Il settore giovanile dello sci di fondo azzurro riparte per un nuovo quadriennio dalla conferma del Direttore Tecnico Paolo Rivero, che dopo il lavoro svolto nelle ultime tre stagioni, assieme allo staff tecnico, guiderà ancora la crescita dei giovani talenti del fondo italiano. Al cuore del progetto la continuità con quanto fatto finora, la sinergia tra la base del movimento e la sua vetta, e un nuovo progetto dedicato alla delicata transizione tra il mondo junior e il massimo circuito internazionale.
Dalla nascita della squadra Under 23 al rapporto con i comitati regionali, passando per la programmazione estiva, il confronto internazionale e gli obiettivi dei diversi gruppi, il 33enne della Valle Maira, in provincia di Cuneo, traccia la linea d’azione e le ambizioni del nuovo ciclo in quest’intervista concessa a Fondo Italia all’inizio della preparazione estiva.
Buon pomeriggio Rivero. Partiamo innanzitutto dalla sua riconferma a direttore tecnico giovanile e di parte dello staff, che è sicuramente un grande segnale di soddisfazione da parte della Federazione per il lavoro svolto.
«Penso che in questi ultimi anni col settore giovanile abbiamo effettuato un lavoro che è piaciuto, in prima istanza alla Federazione, che ringrazio per la fiducia rinnovata, ma anche a Comitati e Gruppi Sportivi Militari con i quali da subito abbiamo voluto condividere tanto in termini di metodo di lavoro, di preparazione sia atletica che tecnica, e di monitoraggio degli allenamenti.
Abbiamo fatto molti incontri con i tecnici dei Comitati che sono stati un modo utile ed efficace di condividere il progetto che era in atto col settore giovanile. Adesso l’obiettivo è assolutamente quello di dare continuità a tutto questo.»
A proposito delle squadre giovanili: ciò che salta subito all’occhio rispetto allo scorso anno è la divisione tra junior veri e propri e Under 23, com’è nata questa scelta da parte vostra?
«La Federazione mi ha chiesto di ripensare la gestione degli atleti nella transizione trai gli junior e la Coppa del mondo e la mia proposta è stata quella di strutturare un progetto Under 23 di sviluppo. Anche in altri sport di endurance si parla spesso di squadra Development, in cui si cerca di gestire al meglio ovviamente l’obiettivo di raggiungere nei modi e nei tempi giusti le massime prestazioni ad alto livello.
Qualche atleta ci metterà meno, qualcun’altro ci metterà di più, ma l’obiettivo è veramente individuare il talento di ognuno e gestirlo al meglio nella transizione dalle giovanili ai circuiti maggiori.»
Il progetto U23 ha portato anche a un riassetto dello staff tecnico. Può spiegare quali sono le conferme e i nuovi ingressi nel gruppo degli allenatori?
«L’esigenza di dare progressività al lavoro impostato gli scorsi anni con la squadra Junior mi ha spinto ad affidare il progetto U23 a Matteo Betta e Stefano Corradini che hanno dimostrato di essere un’ottima squadra, completandosi a vicenda nel coprire tutte le esigenze tecniche, metodologiche e relazionali necessarie nel lavoro con gli atleti e avranno il supporto di Luca Filipas, uno dei massimi esponenti italiani nel campo della ricerca e preparazione negli sport di endurance. È da qualche anno che siamo in contatto ed appena ce n’è stata l’occasione sono riuscito a coinvolgerlo.
Nella squadra Junior la mia priorità era dare assoluta continuità metodologica ed organizzativa al lavoro fatto fin qui. Per questo ho promosso Fabio Pasini che da anni, oltre all’importante ruolo di responsabile dei materiali, ha sempre collaborato e fornito il suo prezioso supporto agli allenatori nel lavoro con gli atleti junior. Al suo fianco ci sarà Andrea Gola, al quale ho chiesto la disponibilità ad entrare nel progetto, in particolare sulla parte di preparazione atletica e tecnica. Come Betta è laureato in Scienze motorie e dopo 12 anni di lavoro e gestione delle categorie U18 e U20, ha la mia completa fiducia nel ricoprire questo ruolo.
