“L’approccio è fondamentale, nello sport come nella vita. E da questo punto di vista la consapevolezza è la cosa più importante: per ottenere un risultato bisogna credere in sé stessi”. Autostima, è quello che Federico Pellegrino predica da anni, è ciò che un atleta deve avere per riuscire ad essere ad alto livello, affrontare tutte le sfide che gli si presentano davanti, diventare un vincente.
Autostima che non sempre viene compresa, soprattutto nei giovani che credono tanto in sé stessi. “Questo è troppo esaltato” si sente troppo spesso dire quando un giovane svela i propri obiettivi, è tanto entusiasta, non nasconde di voler vincere. E spesso si cerca forse anche troppo di far volare basso, di non permettere di porsi aspirazioni importanti se si è consapevoli di sé.
E sempre molto ambizioso è stato Elia Barp, fin da giovanissimo, quando ha iniziato a dominare nelle categorie giovanili e vincere anche in FESA Cup, spesso avendo la meglio anche su quel Desloges che ha entusiasmato in queste Olimpiadi. Un ragazzo sempre molto ambizioso, determinato, con la testa da vincente nonostante il suo spirito giovanile all’interno di un fisico imponente.
Da grande campione, Pellegrino ha subito sentito qualcosa di speciale in Barp, lo ha preso sotto la sua ala protettiva, gli ha fatto da mentore, dandogli numerosi consigli, ma soprattutto indicando a lui, come ai compagni quei concetti importanti, l’importanza di credere in sé stessi ed avere autostima.
E Barp lo ha fatto, emergendo sempre di più, crescendo un passo alla volta, tanto ambizioso, capace di essere autocritico anche di fronte a un bel piazzamento, se sentiva di poter fare anche meglio. Poi il Mondiale di Trondheim, la voglia di mettersi in mostra, essere protagonista in staffetta e nella team sprint in coppia con Pellegrino. D’improvviso un problema fisico inatteso, la paura nel corso dello skiathlon, lo stop forzato per un’aritmia. Difficile da accettare, ma Barp non ha mollato. L’intervento, il recupero poi il rientro già a fine stagione.
In quell’occasione l’azzurro ha dovuto aggrapparsi a tutta la propria autostima, mettere da parte quel ricordo negativo e guardare avanti verso i futuri obiettivi, il primo a breve termine: Milano Cortina 2026. La determinazione di non deludere sé stesso, di dimostrarsi all’altezza della situazione, seguendo passo per passo Pellegrino, i dettami di Cramer e i suoi compagni di squadra.
Poi una stagione positiva, il primo podio in Coppa del Mondo insieme a Pellegrino, un Tour de Ski da protagonista affrontato sempre con il sorriso e tanto entusiasmo, quindi la preparazione olimpica. E lì Barp ha confermato di che pasta è fatto, la sua capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo, credere tanto in sé stesso e non mollare mai anche quando sembra in difficoltà. E che bravo che è stato Elia già nella staffetta di domenica, quando sembrava staccarsi e invece ha reagito riuscendo addirittura a dare il cambio in terza piazza.
Oggi il classe 2002 azzurro è stato perfetto, con una prestazione di altissimo livello già a partire dalla qualificazione, con la gamba che andava seguendo la sua testa. Il cambio a Pellegrino e l’attesa al traguardo, lì dove lo ha poi abbracciato in un ideale passaggio di consegne.
Presto Pellegrino lascerà, ma Barp ha dimostrato di essere pronto a prenderne il posto insieme ai compagni di squadra. Una consapevolezza di sé e del team che il giovane medagliato olimpico ha confermato nell’intervista post gara: “Credo che in questi giorni abbiamo dimostrato di esserci, in staffetta anche con Davide Graz e Martino Carollo: siamo giovani ed il futuro è ancora da scrivere, ma di certo abbiamo capito di potercela fare”. Autostima, bravo Elia!

