Sven Hannawald ha fatto la storia del salto con gli sci nel corso degli Anni Novanta e primi Duemila conquistando un oro olimpico, quattro mondiali fra trampolino normale e di volo e un’edizione della Tournée dei Quattro Trampolini.
Il tedesco però ha dovuto fare i conti con una serie di problemi che lo hanno accompagnato nell’ultima parte della carriera e che lo hanno costretto a ritirarsi nel 2004 a trent’anni. Il campione di Hinterzarten ha dovuto iniziato a patire le maggiori difficoltà proprio dopo la vittoria dell’Aquila d’Oro che lo ha progressivamente accompagnato verso il burnout.
“Dopo la vittoria al Torneo dei Quattro Trampolini, sono volato alle Mauritius per una vacanza. Ho dormito dodici giorni su quattordici, ero così esausto. Dopo, le cose sono migliorate per un po’. Al successivo Torneo dei Quattro Trampolini, ho vinto a Oberstdorf e sono arrivato secondo nella classifica generale. Ma dopo, mi sono sentito ancora peggio – ha raccontato Hannawald in una puntata della serie “I 50 più grandi atleti tedeschi” di “Sport Bild” -. Le aspettative, soprattutto le mie, mi opprimevano sempre di più”, racconta. “A un certo punto, una grande stanchezza si diffuse nella mia mente. Era come se il mio fuoco interiore si fosse spento. Spesso non avevo più la forza di fare ciò che desideravo veramente”.
Nonostante le varie visite da specialisti e una serie di esami a cui si era sottoposto, Hannawald non trovò la soluzione dei suoi problemi portandosi dietro il tutto fino al 2004 quando, durante una vacanza con la propria compagna, emersero tutti i problemi nel pieno della sua potenza. “Fu una vacanza da incubo, ma non c’entrava niente la mia ragazza. Ero esausto, ma allo stesso tempo completamente irrequieto. Mi svegliavo di notte e piangevo. Non sapevo proprio cosa mi succedesse e mi sentivo così impotente.”
Servì quindi una visita presso un medico psicosomatico il quale emesse la propria diagnosi: burnout. Hannawald trascorse così nove settimane in una clinica specializzata a Bad Grönenbach, nella regione dell’Unterallgäu prima di poter tornare a casa e riprendersi piano piano nonostante la terapia proseguita anche negli anni successivi.
“Ripensandoci, mi sono lasciato assorbire troppo dallo sport agonistico. Non pensavo ad altro che al salto con gli sci 24 ore su 24, sette giorni su sette. Sono un perfezionista, ho sempre puntato al massimo, fin da bambino – ha aggiunto Hannawald -. Le vittorie non mi bastavano; doveva essere per forza un record del trampolino. Da giovani si può gestire una cosa del genere. Ma a un certo punto il corpo te lo impone e crolli. Avrei dovuto prendermi delle pause molto prima”.
Nell’intervista il tedesco ha però smentito i possibili problemi riguardanti l’anoressia sostenendo come la sua magrezza dipendesse soltanto dall’impostazione della preparazione: “Ero semplicemente al limite del peso – ha concluso l’ex atleta, alto 1,85 metri, che a volte pesava solo 63 chilogrammi -. Più leggero si è, meglio vola, è così che funziona nel nostro sport. Ho sempre voluto dimagrire per poter volare ancora più lontano”.