Lo staff si completa con i fisioterapisti: Davide Perucchini lavorerà principalmente con gli U23 oltre ad occuparsi della valutazione degli atleti di entrambe le squadre e coordinerà l’intervento di Barbara Bigoni e Francesca Siccardi nella squadra Junior.
In generale sono convito che sia un ottimo staff capace di collaborare e creare la giusta gradualità nel passaggio da Junior a senior grazie alla comunicazione e condivisione costante di obiettivi e metodi di lavoro.»
E dal punto di vista organizzativo questo nuovo progetto come cambia le cose in termini di programmazione e di preparazione?
«Sicuramente cambiano gli obiettivi. Da un lato sulla squadra junior abbiamo obiettivi di formazione degli atleti, dall’altro per gli U23 l’obiettivo si sposta sulla prestazione, portando le competenze che hanno acquisito nella squadra junior ad un livello superiore, limando i possibili ambiti di guadagno, da quello tecnico, a quello fisico, ma anche mentale, portandoli a esprimere il loro 100% per poi progressivamente arrivare a un livello accettabile per poter competere in Coppa del mondo.»
Quando si parla dell’ambito giovanile, si dice che il risultato conti relativamente. Con il gruppo U23 si inizia a ragionare anche più concretamente sui risultati?
«Dovendo ottimizzare le prestazioni degli atleti U23, i risultati saranno la conseguenza dell’aver lavorato a 360° sul miglioramento della prestazione. I risultati sono del resto anche il lasciapassare per le gare del circuito superiore. Anche con gli junior negli scorsi anni sono arrivati i risultati però non era quello il nostro focus, che stava piuttosto nel dare loro le giuste possibilità di formarsi, crescere e migliorarsi.»
Naturalmente la formazione nei più giovani implica quindi anche una grande sinergia con la base del movimento, tra comitati e sci club: questo lavoro continuerà anche nel prossimo quadriennio?
«Continueremo sempre questa collaborazione con gli allenatori in sinergia con la Scuola Tecnici Federali un utile strumento della Federazione per comunicare e per formare la base degli allenatori che lavorano con gli atleti. La squadra junior è un punto di passaggio per gli atleti che per la maggior parte della loro carriera giovanile sono invece stati gestiti sul territorio dagli allenatori degli sci club e dei comitati regionali, che fanno il massimo con le possibilità che hanno per farli crescere. Devo dire che negli ultimi anni si è visto anche sulla base un bel cambiamento di lavoro, di mentalità e di competenze negli allenatori.»
E infatti i ragazzi hanno dimostrato, ad esempio durante i Mondiali di Lillehammer, di potersela giocare alla pari con gli stranieri in molte situazioni.
«Dobbiamo essere soddisfatti del livello dei nostri migliori junior, abbiamo veramente degli ottimi atleti e delle bravissime atlete che nel giro di qualche anno potranno mettersi in mostra anche nella categoria senior a livello internazionale.»
Proprio parlando di crescita internazionale, oggi gli atleti del circuito FESA hanno meno occasioni di confrontarsi con il mondo scandinavo. Ci sono idee per implementare queste relazioni?
«Al momento no, non sono in programma, anche perché tutte le iniziative che avevano avuto in passato dal Junior Camp che andavamono a fare in Norvegia, che un anno era anche stato combinato al BlinkFest, è stato interrotto dalla Federazione Norvegese. La FIS non ha ad oggi programmi verso quella direzione, quindi diciamo che per ora dobbiamo contare solo sulle nostre forze, benché nello Spring Meeting in FESA, sono state abbozzate possibili soluzioni di raduni, riservati però solo alle nazioni alpine o comunque del sud dell’Europa, per creare occasioni di confronto tra gli atleti anche in estate, ma al momento è tutto ancora in divenire e non c’è nulla di definitivo e strutturato.»
Sempre rimanendo sugli atleti, come avete impostato le squadre? Quali criteri avete utilizzato per la selezione?
