Le ultime due stagioni di Marketa Davidova sono state molto diverse da quelle a cui la biatleta ceca aveva abituato il pubblico. Niente podi, vittorie o grandi appuntamenti da protagonista: al centro della sua vita ci sono stati invece problemi alla schiena, due operazioni e una lunga riabilitazione.
La campionessa del mondo nell’individuale a Pokljuka 2021 e vincitrice in Coppa del Mondo di specialità nell’Individuale nel 2022 è stata per anni una delle certezze del biathlon ceco e una promessa del movimento mondiale, sempre in attesa di vederla lottare per la classifica generale. Poi gli infortuni hanno cambiato tutto. «Ogni volta che c’erano delle gare senza di me sentivo quanto mi mancasse essere lì», racconta a Biathlonworld.
Il momento più difficile è arrivato alle Olimpiadi di Milano-Cortina, dove Davidova è riuscita comunque a conquistare un posto nella squadra ceca nonostante i problemi fisici, prendendo parte alla staffetta mista e alla sprint, che si è rivelata la sua ultima gara prima della seconda operazione, effettuata ad aprile.
«Probabilmente le Olimpiadi sono state il momento più difficile. Ero in una situazione in cui potevo partecipare solo in maniera limitata e questo è stato particolarmente frustrante».
La prima operazione, nel marzo 2025, aveva cambiato completamente la sua quotidianità. Per quasi tre mesi Davidova ha dovuto utilizzare le stampelle, mentre stare seduta era difficile e rimanere in piedi era possibile soltanto per brevi periodi, e una riabilitazione che l’ha costretta a ripartire dalle basi.
«L’inizio è stato molto più difficile di quanto mi aspettassi, sia fisicamente sia mentalmente. Dopo l’operazione era come imparare tutto da capo. Anche una cosa semplice come camminare sembrava nuova».
Per un’atleta abituata a chiedere continuamente di più al proprio corpo, la lezione più importante è stata quindi la pazienza ma anche «l’umiltà quando si tratta della salute. Spesso diamo per scontato essere sani e non avere dolore. È qualcosa che dovremmo apprezzare e di cui dovremmo prenderci cura».
Durante la convalescenza la 29enne ha scoperto che seguire le gare non sempre era d’aiuto. Anzi, vedere i compagni competere mentre lei era costretta a rimanere a casa rendeva ancora più difficile il recupero. «Mentalmente non mi faceva bene. Guardare le gare sapendo che non potevo essere lì rendeva tutto più difficile». Meglio avere vicino famiglia e amici, fondamentali nei mesi in cui uscire di casa era complicato; anche il tempo trascorso con i cavalli, altra sua grandissima passione, le ha permesso di ritrovare un equilibrio lontano dal mondo del biathlon.
L’esperienza ha inevitabilmente lasciato un segno. Alla domanda se tornerà a essere la stessa Marketa Davidova di prima, la risposta è netta: no. Non necessariamente perché sarà un’atleta migliore o più forte, ma perché certe esperienze cambiano inevitabilmente una persona.
«Vorrei essere più gentile con me stessa e meno severa. La pazienza è sempre stata una delle cose con cui ho fatto più fatica. Voglio tutto subito, quindi spero che questa esperienza mi abbia insegnato che alcune cose richiedono semplicemente tempo».
Nel frattempo, la ceca ha ripreso gli allenamenti sugli skiroll e in bicicletta, aumentando gradualmente il lavoro: «Quando sono tornata sugli skiroll e sulla bici ero molto prudente, perché non sapevo cosa aspettarmi. Dopo ogni allenamento le cose sono migliorate. Fisicamente non sono ancora dove ero prima, ma mentalmente mi sento già molto più me stessa».
Il futuro agonistico resta ancora da definire nei dettagli. Davidova preferisce non guardare troppo lontano e, soprattutto, non vuole fissare obiettivi irrealistici. Quando le viene chiesto cosa renderebbe positiva la prossima stagione, non parla di podi o vittorie: «Semplicemente riuscire a completare un’intera stagione sarebbe già una vittoria. Più di ogni altra cosa, voglio che il biathlon e lo sport tornino a darmi gioia».
