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Sci di fondo – Dopo il ritiro, Dietmar Nöckler tra ricordi e futuro: “Felice di essere sempre stato me stesso e aver avuto una carriera lunga”

“Non credevo che l’ultima gara potesse regalarmi tante emozioni”. Dietmar Nöckler si commuove, le lacrime iniziano a riempire i suoi occhi, ora che davvero la sua carriera è finita, che dopo tantissimi anni nell’alto livello è arrivato il momento di lasciare. Un addio arrivato assieme a Federico Pellegrino, compagno di squadra per anni in nazionale e nelle Fiamme Oro, insieme al quale è cresciuto in questi anni.

Lontano dalla pista, una volta nell’albergo che ha ospitato le squadre a Saint Vincent in occasione dei Campionati Italiani di Saint-Barthélemy, il “Gran Finale” di Chicco Pellegrino, Dietmar Nöckler è tornato a parlare della sua carriera, ma anche del futuro. Dalle sue parole si percepisce non solo la passione, ma proprio l’amore per questo sport. Lo sguardo, mentre con la mente torna indietro ai ricordi passati o parla anche del futuro nello sci di fondo, è da chi ha trovato per sempre il suo amore e non vuole abbandonarlo.

«Ho sempre provato una forte passione per questo sport – dice a Fondo Italiama inizialmente pensavo l’ultima gara non mi avrebbe fatto un grande effetto, perché negli ultimi anni ero già più volte arrivato a fine stagione che sembrava dovessi smettere. Invece, alla fine mi sono emozionato, è stato inevitabile».

Photo: Pentaphoto

Quando hai deciso di chiudere?

«Di fatto la mia stagione si è già conclusa a metà dicembre, anche se le Fiamme Oro mi hanno comunque dato la possibilità di continuare. In questi ultimi mesi ho anche già dato una mano come tecnico. Fisicamente sto ancora bene, anche quest’anno la preparazione era andata bene e la condizione è stata molto buona. Purtroppo però le porte per me non si sono mai aperte, non vedevo più la possibilità di tornare in Coppa del Mondo. Allora mi sono stufato. Penso che questo sistema non sia stato giusto per chi era fuori squadra. Allora, dopo gara di Slingia ho detto basta, non ci provo neanche più. Anche perché d’accordo con le Fiamme Oro, l’obiettivo era provare a qualificarmi per le Olimpiadi e in caso contrario avrei subito iniziato ad aiutare le Fiamme Oro. Ahimè, a me come ad altri non è mai stata data un’opportunità».

Torniamo indietro nel tempo. Avresti mai immaginato di fare questa carriera?

«Da ragazzino non avevo mai pensato tanto all’alto livello. Quando sono cresciuto ed entrato nella categoria junior ho iniziato a ottenere i primi risultati, il mio obiettivo era diventato entrare in un gruppo sportivo e fare il fondista di alto livello. Sono contento di quello che ho fatto. In particolare ci sono state due stagioni in cui mi sono espresso a un ottimo livello. Non sarò stato un campione, ma un forte fondista. Forse, guardando indietro, ho qualcosa da recriminare, avrei potuto fare meglio esprimermi per più stagioni a quel livello. Credo sarebbe stato possibile farlo, ma la carriera è andata così».

Insomma, alla fine sei giustamente soddisfatto di quello che hai fatto.

«Penso di aver raggiunto appieno il mio potenziale negli anni in cui sono andato bene. Nelle altre stagioni, magari cambiando certe cose, partendo da me e la mia testa, si poteva fare qualcosa in più. Sono contento che la mia carriera sia durata così tanto, perché mi è sempre piaciuto fare sport. Allenarmi durante l’estate sarà sicuramente una cosa che mi mancherà. Alla fine però potrò farlo lo stesso. Anche se non disputerò più gare di alto livello nello sci di fondo, resterò sempre uno sportivo a tempo pieno».  

Qual è la cosa che più le è piaciuta dell’alto livello?

«Da giovane ho sempre seguito questo sport in televisione, così per me era stato molto bello e stimolante arrivare in nazionale ed allenarmi con campioni del calibro di Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer, Christian Zorzi, Roland Clara e Thomas Moriggl. Lo stesso con le piste, che avevo sempre visto in tv ed era una forte emozione quindi arrivare in quelle località storiche dello sci di fondo e finalmente poter sciare su quei tracciati. Penso che queste emozioni dai primi anni siano quelle che mi hanno dato di più».

Siamo in Valle d’Aosta perché in questo weekend ha smesso anche Federico Pellegrino. Insieme avete condiviso tanto, dentro e fuori la pista.

