Si è conclusa con un decimo posto nella 50 km di Holmenkollen la prima stagione internazionale di Savelii Korostelev. Una stagione particolare, in cui la FIS, seguendo le indicazioni del CIO, ha riaperto le porte ad alcuni atleti russi e bielorussi sotto bandiera neutrale.
Dopo un primo periodo di assestamento, approdato in Coppa del Mondo solo a dicembre a Davos, per il 22enne sono arrivate le prime soddisfazioni, con diverse flower ceremonies e il primo podio a Lahti.
Intervistato da Sports.ru al termine della gara di sabato, il giovane fondista russo ha tracciato un bilancio molto positivo dei suoi tre mesi nel circuito d’élite.
“Mi darei un nove”, ha spiegato Korostelev valutando la propria stagione. “Perché la mia stagione d’esordio è andata piuttosto bene, nonostante un inizio difficile. Se escludiamo il 15° posto nella 10 km delle Olimpiadi, credo che ogni gara che ho disputato quest’anno sia stata tra le prime dieci. È un livello solido: entrare regolarmente in top 10 in Coppa del Mondo”.
Dopo essersi rapidamente ritagliato uno spazio tra i migliori fondisti del panorama internazionale, Korostelev guarda già alla prossima stagione con fiducia anche in chiave ranking. Arrivare tra i primi quindici, infatti gli permetterebbe di raggiungere anche un altro traguardo importante: secondo il regolamento della FIS, infatti, i primi quindici delle classifiche vedono le spese di spostamento coperte dalla federazione internazionale.
“Non so ancora esattamente come sarà la classifica distance, ma penso di avere tutte le possibilità di restare tra i primi 15”, ha spiegato. “Sono riuscito anche a ottenere un buon risultato nella classifica generale. Ho saltato sei gare all’inizio della stagione e c’è stata un po’ di confusione a Davos, ma restare tra i primi 10-15 nel ranking generale e in quello distance è un buon livello e una buona base per provare a lottare per il podio l’anno prossimo”.
Un obiettivo ambizioso ma realistico per uno degli atleti più promettenti del movimento russo, che non nasconde però un piccolo rimpianto.
“La stagione è stata buona, ma avrei davvero voluto una medaglia olimpica”, ha ammesso; del resto, era principalmente quello il motivo per cui la Federazione Russa ha fatto ricorso al TAS dopo il diniego da parte della FIS della riammissione alle gare. “Dobbiamo lavorare sulla neve, adattare alcuni aspetti tecnici e migliorare la parte funzionale. Ci siamo osservati molto durante le gare, analizzando i dettagli. Nel complesso penso che sia stata un’ottima stagione”.
Korostelev ha poi parlato anche del rapporto con il suo allenatore, Yegor Sorin. Nonostante l’assenza del tecnico dalle gare, specialmente cui quelle olimpiche, il fondista non ritiene che la situazione abbia inciso sui risultati.
“Abbiamo un processo di allenamento e organizzazione molto ben strutturato, e gran parte del merito è suo”, ha spiegato. “Anche senza di lui in pista non sarebbe cambiato molto. Se mi avesse urlato qualcosa durante la gara forse sarei passato cento metri più veloce, ma niente di più”. Il sistema di lavoro del gruppo, ha concluso Korostelev, prevede già una grande autonomia da parte degli atleti. “Nel nostro gruppo siamo tutti abbastanza indipendenti. Negli ultimi anni molti training camp si sono svolti a distanza, senza allenatore. In un certo senso questa situazione è diventata la norma”.
La stagione internazionale è dunque archiviata, ma per Korostelev il calendario non è ancora finito: nelle prossime settimane il giovane russo sarà impegnato nelle competizioni nazionali, prima di iniziare a costruire una stagione 2026-27 che potrebbe definitivamente consacrarlo tra i protagonisti del fondo mondiale.

