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Sci di fondo

Sci di fondo – Marcus Grate chiede una svolta per la Svezia dopo l’infausta edizione dei Giochi: “Serve un modello come il biathlon”.

La nazionale maschile svedese di sci di fondo è in piena fase di riflessione dopo la delusione olimpica, e tra le voci più autorevoli nel dibattito interno c’è quella di Marcus Grate. Il velocista, da anni rappresentante degli atleti, ha indicato con chiarezza la direzione che, a suo avviso, dovrebbe prendere il movimento per rilanciarsi.

Il punto di partenza è netto: “Vorrei riunire sciatori e allenatori a Oestersund. Un modello simile a quello dei biatleti. Così com’è ora, la situazione è troppo frammentata”, ha spiegato, fotografando una struttura che negli ultimi anni ha mostrato limiti soprattutto nella gestione quotidiana del lavoro.

Le sue parole arrivano in un momento di cambiamento profondo. Il team manager Anders Bystroem e gli allenatori Anders Hoegberg e Stefan Thomson hanno lasciato i loro incarichi, una scelta che Grate ha definito inevitabile alla luce delle dinamiche interne maturate nel tempo. “È stata la decisione giusta, in base a ciò che ho vissuto e provato negli ultimi anni. Non significa che sia andato tutto male, abbiamo avuto anche anni fantastici, ma ora serve un cambiamento”.

Il nodo principale riguarda l’organizzazione del lavoro lontano dalle competizioni. Se durante i ritiri tutto funziona in maniera strutturata, la situazione cambia nei lunghi mesi di allenamento individuale. “Quando siamo in ritiro abbiamo un’organizzazione impeccabile, ma il 90% del lavoro si svolge a casa”, ha sottolineato Grate, evidenziando come la dispersione geografica di tecnici e atleti renda più complesso il monitoraggio quotidiano.

È proprio qui che si inserisce la proposta di un centro unico, sul modello del biathlon, con Oestersund come punto di riferimento stabile per tutta la squadra nazionale. Un’idea che non nasce dal nulla, ma che riprende tentativi già fatti in passato di concentrare le attività tra Oestersund e Falun, senza però arrivare a una vera centralizzazione.

Secondo Grate, la mancanza di una presenza costante degli allenatori sul campo ha avuto conseguenze concrete anche sulla gestione del carico di lavoro. “Può essere difficile per un allenatore che non vede un atleta tre o quattro volte a settimana capire se sta superando il limite”, ha spiegato, facendo riferimento anche ai casi di sovrallenamento emersi nella scorsa stagione.

Il problema, quindi, non è solo tecnico ma anche relazionale, legato alla qualità del dialogo tra atleta e staff. “Si rischia di perdere quel contatto continuo e quel follow-up che sono fondamentali nei mesi più importanti”, ha aggiunto, indicando nella quotidianità condivisa una possibile soluzione.

Le parole di Grate si inseriscono in un processo più ampio di revisione interna, avviato dalla federazione dopo i Giochi, con interviste e analisi approfondite che hanno fatto emergere la necessità di cambiamenti strutturali.

La direzione indicata è chiara: meno dispersione, più centralità, più contatto diretto. E un modello già esiste, proprio accanto, nel biathlon.

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