«Ho tantissimi ricordi legati a Pelle, che partono da gare e raduni fatti assieme, fino ad alcune follie che abbiamo sempre fatto assieme. Anche perché il Chicco di oggi non è quello dei primi anni senior. Abbiamo un Pelle pre e uno post Sochi. Siamo stati anche capaci di andare a sciare alle 6 del mattino allo Stelvio per poi prendere e andare all’Oktoberfest a Monaco di Baviera da soli (ride, ndr). Abbiamo passato tanto tempo assieme. Lui ha fatto carriera fantastica. Quando scriverà la sua autobiografia credo che tante cose sembreranno frutto di fantasia, perché davvero è riuscito a raggiungere tutto quello che voleva. Ci ha messo tanto del suo. Ogni volta che si è posto un obiettivo, con la sua testa e le sue capacità è sempre riuscito a raggiungerlo. Complimenti a lui per quello che ha fatto. Anche quest’anno, tutto quello che si era prefissato è arrivato. Lascia anche una squadra con giovani competitivi. Sarà difficile trovare un altro Pellegrino, ma non ci serve nell’immediato, perché la cosa più importante è avere un vivaio importante di atleti in grado di fare bene. Allora si, nel gruppo potremo trovare un altro atleta vincente. Ma non so se sarà possibile arrivare ai suoi numeri, perché Pelle è stato incredibile».

All’interno della caserma delle Fiamme Oro a Moena ho visto tante tue immagini con la medaglia al collo. Sono quei successi le cose che ti rendono più orgoglioso?

«No. Ciò che più mi rende orgoglioso è che in ogni momento, quando le cose sono andate bene come quando sono andate male, sono sempre rimasto me stesso. Sono in pace con quello che ho fatto e sono contento di questo. Sono anche felice di essere apprezzato da tanti atleti all’interno dell’ambiente, soprattutto i più giovani, che sono veramente tutti bravi ragazzi. Sono contento di quello che posso aver dato o lasciato a qualcuno di loro. Adesso andiamo avanti, spero di sedermi qui con te tra vent’anni o poterti dire le stesse cose anche da allenatore».  

Quindi nel tuo futuro c’è una carriera da allenatore?

«Mi piacerebbe restare dentro le Fiamme Oro, perché senza di loro non avrei mai potuto fare la carriera che ho fatto e gli devo tanto. Spero quindi di proseguire con loro come allenatore o skiman, dando una mano ai giovani. Mi auguro proprio di restare in questo ambiente».

Foto credit: Newspower

Da allenatore che consigli daresti ai giovani che si affacciano ora all’alto livello?

«I tempi sono cambiati molto rispetto a quando eravamo giovani noi. Oggi anche tra gli junior si trovano atleti che sanno bene cosa vogliono fare e si impegnano davvero tanto. Bisogna farli continuare su questa strada. Non tutti ce la faranno, ma bisogna crederci, cercare di dare tutto ogni giorno e fare il meglio che si può».

Negli ultimi anni hai lavorato spesso con la squadra di sede. Ecco cosa consigli a coloro che restano fuori dalle nazionali? Come non abbattersi e mantenere la concentrazione alta?

«In realtà, almeno nelle Fiamme Oro, in questi anni avevano un bel gruppo di sede ed è stato molto bello lavorare con loro. Anche perché siamo stati seguiti benissimo nel quotidiano dai nostri tecnici, quindi non cambiata tanto rispetto alle nazionali. Alla fine ci sono tanti allenatori validi nei corpi sportivi e il sostegno è lo stesso che trovi in nazionali. Per me non cambia tanto, anche se magari non fai ritiri in località diverse, ma ti alleni più o meno sempre nello stesso luogo. L’importante è farlo bene. In questi anni con la squadra di sede mi sono trovato bene con tutti e ho cercato di essere d’aiuto. Penso che soprattutto nelle ultime stagioni abbiamo fatto proprio un bel lavoro con Fiamme Oro».  

Pochi anni fa nella squadra di sede arrivò un giovane aggregato di nome Martino Carollo. Avresti immaginato che nel giro di pochi anni sarebbe arrivato a questo livello?

«È pazzesco quello che ha fatto quest’anno, il livello che ha raggiunto soprattutto nelle gare individuali a pattinaggio. In particolare in quella olimpica ha fatto veramente una prestazione eccezionale. In più ha vinto la medaglia in staffetta. Magari non pensavo arrivasse così in fretta, ma già quell’anno lì si vedeva che aveva delle qualità tecniche veramente buone e una testa fuori dal comune. Lui vive per lo sci di fondo, dà il cento per cento ogni giorno, è disposto a sacrificare un sacco di tempo pensando solo all’allenamento e stando spesso fuori più di tanti altri. Il suo lavoro sicuramente ha pagato».

In conclusione chi vuoi ringraziare per questa bella e lunga avventura?

«Dico grazie a chiunque mi abbia seguito fin da bambino, il Comitato Alto Adige, la scuola sportiva di Malles. Ma soprattutto ringrazio le Fiamme Oro, perché come ho già detto, senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile. E con loro dico grazie anche ai miei genitori, a Ilaria (Debertolis, ndr) e tutti quelli che mi hanno dato una mano. Fondamentali poi tutti i partner commerciali, gli sponsor, coloro che mi hanno fornito i materiali. Infine grazie a tutti i tifosi, coloro che mi hanno urlato bordopista o seguito con affetto in tv. È stato bello».

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