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Sci di fondo

Sci di fondo – Rune Molland Sandøy racconta le difficoltà di Johannes Høsflot Klæbo da ragazzino: “Era uno dei molti competitivi, ma non eccelleva in alcun modo”

Photo Credits: Newspower.it

La stoffa del campione non sempre emerge sin dalle categorie giovanili, a volte serve tempo e pazienza prima di veder emergere un fuoriclasse. E’ il caso di Johannes Høsflot Klæbo che, nonostante i sei ori olimpici conquistati a Milano-Cortina 2026 in altrettante gare disputate, ha dovuto lottare da ragazzino per emergere.

Molto è dipeso anche dalla crescita fisica del talento di Trondheim, costretto a far i conti con atleti più sviluppati sin dalla tenera età, tuttavia la stoffa si poteva notare sin dall’inizio come raccontato dal suo ex allenatore Rune Molland Sandøy ai microfoni di NRK.

Non c’era nulla che facesse pensare che sarebbe arrivato più lontano di altri. Quando l’ho conosciuto, faceva parte di un gruppo più, con un forte istinto competitivo. Era uno dei tanti che erano competitivi, ma non eccelleva in alcun modo. Quando affrontavamo dei test, era in mezzo agli altri – ha sottolineato il tecnico norvegese – Tra tutti i cinquanta test che ho svolto, Johannes si collocava al di sotto della media dei cinquanta atleti del gruppo dei quindicenni sottoposti al test. È davvero speciale vedere come è andata a finire oggi”.

Lo stesso Klæbo ha sottolineato l’importanza del ruolo svolto da Sandøy che ha preferito puntare sul divertimento piuttosto che sul risultato, proponendo una serie di “competizioni” che spingessero i ragazzi a fare sempre meglio.

“Rune è un esempio lampante. Non si può avere una cultura più perfetta. Quando ero a Byåsen, dai 13 ai 16 anni, la cosa più bella che facevi durante la settimana era venire agli allenamenti congiunti. Aveva un sistema in cui si accumulavano punti a ogni singola sessione. C’era sempre una ‘sfida delle rune’ in ogni sessione. Quindi si ottenevano sempre punti presentandosi all’allenamento – ha aggiunto Klæbo a NRK -. – Era uno degli eventi più importanti dell’anno, la cui conclusione era sempre in primavera. Era una finale in cui si partiva a caccia di punti, in base al numero di punti accumulati durante l’anno. Rune era bravo con i fattori ambientali. Il clima che si respirava a Byåsen era davvero bello. Credo sia stato molto significativo. Essere coinvolti e padroneggiare lo sci in tutte le varianti possibili, e impossibili“.

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