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Biathlon – Il dt Klaus Höllrigl: “Felice del nostro quadriennio. La cosa più bella è stata la compattezza della squadra nelle difficoltà”

Foto Credits: Dmytro Yevenko

Ha lo sguardo orgoglioso quando parla del lavoro fatto in questi anni, dei successi ma anche e soprattutto della compattezza dimostrata nei momenti di difficoltà. Nonostante le pressioni e anche le incognite che potevano esserci alla vigilia della stagione, i dubbi sul ritorno immediato ai vertici di Vittozzi, la conferma e la definitiva esplosione di Giacomel, la condizione di Wierer, la tenuta di Hofer e la crescita del resto del gruppo, il 2025/26 è stato un anno da record per il biathlon italiano: 10 vittorie e 23 podi tra Coppa del Mondo ed Olimpiadi, come mai in passato. È arrivato poi il primo storico oro olimpico, quello di Lisa Vittozzi ad Anterselva, un risultato atteso.

La mixed zone a Oslo Holmenkollen è quasi vuota, gli ultimi giornalisti e cameraman rimasti portano via le loro cose, mentre Klaus Höllrigl arriva a parlarci dopo un breve briefing con tecnici e atleti. Il bilancio va oltre quello della stagione, ma si sposta su un quadriennio intero, per guardare anche al futuro.

Si chiude una stagione da record per l’Italia. I numeri parlano per voi.

«Sono molto contento di quanto abbiamo fatto. Non è certo banale riuscirci proprio nell’anno delle Olimpiadi in casa, perché vuole dire che ci siamo presentati pronti proprio quando volevamo e dovevamo esserlo. Quanto ottenuto è stato frutto del grande lavoro dello staff tecnico e degli atleti, oltre dell’aiuto che ci ha dato la Federazione».

Staffetta mista
Foto Credits: Dmytro Yevenko

Record di podi e vittorie arrivati nonostante le assenze di alcuni big in determinate fasi della stagione.

«Non abbiamo avuto sempre tutti a disposizione, ma bisogna prendere le cose come arrivano e non possiamo lamentarci. Abbiamo fatto una buona stagione quando contava. Che Vittozzi e Wierer saltassero Oberhof era però previsto già in partenza, così come sapevamo fin dall’inizio che Doro avrebbe smesso dopo le Olimpiadi. Purtroppo, invece, la sfortuna ci ha privati di Tommaso nella parte finale della stagione. Bisogna accettare anche questo».

© Dmytro Yevenko

Probabilmente alla vigilia della stagione avreste firmato per vincere il primo oro olimpico nella storia. È arrivato, ma dopo i risultati ottenuti in inverno ci si aspettava quasi di più dai Giochi. Qual è il vostro giudizio?

«Abbiamo fatto una buona Olimpiade. Ovviamente, se andiamo a vedere i risultati ottenuti nei due mesi precedenti, è anche legittimo avere un po’ di amaro in bocca, in particolare se si va a guardare come sono andate alcune gare. Ma anche in questo caso non possiamo lamentarci, è arrivato il primo storico oro, abbiamo vinto due medaglie e dobbiamo essere contenti».

© Giuseppe Giugliano/CONI

Rispetto a quanto accaduto in passato, quest’anno l’Italia è andata in crescendo nel corso del quadriennio olimpico. Qual è il suo giudizio su questi quattro anni?

È stato sicuramente ottimo. Siamo partiti con degli obiettivi che in gran parte sono stati raggiunti. Abbiamo un po’ tribolato lo scorso anno, mentre nelle altre tre stagioni abbiamo benissimo, togliendoci soddisfazioni. Devo dire che abbiamo lavorato tanto per tenere sempre un’alta qualità in allenamento e ciò ha portato i suoi frutti. È stato un quadriennio positivo ed è stato positivo chiuderlo facendo la migliore stagione del quadriennio, perché non è stato sempre così».

Cosa le è più piaciuto di questa squadra in questo quadriennio?

