Al netto della gara estiva, nel pieno della preparazione, Zak Ketterson un anno fa era a oltre trenta secondi dai migliori, mentre domenica ha chiuso l’inseguimento della Toppidrettsveka in cima al podio, portandosi a casa anche la vittoria generale, davanti a Johannes Høsflot Klæbo e ad alcuni dei più forti fondisti del mondo, sorprendendo avversari e addetti ai lavori al termine di una volata finale sul traguardo. La sorprendente crescita di dell’americano nasce da due scelte: cambiare il proprio metodo di allenamento e trasferirsi in Norvegia per confrontarsi quotidianamente con un ambiente di altissimo livello.
Una scelta, quella di trasferirsi in Norvegia, che lo corteggiava già da qualche anno: la decisione definitiva è arrivata al termine della stagione passata. «Non avevo nulla da perdere», ha raccontato a Langrenn.com. «Una delle cose più importanti per me nel corso della carriera, quando si tratta di migliorare, è mettermi in ambienti dove posso imparare da fondisti più forti di me. Sapevo che, se avessi concluso la mia carriera sugli sci senza aver mai provato qualcosa del genere, avrei potuto pentirmene per il resto della vita».
Quando si è trasferito in Norvegia, Ketterson ha scelto Oslo come base, dove vive con la moglie Julie, sposata nel 2026; una scelta dettata dalla vicinanza alle strutture utilizzate dai migliori fondisti del Paese. «Holmenkollen è un’arena di Coppa del Mondo. Si trova a soli cinque minuti da dove viviamo a Oslo. Lì c’è un percorso per gli skiroll di cinque chilometri, molto impegnativo e tecnico. Quando puoi allenarti molto lì, può migliorare molte delle tue sessioni». L’americano ha inoltre la possibilità di allenarsi regolarmente con il Team Aker Dæhlie, la formazione privata norvegese alla quale è affiliato quando non veste i colori degli Stati Uniti.
Ad aiutarlo nella preparazione c’è Torstein Dagestad, l’allenatore che aveva seguito Mattis Stenshagen e che all’epoca lavorava con il Team Swix: Dagestad ha accettato di aiutarlo nella preparazione, permettendogli anche di partecipare ad alcune sessioni con la squadra, ma per lui il tecnico ha preparato un modello completamente personalizzato, dandogli maggiore autonomia e responsabilità nella gestione della preparazione.
«È probabilmente il cambiamento più grande che ho fatto da quando mi sono trasferito in Norvegia», spiega. «Negli Stati Uniti è normale che le squadre si allenino insieme ogni singolo giorno, a volte
anche due volte al giorno. Questo può rendere difficile adeguare il programma di allenamento se succede qualcosa di imprevisto. In Norvegia le squadre di solito si allenano insieme solo da una a tre volte alla settimana, e spesso si tratta delle sessioni di intervalli più importanti. Questo offre agli atleti una libertà molto maggiore di fare ciò che è meglio per loro nei giorni intermedi.»
Per lo statunitense anche la struttura della preparazione è cambiata: in precedenza seguiva una periodizzazione tradizionale basata su tre settimane di carico seguite da una settimana più leggera, ora invece utilizza blocchi di quattro giorni: una sessione di intervalli, due giornate di grande volume e una giornata tranquilla. Terminato il blocco, ne comincia immediatamente un altro.
«In questo modo hai sempre una giornata tranquilla prima della sessione di intervalli. Questo fa sì che la qualità degli intervalli sia migliore, perché ti senti più fresco. Allo stesso tempo, finisci per allenarti con un buon volume in maniera costante, invece di allenarti moltissimo per alcune settimane e poi dover utilizzare quella successiva per recuperare».
Il nuovo sistema, che presenta diverse similitudini con quello adottato con successo da alcune squadre private norvegesi e anche da diversi atleti di vertice del biathlon, permette al 29enne anche di monitorare più facilmente i progressi e di adattare il carico alle sensazioni quotidiane: «Penso che questo sistema renda molto semplice capire se la condizione sta migliorando di settimana in settimana. Allo stesso tempo, mi permette di ascoltare il corpo, perché è molto facile modificare il lavoro da un blocco di quattro giorni al successivo».
I risultati non hanno tardato ad arrivare. Già nell’agosto del 2025 Ketterson aveva iniziato ad avvertire i primi progressi. Durante l’inverno ha conquistato il primo piazzamento tra i primi dieci in Coppa del Mondo, è entrato cinque volte nella top 20 e ha ottenuto la convocazione per i Giochi olimpici di Milano-Cortina, dove ha disputato la staffetta e tre delle quattro prove individuali. Dopo il successo alla Toppidrettsveka e in vista dell’apertura della Coppa del Mondo, prevista a fine novembre, Ketterson preferisce non concentrarsi esclusivamente sul grande obiettivo stagionale.
«Il mio obiettivo generale è diventare il miglior fondista che posso essere, concentrarmi sul fare le cose giuste ogni giorno e poi sperare che il resto si sistemi da solo». A ispirarlo è stato anche il percorso compiuto da Stenshagen, con cui si è allenato durante l’estate e l’autunno del 2025. «È stato molto stimolante vedere Mattis Stenshagen, con cui mi sono allenato parecchio l’estate e l’autunno scorsi, vivere una stagione così positiva. È riuscito a qualificarsi per la squadra olimpica norvegese, cosa che sembrava quasi impossibile».

