Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha revocato questa estate in maniera provvisoria la sospensione del Comitato Olimpico Russo (ROC), ma l’International Biathlon Union (IBU) non cambia posizione nei confronti di Russia e Bielorussia e ha deciso di mantenere le sanzioni emanate all’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel 2022.
A rivelarlo è la Federazione ucraina di biathlon, che in un comunicato stampa spiega come il possibile ritorno dei due Paesi nelle competizioni internazionali non sarà infatti inserito nell’ordine del giorno del prossimo Congresso dell’IBU, in programma a Berchtesgaden, in Germania, dal 17 al 20 settembre. Secondo la nota, il Consiglio esecutivo dell’IBU ha ritenuto che Russia e Bielorussia non abbiano ancora soddisfatto le condizioni necessarie per la revoca della sospensione; tra gli elementi considerati dall’IBU figurano in particolare la mancata presa di distanza dalla guerra in Ucraina e l’arruolamento di atleti, tecnici e funzionari nelle forze armate, o la partecipazione diretta al conflitto.
La posizione dell’IBU ha suscitato la reazione della Federazione russa di biathlon (RBU), che contesta la scelta di non inserire la questione nell’agenda del Congresso di settembre; come già fatto lo scorso anno dalla Federazione Russa di Sci, ora si attende la decisione del Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS), al quale è stato presentato un ricorso contro le decisioni dell’IBU.
«Attendiamo che il TAS emetta finalmente la sua decisione», sostiene Sergei Averyanov, responsabile dell’ufficio stampa della RBU. «I giudici del TAS stanno cercando da tre mesi di stabilire se la posizione dell’IBU nei confronti degli atleti russi sia discriminatoria sulla base della nazionalità e se violi i principi della Carta Olimpica».
