“Da Natale in poi è stato un brutto periodo e sinceramente per me sono state delle brutte Olimpiadi, perché avrei voluto giocarmela per quello che sono ma non ho potuto”. È amareggiata Maria Gismondi, che ha maledettamente sofferto in Val di Fiemme per una condizione nemmeno vicina a quella sua abituale.
Difficoltà che l’hanno portata a fermarsi e, dopo tutte le analisi approfondite del caso, la romana delle Fiamme Oro ha scoperto la causa dei suoi problemi: toxoplasmosi, malattia provocata dall’infezione di un parassita. Gismondi è quindi costretta a fermarsi ed aspettare soltanto che le cose migliorino, che sia guarita per poi tornare ad allenarsi.
«La mia stagione è finita – ha detto Gismondi a Fondo Italia – non posso sapere quanto ci vorrà a guarire, ma speriamo sia il prima possibile, che almeno possa riprendere la prossima preparazione già al cento per cento».
La fondista di Subiaco, provincia di Roma, è quindi tornata sui problemi avuti in questo periodo: «Da Natale le cose sono andate malissimo – ha detto Gismondi – la mia stagione è praticamente finita con quel bel sesto posto a Trondheim. Ho preso una brutta influenza in occasione della tappa di Davos e ci ho messo tanto a recuperare da quella. Di fatto non ho più gareggiato fino ai Giochi Olimpici. La fase di avvicinamento alle Olimpiadi è stata difficile, ma a metà gennaio mi sembrava che le cose andassero meglio. Durante il raduno pre olimpico a Dobbiaco ho però sentito che non avevo energie e forze, così anche a Lago di Tesero. Faticavo a recuperare, avevo tutti segnali negativi».
Nonostante ciò Gismondi ha deciso di partecipare alle Olimpiadi. «Mi sembrava giusto provare, anche perché ci tenevo tanto a fare quella 10 km alla quale mi ero qualificata. Fino all’ultimo ho sperato che le cose potessero migliorare dallo skiathlon alla 10 km, che in un modo o nell’altro potessi essere in condizioni migliori. Per ogni atleta è importante prendere parte alle Olimpiadi e mi sembrava giusto onorare la gara. Purtroppo si è visto che non ero nemmeno lontanamente la vera Maria e mi dispiace tantissimo, fa davvero male e brucia».
Dopo le Olimpiadi la poliziotta di Subiaco ha fatto analisi ancora più approfondite per scoprire cosa avesse. Ed ecco il verdetto: toxoplasosmi. «Grazie alla FISI e alle Fiamme Oro ho potuto sostenere diverse visite con professionisti – ha detto l’azzurra – e si è scoperto che già da un mese avevo la toxoplasmosi, che mi aveva ovviamente debilitata. Ovviamente ciò significa che la mia stagione è finita perché ci vuole un po’ per riprendersi, quindi ormai se ne parla per la prossima stagione».
Per la giovane romana, sempre molto determinata e consapevole della propria forza, è stato un periodo ovviamente molto difficile anche mentalmente. Come accettare, dopo quel bel sesto posto di Trondheim che aveva fatto seguito alla top ten ottenuta già a Oslo nel finale della stagione precedente, di non poter essere sé stessa nel suo format preferito proprio sulle piste di casa in Val di Fiemme?
«Si, da quando ho avuto quella influenza a Natale, ho vissuto proprio un brutto periodo – ha ammesso Gismondi – non ho più visto uno spiraglio di luce. Già prima di scendere in pista ai Giochi Olimpici, avevo capito come sarebbe andata. So che le Olimpiadi sono una bella esperienza, il sogno di ogni atleta e bisognerebbe godersi l’evento. Ma per me è stata una sofferenza, è stato brutto perché avrei voluto giocarmela per quello che sono. Tutti gli atleti si allenano inseguendo un obiettivo e non poterlo fare è stato frustrante, sapendo che le Olimpiadi in Italia non torneranno più. Poi mettiamoci che stavo male e non ne capivo il motivo. Paradossalmente è stato quasi un sollievo quando dalle analisi ho avuto la risposta della toxoplasmosi».
Ha fatto un sospiro Gismondi, quando le abbiamo chiesto della staffetta femminile, delle sensazioni provate nel vedere le sue compagne lottare per il podio. Inevitabile porsi domande, chiedersi cosa sarebbe accaduto se ci fosse stata anche lei nella sua miglior versione. «Ero sul divano di casa mia che guardando la gara – ha detto l’azzurra – le sensazioni erano contrastanti, perché ero davvero contenta per le mie compagne che stavano facendo una bella prestazione, ma dall’altra parte è stato frustrante e brutto pensando che avremmo potuto giocarci qualcosa di davvero importante se avessi potuto mettere a disposizione della squadra la miglior versione di me stessa, come stavano facendo loro».
Da un anno complicato però Maria Gismondi ha preso tanti appunti. «Anche in questa stagione ho imparato tante cose. Ho capito sicuramente cosa mi fa bene nell’allenamento e da mettere in pratica anche il prossimo anno. Ma ho anche avuto qualche lezione dal punto di vista della mia gestione sportiva e della vita privata, cose che indipendentemente dalla malattia devo migliorare per fare ancora meglio».
Gismondi ha quindi già iniziato a guardare avanti. «Diciamo che dove vivo adesso (Valdieri, provincia di Cuneo), quelle francesi sono quasi Olimpiadi di casa. Ma ovviamente non saranno in casa. Quanto accaduto mi lascia tanta voglia di riscatto per la prossima stagione, perché i Mondiali di Falun sono vicini. Poi per la prima volta posso iniziare un nuovo quadriennio ponendomi subito l’obiettivo olimpico a differenza di quanto accaduto quattro anni fa. Inoltre, visto anche il comportamento delle mia compagne, credo che possiamo fare qualcosa di bello anche come squadra. Anzi, auguro loro già adesso un bel finale di stagione».
L’ultimo pensiero è per i suoi tifosi, le persone della sua Subiaco, quelle che ci sono sempre state dai tempi del Winter Sport Club Subiaco, da quando era bambina. Un paese intero, in provincia di Roma, che si era attivato per seguirla durante i Giochi Olimpici, con l’orgoglio di vedere lì quella ragazzina che andava da tutte le parti sugli skiroll e si allenava tanto fin da giovanissima.
«Mi ha fatto felice sapere che tutta Subiaco mi stava seguendo. Avevano anche messo un maxi schermo per vedere le gare. Senza dubbio è stato per me uno dei dispiaceri più grandi non riuscire a essere la vera Maria, anzi, andavo più indietro che avanti quel giorno. Anche se sono felice di sapere che loro sono lì comunque orgogliosi di me. A maggior ragione spero tra quattro anni di arrivare in Francia come la vera Maria e regalare loro una gioia più grande».

