Clima teso in Norvegia attorno alla nazionale di sci di fondo. Diverse atlete hanno espresso il desiderio di rinunciare al posto in squadra pur continuando a gareggiare in Coppa del Mondo, ma la Federazione ha detto no.
Tra queste c’è Karoline Simpson-Larsen, protagonista di una stagione straordinaria culminata anche con l’oro olimpico in staffetta.
La sciatrice ha confermato il rifiuto della sua richiesta: “La mia domanda è stata semplicemente respinta. Ho ricevuto una telefonata dalla Federazione”.
Una decisione che l’ha colta di sorpresa: “Non me l’aspettavo, ero abbastanza sicura che si sarebbe trovata una soluzione. Forse sono stata un po’ ingenua”.
Nonostante tutto, Simpson-Larsen farà parte della nazionale nella prossima stagione: “Entro con una mentalità aperta e voglia di collaborare. Ma il processo è stato difficile”.
Alla base della tensione c’è il desiderio di alcune atlete di continuare a lavorare con i team privati, come il Team Anlegg Oest, senza rinunciare alle competizioni internazionali. Una posizione che la federazione non ha accettato, imponendo una scelta netta: nazionale oppure niente Coppa del Mondo.
Situazione simile per Astrid Oeyre Slind, anche lei intenzionata a restare nel proprio team privato. “Se non accetto la nazionale, non posso partecipare alla Coppa del Mondo”, ha spiegato, parlando apertamente di un approccio basato su “pressioni”.
Dallo staff del Team Anlegg Oest sono arrivate critiche ancora più dure: “È triste che la federazione abusi del proprio potere sugli atleti”.
L’esperto NRK Torgeir Bjoern ha definito la situazione “drastica”, paragonandola ai tempi delle tensioni con Petter Northug. “Negare la Coppa del Mondo è una decisione forte. La federazione si trova in un dilemma complesso”.
La direttrice dello sci di fondo Cathrine Insteboe ha difeso la linea adottata: “Vogliamo che i nostri migliori atleti siano in nazionale. È lì che devono stare”. E sulle critiche: “Non riconosciamo accuse di abuso di potere. Il dialogo con gli atleti è aperto”.
Anche il team manager Per Elias Kalfoss ha ridimensionato le tensioni, parlando di “buon clima” all’interno del gruppo.
La situazione riflette un cambiamento nello sci di fondo moderno, dove sempre più atleti cercano autonomia nella gestione della preparazione, tra sponsor, team privati e programmi personalizzati. Un modello che si scontra con la struttura tradizionale delle nazionali.
A rendere il quadro ancora più incerto c’è la situazione di Johannes Hoesflot Klaebo, che non ha ancora trovato un accordo definitivo con la federazione per la prossima stagione. Secondo il suo manager Lasse Gimnes, servirà ancora tempo prima di arrivare a una soluzione.
Il caso norvegese evidenzia un tema sempre più centrale: il rapporto tra federazioni e atleti in un contesto sportivo in evoluzione. Da una parte la necessità di mantenere una struttura solida e condivisa, dall’altra il desiderio di maggiore libertà da parte degli atleti. La stagione non è ancora iniziata, ma il dibattito è già acceso.

