Ha vinto medaglie ai Mondiali e gare di Coppa del Mondo, diventando una delle biatlete più conosciute al mondo. Ma dietro i successi, negli ultimi anni, Ingrid Landmark Tandrevold ha dovuto affrontare una difficile battaglia personale.
La 29enne norvegese ha raccontato nel podcast Skiklubben il periodo in cui la ricerca ossessiva della perfezione e l’idea di dover ottimizzare ogni aspetto della propria vita l’hanno portata a perdere il piacere dello sport.
«Negli ultimi due anni ho cercato di fare tutto nel modo giusto. Ho provato a ottimizzare ogni parte della mia vita per poter fare un passo avanti», ha spiegato.
Per concentrarsi esclusivamente sulla performance, Tandrevold aveva progressivamente eliminato pause, occasioni di socialità e progetti creativi. Ma, nel tentativo di diventare l’atleta perfetta, aveva finito per smettere di ascoltare i propri bisogni.
«Ho iniziato ad avere molta paura delle gare, e non mi era mai successo prima. Prima non vedevo l’ora di gareggiare e arrivavo alla partenza piena di entusiasmo. Poi, durante la stagione, ero sempre più concentrata soltanto sul riuscire a portare a termine la gara in modo accettabile. È un punto di partenza pessimo».
La norvegese ha descritto quella fase come una perdita della naturalezza e della capacità di lasciarsi andare. Ogni gesto veniva analizzato e scomposto, fino a rendere complicati anche i movimenti più semplici.
«È come quando corri o vai in bicicletta, cose che sai fare. Se inizi a pensare a come muovere le gambe o a come spingere sul pedale, tutto diventa soltanto un movimento. Per me era un po’ così: avevo semplicemente pensato troppo a ogni cosa».
Alla pressione mentale si sono aggiunti anche problemi fisici. Dopo diversi episodi di palpitazioni e fibrillazione atriale durante le gare di Coppa del Mondo, Tandrevold è stata sottoposta a un intervento chirurgico nel dicembre 2024. L’operazione è riuscita e oggi la biatleta è felice di essersi lasciata alle spalle quel problema. Il percorso per ritrovare se stessa, però, è passato soprattutto da un cambio di prospettiva. Tandrevold ha capito di essere un’atleta che ha bisogno di trovare energia anche al di fuori dello sport.
«Sono un’atleta che ha bisogno di ricevere energia da altri aspetti della vita. Avevo cercato di cancellare questa parte di me per adattarmi a un modello di ciò che pensavo fosse più importante e migliore».
Da qui la decisione di tornare a vivere lo sport in modo più personale e meno rigido.
«È molto più divertente gareggiare “alla maniera di Ingrid”. Credo che sia il modo migliore per esprimere ciò che ho da offrire».
Oggi la campionessa norvegese mette in guardia anche dalla trappola dell’ottimizzazione assoluta, in un mondo dello sport sempre più dominato da dati e tecnologia.
«Non credo che nessun orologio possa davvero capire come ti senti. Abbiamo fatto enormi progressi con la tecnologia, possiamo misurare il lattato e tantissime altre cose. Ma imparare ad ascoltare un po’ di più il proprio corpo è importante. Non ogni allenamento deve servire a misurare qualcosa. Non tutto deve essere corso in piano, con un ritmo preciso o registrato su Strava».
