In poche settimane, Ben Ogden è passato dal vivere l’apice della carriera a un lungo percorso di riabilitazione. Poco prima del grave infortunio al ginocchio rimediato ad aprile, l’americano aveva chiuso una stagione da protagonista culminata con due medaglie d’argento ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026.
In un’intervista a Langrenn.com, l’americano ha raccontato come sta vivendo il recupero e quali insegnamenti gli abbia lasciato l’inverno più importante della sua carriera.
Il 26enne è tornato a casa dalle Olimpiadi italiane nel Vermont con un argento della sprint e un’altro nella Team Sprint insieme a Gus Schumacher. Un risultato che lo ha reso il fondista statunitense più medagliato della storia in campo maschile ai Giochi Olimpici. Per il fondista, però, le medaglie hanno rappresentato molto più di un semplice risultato.
«È difficile spiegare cosa abbiano significato per me. Ho affrontato tutte le gare olimpiche con una tattica piuttosto insolita, ma ho sfruttato i miei punti di forza e ho dato tutto quello che avevo. Riuscire a ottenere quei risultati sul palcoscenico più importante mi ha dimostrato che il mio modo di gareggiare funziona davvero. Forse non è costante come quello di Johannes Høsflot Klæbo, ma è il metodo giusto per me.»
Una consapevolezza che gli ha restituito fiducia.
«Ho dimostrato a me stesso di poter competere con i migliori anche quando conta davvero. Questo conferma molte delle scelte che ho fatto, sia negli allenamenti sia nella mia vita da atleta. Non diminuisce la voglia di migliorare, ma mi fa credere che continuando a essere me stesso potrò arrivare ancora più in alto.»
Ad aprile però, durante un’escursione in montagna, l’idillio è stato interrotto da una caduta in cui Ogden si è procurandosi una lesione al menisco. «È stato un colpo durissimo. Pensavo che con qualche giorno di riposo sarebbe passato, ma il ginocchio continuava a gonfiarsi e a farmi male. Alla fine ho deciso di farmi visitare.»
La diagnosi ha confermato la rottura del menisco. Ogden ha scelto di sottoporsi all’intervento chirurgico, una soluzione che richiede tempi di recupero più lunghi ma offre maggiori garanzie per il futuro.
«Parlare con i chirurghi, conoscere le opzioni e i tempi di recupero è stato terribile. Ho pensato a tutto quello che avevo costruito nello sci di fondo e al fatto che tutto potesse essere compromesso da una semplice caduta durante l’off-season.»
Il recupero ora, abbandonate anche le stampelle, con crescente ottimismo; tuttavia, non potendo ancora correre o allenarsi sugli skiroll, il programma estivo è stato completamente modificato.
«Mi sento ogni settimana più forte e sono sempre più convinto che tornerò. Ci vorrà tempo, ma ce la farò. Mi sto dedicando al nuoto, allo SkiErg e alla palestra. Devo credere che questo mi renderà un atleta migliore, anche se al momento non riesco ancora a vederne tutti i benefici. Probabilmente dovrò continuare a gestire il ginocchio ancora per un po’, ma quando arriverà l’inverno mi aspetto di essere praticamente tornato. Magari con qualche ora di allenamento in meno rispetto al previsto, ma pronto a dare il massimo.»
E, scherzando, trova anche un aspetto positivo dell’infortunio.
«Quest’estate sono stato in palestra tre o quattro volte alla settimana e sono migliorato tantissimo nelle trazioni. Magari questo mi darà un po’ più di potenza nel double poling.»
