Ci accoglie con la solita gentilezza, vestito con la divisa azzurra ma in una versione quasi primaverile. L’allenamento femminile a Holmenkollen si è appena concluso, mentre il sole illumina il poligono del tempio dello sci nordico. Il mitico trampolino troneggia alle spalle di Jonne Kähkönen, mentre lo sguardo viene nascosto dagli occhiali da sole.
Un’intervista che era già concordata da giorni, anche se ci aveva sorpreso la sua scelta di farla venerdì, anziché in giornate più calme come quelle di martedì o mercoledì, quando addirittura non ci si è allenati a causa della nebbia. Abbiamo scoperto le sue motivazioni nel corso della chiacchierata: Kähkönen aveva intenzione annunciare ufficialmente il suo addio alla nazionale azzurra, ma prima voleva comunicarlo alle atlete.
Buongiorno. Come le avevamo detto, ci piacerebbe fare un bilancio di questi quadriennio appena terminato.
«Fin dall’inizio abbiamo parlato di un progetto di quattro anni. Da una parte lavorare con Lisa (Vittozzi) farla tornare lì dove un talento come lei doveva stare, dall’altra alzare il livello delle atlete più giovani. Direi che in entrambi i casi abbiamo fatto un bel passo avanti, anzi anche due. Per le giovani vedo che c’è ancora del lavoro da fare. Ho visto che il potenziale c’è, abbiamo ottenuto qualche buon risultato ma sono convinto che si possa fare di più».

Su cosa si deve ancora lavorare?
«Riuscire a stare sempre sul pezzo in entrambi gli aspetti del biathlon. Serve una maggiore costanza di prestazione».
Quest’anno è piaciuta molto la crescita di Passler, che ha mostrato anche una certa continuità.
«Si, lei è stata più costante. Non sono però sorpreso perché già un anno fa, prima di inizio stagione aveva già alzato il livello. Solo che poi si era ammalata proprio alla vigilia del via».

Al suo arrivo in Italia le si chiedeva di contribuire al rilancio di Lisa Vittozzi. Tutti abbiamo ancora negli occhi quanto le accadde a Pechino nel 2022. Che sfida è stata? Che tipo di lavoro aveva impostato con lei?
«All’inizio ho ascoltato tanto ciò che aveva da dire, per conoscere le sue idee e come vedeva il lavoro. Abbiamo quindi cercato un punto di incontro per lavorare bene insieme, che è la cosa più importante. Per come la vedo io, non esistono segreti nel biathlon. L’allenamento è semplice, tutti fanno più o meno le stesse cose. Con lei già il primo anno abbiamo parlato tanto della tecnica del tiro, dei dettagli, come la coordinazione o, cosa fondamentale per me, la giusta respirazione prima della serie. Si è lavorato tanto anche sulla parte tecnica, perché alla fine con un atleta di alto livello come lei si torna sempre sulla tecnica, perché se c’è pressione e hai qualche dubbio, è più facile concentrarsi su quel tipo di aspetti per allentare la pressione».

Ovviamente anche su di lei vi era tanta pressione. Come ha vissuto emotivamente quelle prime gare stagionali, quando c’era la curiosità di vedere se Vittozzi fosse sulla strada giusta?
«Quell’estate, in occasione dei Mondiali Estivi di Ruhpolding, ho visto che lei c’era ed era subito pronta per le gare. Ovviamente le cose cambiano quando si arriva alle prime gare invernali, quindi c’era una tensione diversa in occasione delle gare di Kontiolahti. Diciamo che io solitamente non sento molta pressione, ma le prime gare di quella stagione furono un po’ un’eccezione, anche perché si cominciava proprio a casa mia e ci tenevo in modo particolare. Diciamo che Lisa ha subito risposto alla grande ed è stata una grande settimana, dalla quale è uscita col pettorale giallo».

E in quella prima stagione, oltre alla ripresa di Vittozzi è arrivato anche un grande successo di squadra, lo storico oro in staffetta ai Mondiali di Oberhof.
«Una grandissima gioia per le nostre atlete e per tutta la squadra, noi allenatori e tecnici. È stato stupendo, l’Italia non aveva mai vinto quell’oro. È stato qualcosa di speciale per me, ma in particolare per le ragazze, soprattutto le due più giovani, Hannah (Auchentaller) e Sammy (Comola). Per me è stato molto importante vedere che il lavoro impostato era quello giusto e con queste ragazze era possibile anche ottenere grandi risultati».

Nella stagione successiva sono poi arrivati i grandi successi di Vittozzi, il titolo mondiale e soprattutto la Coppa del Mondo. Come si vivono quei momenti da allenatore?
«Per me sicuramente è stato speciale, mi mancava la vittoria della generale. È qualcosa di diverso, perchè è abbastanza dura essere sempre lì ad alto livello, ma lei ha fatto un lavoro superlativo. Anche per me emotivamente non è stato semplice, una stagione del genere porta via tante energie anche a noi allenatori. Diciamo che dopo Canmore ero cotto. Ma una gioia così ti dà poi tante forze».

