La carriera di Kamil Stoch si avvicina sempre più spedita verso i titoli di coda. Il due volte vincitore della Sfera di Cristallo ha annunciato la scorsa primavera che avrebbe lasciato il salto con gli sci al termine di questa stagione. In un’intervista a Skijumping.pl non nasconde le emozioni di questi mesi, un lungo tour d’addio al suo pubblico e alle località che, nella sua carriera ventennale, gli hanno tante soddisfazioni. Nonostante l’assenza di risultati eclatanti, sotto i trampolini di Coppa del Mondo tanti sono ancora i tifosi che si radunano per supportare il 38enne polacco.
«Vedo e sento queste persone. Percepisco quello che mi dicono. Ricevo molte parole gentili. Sono parole di ringraziamento per tutti questi anni. Nessuno si concentra su quello che sta succedendo adesso. Si guarda all’insieme, a tutto quello che è successo finora. Forse anch’io inizierò a guardarlo così, ma tra un po’ di tempo. Fino alla fine sono concentrato sulla lotta e sulla competizione. Mi fa male quando non riesco a soddisfare le aspettative che io stesso mi sono imposto e le sfide semplici che ho in ogni giorno di gara. Ho scelto questo sport e questa è la mia vita. Quando andava tutto alla grande riuscivo a mostrare quanta felicità mi dava. Quando invece le cose vanno male, non riesco a nasconderlo. Lo mostro apertamente. Sono fatto così. Ma ringrazio per tutto il supporto e per il tifo. Anche questo tiene vivo il mio vero “io”, il vero Kamil, che vuole ancora vincere».
Per questo stesso motivo, i risultati altalenanti di questa stagione, gli provocano sentimenti contrastanti, come ad esempio nell’ultimo weekend, a Lahti, dove è riuscito a raggiungere la top 10 in gara 1 (anche se la gara si è disputata su una sola serie) per poi non riuscire ad esprimersi sullo stesso livello nel resto del weekend.
«Dentro di me combattono due forze, forse addirittura tre. La prima è quella che è stata con me fin dall’inizio. Il mio vero “io”, quello che vuole sempre lottare. Forse dopo il piazzamento nella top 10 si è riaccesa la voglia di ottenere qualcosa in più, si sono attivati ulteriori stimoli che però hanno avuto un effetto distruttivo. Poi ci sono anche forze dentro di me che dicono: non c’è più nulla per cui combattere, perché continuare a provarci? Ci ho provato negli ultimi due anni e in un certo senso è stato un fallimento. C’è però ancora un’altra forza che dice che restano ancora alcune gare e chissà, magari ci sarà un po’ di fortuna, come venerdì, e succederà qualcosa di bello per me.»