«Senza dubbio la compattezza dimostrata lo scorso anno quando eravamo in grande difficoltà ed anche le cose semplici erano diventate complicate. In quel momento siamo rimasti compatti, abbiamo reagito di squadra e insieme siamo usciti dalla crisi. Quello ci ha permesso di fare una bella stagione quest’anno. Per me questo vale più dei successi. Inoltre penso che quanto successo un anno fa ci abbia fatto maturare tanto, aiutandoci a raccogliere le occasioni che si sono presentate».

Foto Credits: Dmytro Yevenko

È ufficiale l’addio di Jonne Kähkönen. L’allenatore finlandese è stata una figura importante in questi anni.

«Sono assolutamente contento del suo lavoro. È stato un valore aggiunto per la nostra squadra, ci ha portato tanto ed è diventato un pezzo importante del gruppo. Ci serviva la sua esperienza al poligono. Posso solo ringraziarlo per questi anni. Non sarà semplice da sostituire, ma ce la faremo».

Negli ultimi due quadrienni olimpici, l’Italia ha sempre vinto la Coppa del Mondo generale, due volte con Wierer e una con Vittozzi. Crede che possa essere un obiettivo per il prossimo quadriennio?

«Credo che sia uno degli obiettivi che l’Italia si porrà per il prossimo quadriennio».

La vedremo ancora alla guida della nazionale azzurra nel prossimo quadriennio?

«Io ho una grande voglia di lavorare altri quattro anni con questa squadra, ma deciderà la Federazione. Sono pronto a mettermi ancora a disposizione se vorranno affidarsi a me».

Foto credits: Dmytro Yevenko

A Holmenkollen abbiamo rivisto Tommaso Giacomel, accolto con calore da tutti. Ovviamente deve essere stata dura soprattutto per lui dover rinunciare alla Coppa del Mondo quest’anno. Se dovesse restare da dt, come lavorerete con lui?

«È stata dura, ma la salute viene prima di tutto. Sono contento che quel problema sia stato risolto e che soprattutto fosse risolvibile. Lui adesso sta già bene e può partire come tutti gli altri per la prossima preparazione. Non ci sarà alcun bisogno di lavorare in un modo diverso dagli altri anni. Abbiamo visto che il lavoro fatto con lui sta portando i suoi frutti».

Ad Anterselva si sono viste tantissime bandiere italiane, più rispetto agli altri anni. Anche sulla RAI il biathlon ha fatto fino a 2,4 milioni di telespettatori e sono sempre di più gli appassionati che lo seguono anche sui social e su Eurosport. Felice di tutto questo?

«Si sente tanto questo affetto. Oggi vediamo tifosi italiani presenti quasi dappertutto, tifarci in ogni tappa. Ricordo quando otto anni fa per la prima volta ero al poligono alla tappa di Anterselva e c’erano poche bandiere italiane per essere nel nostro paese. Oggi, invece, Anterselva è davvero la nostra tappa di casa, con tantissimi italiani presenti. Poi ovviamente ci sono ancora tanti tedeschi, ma pure francesi e norvegesi, perché Anterselva è una gran bella tappa. Ci tengo a ringraziare tutti coloro che ci hanno seguito con trasporto, sentiamo sempre la loro vicinanza».

Photo Credits: Angiolini

Prima di chiudere, vuole aggiungere qualcosa?

«Si, voglio ringraziare tutto il nostro gruppo per la grande passione e il lavoro fatto ogni giorno, dagli atleti agli allenatori, dagli skimen ai fisioterapisti, i dottori e i cuochi al seguito. Tutti hanno dato il massimo, si sono impegnati, ma soprattutto ci hanno messo il cuore. Voglio ringraziare tutti quanti, perché se sono arrivati vittorie e podi, lo dobbiamo a loro che lavorano con tanta passione. Ecco proprio questa è la parola che descrive il nostro gruppo: passione. Sono stati quattro anni bellissimi».

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