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Biathlon – Jeanmonnot saluta Amat: “È stato come una figura paterna”. Si chiude un’era nella Francia

Credit: Dmytro Yevenko

Il finale di stagione a Oslo-Holmenkollen non ha segnato soltanto la consacrazione di Lou Jeanmonnot, ma anche la fine di un rapporto che ha accompagnato tutta la sua carriera. Con il ritiro di Jean-Pierre Amat, la francese perde infatti una figura centrale del suo percorso, molto più di un semplice allenatore.

Per Jeanmonnot, Amat è stato il primo punto di riferimento in nazionale, l’uomo che l’ha seguita nelle categorie giovanili e che ha contribuito in modo determinante a costruire quella solidità al tiro che oggi la rende una delle migliori interpreti del circuito. I numeri parlano chiaro, con percentuali sempre oltre il 90% nelle ultime tre stagioni, ma dietro questi risultati c’è un lavoro iniziato molti anni prima.

“È stato il mio primo allenatore nella nazionale francese e mi ha seguito per sei anni nelle giovanili”, ha raccontato la biathleta, ripercorrendo un legame che va oltre l’aspetto tecnico. Secondo Jeanmonnot, è proprio Amat la persona che le ha insegnato di più nel tiro con la carabina, accompagnandola in una fase decisiva della crescita sportiva.

Il ricordo è fatto non solo di allenamenti, ma anche di un ambiente costruito sulla leggerezza e sulla fiducia. Anni descritti come “meravigliosi”, tra risate e momenti condivisi, in cui il tecnico francese ha saputo creare un clima capace di far rendere al meglio i suoi atleti.

Jeanmonnot ha sottolineato anche il lato umano di Amat, definendolo una persona capace di dare sempre tutto senza mai mostrare le difficoltà, cercando costantemente di mettere a proprio agio chi aveva davanti. Un approccio che, nel tempo, ha trasformato il rapporto tra allenatore e atleta in qualcosa di più profondo.

Non a caso, la stessa Jeanmonnot lo ha definito “un po’ come una figura paterna nel circuito”, sottolineando quanto la sua presenza abbia accompagnato tutte le fasi della carriera, dall’ingresso nelle giovanili fino al momento più alto, quello della conquista della Coppa del Mondo.

Il simbolo di questo legame sta proprio nel tempismo del saluto. Amat c’era all’inizio del percorso e c’era anche alla fine, nel giorno in cui Jeanmonnot ha alzato il grande globo di cristallo. Un passaggio che assume il valore di una chiusura perfetta, quasi naturale.

“È la fine di un’era”, ha spiegato la francese, riconoscendo al suo storico allenatore il merito di aver lasciato un segno profondo nel biathlon francese e internazionale.

Nel momento in cui Jeanmonnot raggiunge il punto più alto della sua carriera, si chiude quindi anche un capitolo importante della sua storia sportiva. Un addio che sa di passaggio di testimone, ma che porta con sé il peso e il valore di un legame costruito nel tempo.

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