Nell’ultima gara di sci di fondo, disputata domenica i sui 50km delle piste di Oslo-Holmenkollen, si è aggiunto l’ultimo tassello di una lunga serie allo strapotere norvegese nello sci di fondo maschile. Non solo tre atleti di casa sono saliti sul podio, ma le prime otto posizioni della classifica sono state occupate interamente da fondisti norvegesi.
Una tendenza che, complice anche l’assenza degli atleti russi dal circuito internazionale, ha permesso alla Norvegia di dominare la Coppa del Mondo di sci di fondo nelle tre stagioni precedenti. Negli ultimi quattro inverni la squadra scandinava ha conquistato più di 25 vittorie individuali nel circuito maschile.
Anche quest’anno i numeri sono eloquenti: quando manca ancora una tappa al termine della stagione, la Norvegia ha già raccolto 22 successi individuali, lasciandone appena uno alla Francia e uno agli Stati Uniti. Ancora più impressionante il bilancio dei podi: 53 dei 72 posti disponibili sono stati occupati da atleti norvegesi.
Su questo dominio quasi assoluto è stato interpellato dal quotidiano norvegese Verdens Gang (VG) il veterano azzurro Federico Pellegrino, ormai vicino al ritiro. Proprio lo scorso weekend il valdostano ha ricevuto dalle mani di re Harald V la prestigiosa Holmenkollen Medal, la più alta onorificenza dello sci norvegese, in riconoscimento della sua carriera e del contributo dato alla disciplina dentro e fuori dalle piste. Nonostante l’omaggio ricevuto a Oslo, Pellegrino non ha evitato di sollevare alcune questioni scomode sul futuro dello sci di fondo.
L’atleta delle Fiamme Oro ha diverse idee su come rendere lo sci di fondo più interessante al di fuori dalla bolla scandinava di Norvegia e, al femminile, Svezia. Attualmente, quando una gara si disputa in casa, le federazioni possono schierare numerosi atleti grazie alla quota nazionale. Nel caso della Norvegia questo significa avere al via anche dieci o dodici fondisti che possono competere per il podio grazie ad un bacino pressoché enorme di atleti di altissimo livello, mentre nei grandi eventi come Olimpiadi e Mondiali il limite è fissato a quattro.
“Forse sarebbe opportuno avere solo un numero limitato di atleti per nazione, come succede alle Olimpiadi e ai Mondiali. In quei casi l’interesse del pubblico, anche fuori dalla Scandinavia, è molto alto. Sono scelte che devono essere fatte” dice il valdostano. “Io sono riuscito a essere competitivo anche con molti norvegesi e svedesi in gara. Quindi è possibile. Ma se mi chiedete come aumentare il pubblico in Europa, bisogna sacrificare qualcosa.”
Un altro problema, secondo Pellegrino, sta nelle possibilità dei Paesi nordici di poter investire nella ricerca e nello sviluppo dei materiali, con risorse economiche ben lontane da quelle che hanno a disposizioni le altre nazioni, e questo diventa sempre più un fattore decisivo nello sci di fondo.
“Negli ultimi dieci anni abbiamo dovuto competere senza gli stessi materiali. Secondo me dovrebbero essere introdotte alcune regole. Al momento sembra che più si investe nella sciolinatura, migliori siano i risultati. Non mi sembra giusto, soprattutto se vogliamo raggiungere pubblico fuori dalla Scandinavia. Molti altri sport hanno regole su questo tipo di cose. Ma nello sci di fondo al momento non è così.”
Alla domanda se crede che qualcosa cambierà, Pellegrino dimostra di non essere particolarmente ottimista: “Da quello che ho visto negli ultimi 15 anni, questo sport non vuole fare nulla, perché molti pensano che il problema riguardi solo lo spettacolo della gara. Ogni anno cerchiamo di inventare qualcosa di nuovo, ma il problema non è lì.”

