L’inverno di Tommaso Giacomel sembrava destinato a consacrarlo definitivamente tra i grandi del biathlon mondiale. Il venticinquenne trentino è stato per tutta la prima parte della stagione estremamente competitivo ai massimi livelli, conquistando risultati importanti e arrivando a indossare il pettorale giallo di leader della Coppa del Mondo, anche se in forza dell’assenza di Johan Olav Botn. Nelle ultime settimane, però, e in particolare ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, degli eventi inattesi hanno stravolto la sua stagione.
“Questa stagione ha avuto molte fasi diverse”, racconta Giacomel in un’intervista rilasciata alla televisione norvegese NRK. “Da un lato ho dimostrato di poter essere molto competitivo, dall’altro ho perso un caro amico. È ancora difficile accettare che Sivert non ci sia più”.
Il riferimento è chiaramente alla tragica scomparsa del norvegese Sivert Guttorm Bakken, una disgrazia che ha colpito profondamente l’ambiente del biathlon e lo stesso atleta azzurro, suo carissimo amico. Nonostante il dolore, Giacomel era riuscito a proseguire la stagione con ottimi risultati. A gennaio, infatti, aveva raggiunto il vertice della classifica generale, e anche le Olimpiadi sembravano essere iniziate al meglio, con il quartetto azzurro della staffetta mista che aveva messo al collo una medaglia d’argento pesantissima, il miglior risultato nel format per l’Italia ai Giochi Olimpici.
Poi però, le gare individuali non sono andate come il primierotto avrebbe sperato e, nella Mass Start conclusiva, dopo un’ottima prima parte di gara in cui il 25enne era in testa, è arrivato l’episodio che ha cambiato radicalmente il finale della sua stagione. Come mostrato dalle immagini televisive, nel corso del terzo giro l’azzurro ha iniziato a faticare lungo il tracciato, fino a fermarsi completamente.
“Il mio corpo mi ha aiutato in molte gare, ma nella gara olimpica di sci di fondo ha deciso di mollare. In quel momento ho avuto paura”, ricorda. “Mi sono fermato, ho tolto gli sci e mi sono seduto. Intorno a me vedevo persone molto preoccupate e allora ho iniziato ad avere paura anche io. È stata un’esperienza insolita. Sentivo il cuore battere fortissimo. È successo subito dopo il poligono, e non è normale perché di solito dopo il tiro il corpo tende a calmarsi. Avevo la sensazione di soffocare, come se non riuscissi a respirare normalmente. Ho provato a continuare sciando molto piano, ma non riuscivo ad accelerare e alla fine ho dovuto fermarmi”.
Dopo il ritiro dalla gara, Giacomel è rientrato allo stadio autonomamente prima di essere trasferito in ambulanza ad Anterselva per i primi accertamenti medici. In serata è stato poi trasportato in elicottero a Bolzano e il giorno successivo trasferito all’ospedale Galeazzi di Milano per ulteriori controlli. La speranza, da parte sua, era di riprendere subito con gli impegni in Coppa del Mondo, ma per lui c’erano invece altri piani.
“La risposta del medico è stata che non sarebbe stato possibile, perché probabilmente avrei dovuto essere operato il giorno dopo”. Gli esami hanno individuato un’anomalia nel sistema di conduzione elettrica del cuore, responsabile di disturbi del ritmo cardiaco. Per risolvere il problema i medici hanno eseguito un’ablazione cardiaca, lo stesso tipo di intervento a cui sono stati sottoposti l’azzurro Elia Barp e la biathleta norvegese Ingrid Landmark Tandrevold la scorsa stagione. “Il medico mi ha spiegato che si trattava di una condizione presente dalla nascita. Spesso però non viene scoperta finché non si arriva intorno ai 25 o 29 anni”.
Dopo l’operazione è arrivata la decisione inevitabile: stagione conclusa in anticipo. Ora l’atleta si sta dedicando al recupero a casa e ieri, tredici giorni dopo l’intervento, è riuscito a svolgere una prima, leggera sessione di allenamento. Nel frattempo, però, la sua assenza si farà sentire anche nelle ultime tappe della Coppa del Mondo; nonostante i medici avessero dato il loro benestare a un rientro per Holmenkollen, Giacomel ha preferito non forzare i tempi. “Mi è stato detto che forse avrei potuto gareggiare, ma quando si resta fermi per due settimane è difficile essere davvero competitivi. Non voglio presentarmi a una gara senza essere sicuro che il mio corpo stia bene”.
Nel circuito, intanto, non sono mancati i messaggi di sostegno da parte degli avversari. Il norvegese Martin Uldal ha espresso dispiacere per quanto accaduto: “È passato dall’essere uno dei favoriti e leader della classifica a doversi fermare improvvisamente. È davvero dura”.
Per ora Giacomel guarda avanti, concentrandosi sul recupero completo e sulla prossima stagione. Nel frattempo promette di seguire le gare, seppur da spettatore. “Non sono una persona che si arrabbia o si frustra quando non può gareggiare. Starò sul divano a tifare per gli altri”.

