo questo sport. Lo sci di fondo è lì, come una “side quest” (nel gaming sono quelle missioni che si fanno semplicemente per divertimento, ma che non sono decisive al raggiungimento dell’obiettivo, ndr). Sono felice di essere stata capace di fare quelle belle gare anche in Coppa del Mondo. Ho diverse amiche nella squadra nazionale di fondo, ma sono sicuramente concentrata sul biathlon».
Vai alle tue prime Olimpiadi con quale obiettivo?
«Sento che in ogni gara le cose stanno andando sempre meglio, ogni volta imparo qualcosa di nuovo. Vado ad Anterselva senza aspettative. Vediamo cosa accadrà, ma sicuramente sarà un’esperienza figa».
Domanda complicata. Se venissi convocata per le gare della Coppa del Mondo di sci di fondo a Lake Placid, le ultime in carriera per Jessie Diggins, ma allo stesso tempo anche per la tappa del biathlon a Oslo, cosa faresti?
«Oh, questa sarebbe una decisione molto difficile (sorride e ci pensa, ndr). Mi piacerebbe proprio tanto gareggiare a Lake Placid nelle finali della Coppa del Mondo di sci di fondo, anche perché mi sono allenata lì tutta l’estate, ho gareggiato lì 5 anni nel college, conosco molto bene quel tracciato e so anche che posso fare bene. Sarebbe però difficile lasciare il team di biathlon per l’ultima tappa. Uhm, penso però che per una volta potrebbe valere la pena farlo. Ma non lo garantisco, al momento non saprei. Forse lo farei per Jessie».
Qual è il tuo hobby?
«Durante i viaggi faccio molti lavori a maglia e costruisco anche tanti oggettivi artigianali con le mie mani. L’ideale mentre recupero energie e mi rilasso».
Sul tuo profilo Instagram, ho visto che sei venuta spesso in Italia.
«Si, mi piace tanto il vostro paese. Lo scorso anno sono venuta in Italia per la prima volta, per un raduno ad Anterselva. Ho passato tanto tempo in estate tra Anterselva e Livigno. Ovviamente voglio tornare».
Qual è oggi il tuo punto di riferimento nel biathlon.
«Certamente direi che ho tantissimo da imparare da tutte le atlete del circuito. Ovvio che se devo scegliere, dico tutto il team francese, perché sono semplicemente fantastiche. Ah, e Franzi (Preuss, ndr)».


