A Holmenkollen, al termine della stagione di Coppa del Mondo, Lou Jeanmonnot ha vissuto uno dei momenti più significativi della sua carriera: la consegna della Sfera di Cristallo generale. Un’emozione intensa, accompagnata dalle lacrime soprattutto quando la premiazione è avvenuta direttamente dalle mani di Franziska Preuss che, solo un anno prima, aveva conquistato la vittoria della Classifica Generale proprio nella Mass Start finale a discapito della francese.
Un momento particolarmente simbolico che la transalpina ha condiviso con i media francesi. «Di solito sono i membri dell’IBU a consegnare i globi, il che ha senso – riporta Nordic Magazine – ma ne ha ancora di più quando è qualcuno che apprezzi, per cui provi rispetto e amicizia e con cui hai una storia. È stato perfetto così. È una bella storia. È incredibile poter vivere una cosa del genere e immagino sia raro. Mi sento estremamente fortunata ad averlo potuto vivere».
In generale, anche se la vittoria era ormai nell’aria da diverse settimane, la 27enne fa ancora fatica a realizzare e a mettere a fuoco il turbinio di emozioni che sta vivendo: «È molto difficile mettere una sola parola su questo, anche più di una. È indescrivibile. C’è orgoglio, c’è stanchezza, tantissimo piacere per quello che è successo negli ultimi due anni. È un sentimento di realizzazione e, più in generale, un sogno che si realizza. Tutto questo è mescolato con fatica, esaurimento e, emotivamente, non ho più nulla da dare. È stato intenso. Sono davvero fiera e non vedo l’ora di condividere tutto questo».
Un traguardo che affonda le radici in un percorso lungo e non sempre lineare. Ripensando alle ultime stagioni, Jeanmonnot ha sottolineato il valore dell’esperienza accumulata: «Penso davvero che l’anno scorso sia stato uno spartiacque per crescere o per restare letteralmente a terra. Mi piace la storia così come si è sviluppata negli ultimi quattro anni. Sono cresciuta in modo diverso, ho imparato tante cose, mi sono conquistata un’amica l’anno scorso, anche se era la mia principale rivale. Il trofeo è bello, ma la storia che c’è dietro lo è ancora di più. È questo che mi piace: l’avventura umana è importante ed è ciò che resta. Questi quattro anni sono stati intensi, li ricorderò per tutta la vita».