Come sono state poi le ultime due stagioni senza avere Lisa Vittozzi nel gruppo?
«Due anni fa aveva ancora lavorato con noi in estate, prima di fermarsi alle porte della stagione, quindi non l’abbiamo avuta nel corso della Coppa del Mondo. Ovviamente in questi casi qualcosa cambia nelle dinamiche del gruppo, è sempre così quando qualcuno è assente per infortunio o smette. Ho sempre detto che se manca qualcuno, arriva sempre qualcun altro a coprire quello spazio. In quest’ultimo anno e mezzo ho visto dei miglioramenti dalle ragazze che possono far sperare, specie quest’anno hanno lavorato molto bene. Magari i risultati non lo hanno dimostrato, ma sono convinto che li vedrete in un anno o due».

Ci è rimasto male per la scelta di Lisa Vittozzi di allenarsi fuori dalla squadra?
«Si, ma perché mi piace lavorare con lei. Lisa non è solo una grande atleta ma una bella persona. In realtà, io voglio sempre il meglio per un atleta e una squadra e alla fine ha vinto un oro alle Olimpiadi , quindi è andata bene».
È consapevole di aver fatto comunque parte di quel successo olimpico?
«Certamente so di essere stato parte di quel percorso. Poi ovviamente ero sempre al fianco di Edo (Edoardo Mezzaro), anche perché abbiamo lavorato tanto insieme nei primi due anni in squadra e abbiamo un ottimo rapporto. Ha fatto un grandissimo lavoro e sono felicissimo per le soddisfazioni che si è tolto».

Parliamo di futuro. Si è chiuso un quadriennio. Lei ha già deciso cosa fare? Il reel pubblicato giovedì sui social è apparso come un addio.
«Posso dire che non continuo con la squadra. È ufficiale, ho parlato con le ragazze giovedì sera. Il video non era casuale, ho voluto pubblicare tutti i bei ricordi vissuti in questi anni. Giovedì è stato commovente ed è stata dura per me comunicarlo alle ragazze. Un momento emozionante. Con Klaus (Hollrigl) abbiamo sempre parlato di un progetto di quattro anni verso le Olimpiadi»
Per quanto riguarda il futuro? Vieni accostato a diverse squadre.
“In realtà io non so cosa farò. Ci sono stati vari colloqui, ma nulla di fatto perché fino ad oggi non ho pensato a niente altro, solo all’Italia».

Ci può dire per lei quali sono stati i momenti più belli e più difficili del suo quadriennio?
«Beh senza dubbio l’oro in staffetta nella prima stagione e la coppa del mondo generale con Lisa, ma anche il suo oro individuale. Quelli più difficili? È stata una bella avventura (ride, ndr)».
Cosa l’ha colpita del biathlon italiano sia positivamente che negativamente?
«No, sono stato colpito solo positivamente. Fin dal primo giorno abbiamo lavorato benissimo insieme e non c’è stato nulla di negativo. Mi piace tanto il modo in cui Klaus (Höllrigl) lavora da dt, perché è tutto ben organizzato, ci dà sempre belle motivazioni ed è possibile parlare con lui in ogni momento. Ciò ci aiuta poi a prendere le decisioni giuste».

Vedendo il suo video, si è percepito anche l’ottimo legame con gli altri tecnici azzurri.
«Mi è piaciuto tantissimo il rapporto che si è formato con tutti i nostri tecnici, come ho detto anche a loro. Per quella che è la mia esperienza, non accade lo stesso in tutte le squadre, non trovi sempre questa unita di gruppo e una vera amicizia. Un’unità che è stata importante specialmente lo scorso anno nelle difficoltà, quando Lisa non c’era, Doro stava vivendo un anno difficile e Tommy (Giacomel), ancora non stava ottenendo quei risultati che sia lui che i tecnici si aspettavano. Solo nei momenti come quello, quando si è in difficoltà, si può davvero valutare il lavoro all’interno della squadra».
In occasione del suo arrivo, si poteva quasi pensare che nelle gare femminili vi fosse un team Doro guidato da Cianciana e un team Lisa guidato da lei. Ogni speculazione è venuta meno vedendo la vostra bella unità al poligono.
«Come ho sempre detto io, io e Fabio siamo un dynamic duo, un’unica persona. Ci siamo subito trovati, abbiamo la stessa filosofia di allenamento, di tiro, e abbiamo lavorato molto bene insieme. E così come con Fabio, lo stesso posso dirlo di Alex (Inderst), Zat (Zattoni), Edo (Mezzaro) ed ovviamente Mirco (Romanin), con cui abbiamo lavorato tanto assieme seguendo le ragazze ed è nato un bellissimo rapporto».

Che impressioni ha avuto dal nostro paese?
«Bellissimo. L’ho apprezzato e ne ho approfittato anche per scoprirlo ancora più approfonditamente nella sua bellezza e nella sua cultura. Con mia moglie e mio figlio abbiamo fatto anche qualche vacanza. Lo scorso anno abbiamo passato una settimana in Sicilia. Mi è piaciuta tantissimo. Mi ha colpito tanto la cultura, che ho imparato ad apprezzare ancora di più scoprendola meglio».

E caratterialmente? Ha un carattere quasi da italiano.
«In realtà sono sempre stato così. Sono una persona molto aperta. Il mio vecchio capo, Bernd Eisenbichler, oggi dt della Germania, mi ha sempre detto che io non sempre un finlandese (ride, ndr)».

