Il futuro della combinata nordica ai Giochi olimpici è appeso a un filo: non solo le donne sono state escluse da Milano Cortina 2026, ma la disciplina rischia di perdere il proprio status olimpico in vista del 2030.
La decisione che arriverà nelle prossime settimane: il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) è infatti chiamato a stabilire, se la disciplina resterà nel programma delle Olimpiadi delle Alpi francesi entro la fine di giugn; un passaggio chiave non solo per la storia del movimento movimento olimpico ma anche per lo sviluppo della disciplina in generale.
In vista della “sentenza”, si è attivato in Francia un fronte di sostegno con una petizione promossa da figure di riferimento della combinata, tra cui gli ex campioni olimpici Fabrice Guy, Sylvain Guillaume e Jason Lamy-Chappuis, con l’obiettivo di sensibilizzare il CIO sull’importanza di preservare una specialità considerata storica per i Giochi invernali. All’iniziativa hanno aderito anche grandi nomi dello sport francese, da Jean-Claude Killy a Marie-José Pérec, fino a campioni più recenti come i biathleti Quentin Fillon-Maillet, Eric Perrot e Lou Jeanmonnot (tra gli altri), i fondisti Mathis Desloges e Richard Jouve. La petizione ha superato anche i confini nazionali, vedendo tra i suoi firmatari anche i saltatori Nikaido Ren e Domen Prevc.
Il documento che accompagna la petizione articola una serie di argomentazioni che riflettono un dibattito più ampio sul ruolo del combinato nordico nello scenario olimpico.
Uno dei punti centrali riguarda il legame con la tradizione. La disciplina è profondamente radicata nella cultura sportiva di diversi Paesi europei e, nel caso francese, ha contribuito a scrivere pagine importanti: dall’oro olimpico di Guy ad Albertville 1992 al successo di Lamy-Chappuis a Vancouver 2010. Organizzare le gare “in casa” nel 2030, secondo i promotori, rappresenterebbe una continuità con la storia dei Giochi e con i valori su cui si fondano.
Altro tema chiave è quello dell’eredità olimpica. La combinata, come già detto è una delle poche discipline presenti ininterrottamente fin dalla prima edizione dei Giochi invernali del 1924, insieme a sport come il salto con gli sci e lo sci di fondo. Nel tempo ha saputo evolversi, introducendo formati più dinamici e contribuendo anche allo sviluppo di formule oggi centrali in altre discipline, come l’inseguimento.
Non manca poi l’argomento della sostenibilità, sempre più centrale nelle scelte del CIO. Il combinato utilizza infrastrutture già esistenti – trampolini e piste di fondo – senza richiedere nuovi investimenti significativi. Una caratteristica che lo rende coerente con le linee guida dell’Agenda olimpica in materia di contenimento dei costi e riduzione dell’impatto ambientale.
La petizione insiste anche sulla necessità di un ulteriore passo avanti in termini di equità di genere. Essendo rimasto l’unico sport invernale esclusivamente maschile nel programma olimpico del 2026, la combinata è chiamata a includere le donne già a partire dal 2030, in linea con i principi della Carta olimpica e con l’evoluzione già avviata a livello di Coppa del Mondo.
Dal punto di vista sportivo e mediatico, i sostenitori sottolineano invece il potenziale spettacolare della disciplina: la combinazione tra salto e fondo, unita al format a inseguimento, garantisce gare aperte e ricche di colpi di scena, facilmente adattabili anche ai nuovi linguaggi digitali.
Infine, emerge il tema dell’universalità. Negli ultimi anni la combinata ha visto allargarsi la base di partecipazione, con un numero crescente di nazioni competitive soprattutto a livello giovanile. Un segnale, secondo i promotori, che la disciplina non è più appannaggio esclusivo delle tradizionali potenze del Centro-Nord Europa.
Sul fondo, però, resta la preoccupazione più concreta: quella di compromettere il futuro di centinaia di atleti. L’eventuale esclusione dal programma olimpico rischierebbe infatti di privare la combinata del suo principale orizzonte, mettendone in discussione la sopravvivenza nel medio termine, come già si è visto con l’esodo delle combinatista verso il salto speciale quando era chiaro che la combinata non avrebbe fatto il suo esordio al femminile in quel di Milano Cortina.
