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Sci di fondo e Biathlon- Cristian Toninelli e il doppio impegno a Milano-Cortina 2026: “Peccato essere arrivato al biathlon con solo una stagione alle spalle. Vorrei che si svolgessero prima le Paralimpiadi delle Olimpiadi”

Dopo aver già preso parte alle Paralimpiadi di Pyoengchang 2018 e Pechino 2022, Cristian Toninelli ha potuto coronare il sogno di gareggiare in casa. Il 37enne di Pian Camuno, ma residente a Lovere, ha deciso di raddoppiare prendendo parte sia alle gare di sci di fondo con il nono posto nella staffetta 4×2.5 chilometri; che a quelle di biathlon con la tredicesima posizione nell’inseguimento sprint. Risultati che sono frutto del grande impegno svolto sotto l’egida della Polisportiva Disabili Valle Camonica e che lo ha portato a fare una serie di ragionamenti in vista del futuro.

Com’è stata la sua esperienza alle Paralimpiadi casalinghe?

Questa esperienza è sicuramente la più bella delle tre, sia perché eravamo in casa, perché comunque l’essere in casa ha fatto la differenza, sia dal punto di vista emozionale che a livello di aspettative personali. Secondo me sono le Paralimpiadi meglio riuscite, non solo per l’organizzazione e il lavoro dei volontari, ma ho visto tutti che erano contenti, anche all’estero.

Avete avuto qualche difficoltà con la neve?

Sì, diciamo che la neve e il meteo ci hanno fatto un brutto scherzo, perché quando siamo rientrati, praticamente la settimana dopo c’erano le temperature invernali. Direi che ci è andata male, ma anche sotto quel punto di vista di gestione bisogna fare un applauso agli organizzatori e ai volontari perché sono riusciti a completare un numero per fare tutte le gare e farcele completare al meglio. Per un paio di giorni ho pensato che non saremmo nemmeno riusciti a partire, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e devo fare veramente un applauso a loro per come hanno saputo gestire la pista. Lo stesso non vale per chi ha deciso di farci correre a marzo su quella pista ben sapendo che a marzo a Tesero normalmente non esiste nemmeno più la pista. E nonostante questo sono andati avanti imperterriti, anche quando gli sono state presentate delle alternative, facendoci ritrovare in queste condizioni.

Quali erano le possibili alternative?

E’ stato proposto di andare a Dobbiaco dove abbiamo già svolto gare di Coppa del Mondo e un Mondiale. Lì c’erano le condizioni per gareggiare al 100% così come ad Anterselva dove si fanno gare da così tanti anni che si sarebbe potuto gareggiare anche a marzo.

Come ha gestito il doppio impegno fra sci di fondo e biathlon?

L’interpretazione della gara fra sci di fondo e biathlon non cambia molto, perché ovviamente nel fondo spingi e basta, mentre nel biathlon devi cominciare a ragionare molto prima su quello che devi fare, come interpretare la gara. Però entrambe le gare si svolgono sulla stessa pista, sul medesimo circuito per cui affrontare lo stesso tracciato ci ha agevolato parecchio. Una volta che conosci la pista, sai dove puoi azzardare maggiormente e dove devi mantenere di più. Sono stati poi molto bravi a realizzare un calendario che prevedeva prima due gare di biathlon, un giorno di riposo, due di fondo, un altro di stop e poi le gare finali con la staffetta.

Com’è approdato prima allo sci di fondo e poi al biathlon?

Lo sci di fondo in realtà non è stata una scelta, ma piuttosto un caso perché è stato merito della Polisportiva Disabili Valle Camonica di cui faccio parte. Quando sono andato da loro per chiedere di fare sport, mi hanno proposto lo sci di fondo perché eravamo a ottobre, quindi in prossimità dell’inverno, e qui vicino ci sono gli impianti di Schilpario. Ho provato, già mi piaceva vedere le gare da fuori, e farlo mi è piaciuto ancor di più. Con il biathlon la storia è un po’ diversa perché dopo tre anni che facevo fondo, mi è stata paventata la possibilità di fare qualcosa in quel settore. Di tasca mia mi sono acquistato una carabina per fare biathlon, tuttavia poco dopo l’idea è stata completamente accantonata da chi allora era responsabile federale perché non c’erano fondi. In vista di Milano-Cortina 2026, ancora una volta in ritardo,, siamo partiti con il biathlon. Ci siamo presentati al via io e Marco Pisani con solo una stagione alle spalle e sia io che lui ci siamo tolti una bella soddisfazione perché siamo riusciti a qualificarci ed affrontare le gare.

Come si gestisce lavoro e attività agonistica?

L’organizzazione delle attività è difficile. Io ho la fortuna di avere un lavoro part-time, di quelli abbastanza flessibili, quindi mi gestisco abbastanza bene. Al di là del lavoro e dell’allenamento, ovviamente sono una persona che ha anche la sua vita privata, ho una compagna, una casa e quindi mettere assieme tutto è stato veramente complicato, soprattutto gli ultimi due anni perché i carichi di lavoro giustamente sono aumentati di molto. L’unica cosa che posso dire è che devi darti tanto da fare e dormi molto poco. Basti pensare che in questa stagione nella stagione ho fatto circa 800 ore di allenamento più o meno. Forse avrei potuto fare qualcosina di più ma non so come sarei riuscito considerato che ho svolto circa 1000 ore di lavoro, quindi a conti fatti vuol dire avere un impegno costante di sette o otto ore compresi weekend e festivi. E’ stato abbastanza pesante.