«Le selezioni si sono basate principalmente sulle gare e sulle classifiche della stagione passata, sia a livello nazionale che a livello internazionale, con una valutazione tecnica a 360°. Lo stesso abbiamo fatto per la squadra AIN, un progetto che abbiamo fortemente voluto continuare, perché è un ottimo strumento per le migliori atlete e atleti dei Comitati che faranno quattro raduni, circa uno al mese, con i migliori atleti junior a livello nazionale. Avere un programma focalizzato esclusivamente sugli atleti più giovani è un modo per conoscere loro e i loro allenatori in vista dell’inverno, qualora ci trovassimo poi a convocarli. Così anche per la composizione delle squadre dell’anno prossimo, quando avremo già fatto un percorso conoscitivo utile per poter individuare gli atleti da inserire nel percorso federale.»
Un aiuto anche per gli atleti stessi, che non entrerebbero nel contesto federale come se fosse una novità completa.
«Sì, è un passaggio intermedio che serve sia a noi che a loro per iniziare un percorso in primis di conoscenza. Se l’obiettivo della squadra Under-23 è portare gli atleti a raggiungere l’alto livello, e quello della squadra junior è formativo, per il gruppo AIN l’obiettivo è conoscitivo, per iniziare a instaurare quel rapporto anche di fiducia nei confronti dello staff della squadra, in attesa del momento in cui poi andranno forte e saranno selezionati.»
Per i singoli gruppi, qual è il programma che avete elaborato?
«Con gli Junior abbiamo pensato a un brevissimo raduno di 5 giorni, sfruttando gli ultimi giorni di scuola, per poi lasciare praticamente 20 giorni ai maturandi per fare l’Esame di Stato, che di fatto interesserà metà squadra. Poi riprenderemo da fine giugno, decisi, con un bel raduno al Sud dove andremo a sfruttare il Centro federale di Capracotta e poi ci sposteremo a Barrea, dove l’anno scorso ci siamo trovati benissimo, per allenarci tra fine giugno e inizio luglio, e poi da fine luglio inizieremo con i raduni anche con gli AIN e a quel punto ripeteremo, nel senso della continuità, la stessa programmazione svolta negli anni scorsi.
Con gli Under 23 il lavoro sarà un po’ diverso. Anche con loro siamo partiti da Anterselva, e da lì ci sposteremo a Barrea, per fare a fine giugno un periodo con volumi importanti ed orientati allo sviluppo della capacità aerobica. Poi avremo un’estate tra Val di Fiemme, Lavazé e di nuovo Anterselva, mentre da settembre ci allineeremo alla squadra A, con la quale faremo sia il raduno di Oberhof in Germania, dove andremo a sciare, che anche il raduno in ghiacciaio. Dopo di che la squadra A andrà al Nord, mentre noi rimarremo a sciare sulle Alpi.»
Invece per quanto riguarda gli obiettivi tecnici?
«Con gli Under 20 l’obiettivo è di cercare delle località che abbiano a disposizione piste di skiroll, dove possiamo lavorare molto sulla tecnica e sulla percezione delle corrette intensità di allenamento. Per questo motivo si fanno molti lavori in circuito, che siano in pista di atletica o pista di skiroll, oppure su salite continue. Questo sarà il target di gran parte dell’estate, mentre poi con l’arrivo dell’autunno inizieremo a lavorare sulla prestazione specifica, ovviamente sfruttando i terreni che avremo negli ultimi raduni, in particolare quello di Livigno.
Con la squadra Under 23 invece l’obiettivo è già da subito maggiormente improntato allo sviluppo della capacità fisiologica degli atleti alle diverse intensità. In estate lavoreremo di più sulle velocità alla soglia anaerobica e di sviluppo della massima potenza aerobica, per poi spostarci in autunno sulla costruzione della prestazione. Questo significa lavorare sul race pace e allenamenti più orientati alla prestazione di gara, ovviamente senza dimenticare la grandissima base aerobica che ci consente di sostenere tutti i carichi di allenamento.»
