Una staffetta fino a quel momento pressoché impeccabile per la Norvegia, e un cliente scomodo per l’Italia per la lotta alle medaglie, memore di quanto accaduto nella staffetta femminile di Ruhpolding. Le Olimpiadi però sono una storia diversa, e l’ultimo poligono della mista di ieri ad Anterselva ha confermato che non c’è niente di scontato e ripetitivo nel biathlon e arrivate in piazzola per l’ultima serie in piedi, le ultime frazioniste di Norvegia e Germania, Maren Hjelmeset Kirkeeide e Franziska Preuss, hanno gettato la spugna di fronte al tiro impareggiabile di Lisa Vittozzi.
In particolare la biathleta di Stryn, erede di una delle dinastie di fondisti più accreditati di Norvegia, lo zio è Odd-Bjørn Hjelmeset, che è costretta nonostante le ricariche a percorrere due volte il giro di penalità, lasciando ai tedeschi, anche loro con un passaggio nell’anello, la medaglia di bronzo. Una giornata amara, dopo l’incredibile frazione di Vetle Sjaastad Christiansen e le ottime frazioni di Martin Uldal e Karoline Knotten; un risultato e una prestazioni che minerebbe il morale di chiunque, e ancora di più quello della 22enne, debuttante ai Giochi Olimpici.
Eppure, Kirkeeide si è subito presentata di fronte ai microfoni dei media, affrontando domande non sempre di facile risposta, spiazzando anche i compagni di squadra, come ha raccontato Christiansen a Dagbladet: “Ero preparato al peggio. Avevo già esaurito le lacrime, quindi è stata più che altro Maren a dovermi consolare. È questo che mi piace di lei: accetta le regole dello sport agonistico e del biathlon. Se vuoi partecipare al gioco, devi sopportarne le conseguenze”.
La stessa Kirkeeide afferma che non vede alcun motivo di trincerarsi: “È facile a dirsi, ma non necessariamente facile da fare. Oggi non sono io quella da compatire. Quello che ho fatto non mi ha reso meritevole di una medaglia. Gli altri se la sarebbero meritata.”