Non c’è il progetto da parte di FISIP di creare una sorta di professionismo in Italia?

Nel corso degli anni ci sono stati atleti che sono entrati nei gruppi sportivi militari come per esempio Giuseppe Romele che ha avuto accesso alle Fiamme Azzurre dopo aver conquistato un doppio oro ai Mondiali e un bronzo alle scorse Paralimpiadi. Il suo merito è di essersi adattato immediatamente, tuttavia quando è arrivato lì di fatto era già un fenomeno e già preparato grazie al lavoro della Polisportiva Disabili Valle Camonica. Se si prende un giovane promettente dicendogli che potrà accedere a un gruppo sportivo militare soltanto se arriveranno risultati, questo potrebbe decidere di non proseguire. Se fossi stato nel Comitato Paralimpico Italiano (CIP), in vista di Milano-Cortina 2026 avrei preso gli atleti migliori del settore e gli avrei consentito di occuparsi esclusivamente di sport, mentre nei settori dove non c’erano, avrei puntato a trovare nuovi ragazzi. Purtroppo questo lavoro non è stato fatto, io ho dato il 100% e, nonostante gareggiassi con atleti professionisti, sono riuscito a giungere tredicesimo ottenendo un ottimo risultato.

Visto che si tratta di un territorio con molti atleti di livello, c’è l’opportunità di attirare i giovani in questi settori?

Noi abbiamo la fortuna di vivere in luogo dove si possono fare tante discipline, anche perché lo sci di fondo non si costruisce in tre o quattro mesi invernali quando c’è la neve. Lo si fa in tutto il periodo e noi abbiamo la fortuna di avere strade e piste ciclabili dove allenarsi con gli skiroll, montagne dove poter correre e anche per gli atleti standings siamo dotati di piscine e palestre. Per l’inverno c’è per l’appunto Schilpario, ma speriamo che possa arrivare qualcosa di nuovo, forse anche ad altitudini più elevate. Ci sono infatti progetti di rilancio per gli impianti di Montecampione 1800 e Borno, per cui potrebbe saltar fuori qualcosa di interessante. Sul biathlon c’è un pistino per skiroll a Gromo dove si può anche sparare e d’estate vado spesso lì a prepararmi. La cosa bella è che in Valle Camonica abbiamo numerose persone che intuiscono e comprendono l’impegno che c’è da parte di un atleta, sia che si tratti di normodotati o paralimpici, e per questo si creano situazioni per crescere e migliorare. Oltre al singolo sportivo però bisogna guardare oltre, al futuro, e fare progetti a lungo termine. Penso alla Polisportiva Disabili Valle Camonica come si impegni per darci il meglio oppure anche alla Canottieri Sebino dove sono andato qualche volta ad allenarmi. Loro possono creare dei progetti, ma deve esserci qualcun altro che investano e offrano un sostegno economico. Il poligono di tiro per il biathlon sarebbe un’altra cosa che servirebbe, ma è necessario un sostegno dall’alto.

In merito all’idea di svolgere Olimpiadi e Paralimpiadi nello stesso periodo, sarebbe d’accordo?

Credo che non sia possibile poiché, occupandomi per lavoro di sicurezza sui cantieri, sono abbastanza certo che sia quasi impossibile compiere un’impresa di questo tipo. Solo pensando allo sci nordico, sarebbe servito un villaggio olimpico grande come quello di Cortina d’Ampezzo che ospitava la gran parte degli atleti paralimpici. Questo soltanto per alcune discipline, il tutto moltiplicato per gli sport previsti. Lo stesso varrebbe per gli impianti: è vero che abbiamo gareggiato a Tesero dove sono andate in scena anche le prove dei normodotati, ma le piste erano leggermente diverse perché non è possibile lanciare un atleta ipovedente su una discesa dove si raggiungono settanta chilometri orari. Lo stesso varrebbe per lo sci alpino: non si può pensare di far scendere un atleta con una sola gamba come il nostro Davide Bendotti sulla Stelvio. Sarebbe piuttosto più corretto svolgere prima le Paralimpiadi e poi le Olimpiadi così da attirare l’interesse e la curiosità del pubblico sull’evento per scoprire anche le locations ed evitare che si arrivi esausti alle Paralimpiadi dopo quindici giorni di gare.

Quale sarà il suo futuro?

Sicuramente non farò altri quattro anni così perché non riuscirei a sopportarli visto che sono stati veramente tirati. Ho una compagna e una certa età, per cui a un certo punto credo che bisogna dare precedenza alle cose che sono più importanti nel futuro rispetto allo sport. Molto dipenderà anche se ci sarà un’unione fra FISIP e FISI, in tal caso dipenderà cosa verrà richiesto dalla Federazione perché se ci fosse la richiesta di concentrarmi solo sullo sport, diventerebbe complicato. Ho un lavoro e, guardando al futuro, devo pensare di più anche a quello. L’unica cosa che vorrei provare è affrontare un Mondiale di biathlon, però voglio arrivarci nel migliore delle condizioni e ovviamente dipenderà dal progetto che mi verrà proposto.

Di seguito la videointervista

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