La scorsa stagione è stata allo stesso tempo la migliore e una delle più amare della carriera di Johanna Hagström. La svedese ha chiuso la Coppa del Mondo con il secondo posto nella classifica di specialità sprint, miglior risultato di sempre nel circuito, ma proprio nella gara più attesa, la sprint olimpica, è arrivata una pesante delusione con l’eliminazione già ai quarti di finale.
«La considero comunque una delle mie migliori stagioni, ma il momento più importante è stato anche il punto più basso. È stata la gara peggiore di tutta la stagione», racconta a Expressen, pur provando a guardare il bicchiere mezzo pieno: «Devo cercare di portarmi dietro il fatto che essere convocata e avere la possibilità di partecipare a un’Olimpiade è qualcosa di importante. Ma è chiaro che speravo davvero in molto di più».
Del resto la 28enn è consapevole che riuscire a strappare l’ultimo posto disponibile per la sprint in Val di Fiemme – in ballottaggio tra lei ed Emma Ribom – non era cosa semplice: la decisione ufficiale è arrivata soltanto il giorno precedente alla gara, anche se la fondista aveva ricevuto la notizia diverse settimane prima, ma la squadra le aveva chiesto di mantenere il segreto e di comportarsi pubblicamente come se non sapesse ancora nulla. A distanza di sei mesi, Hagström ricorda ancora con incredulità quei giorni. «È stato davvero strano. Quando ormai lo sapevo, dovevo comunque stare lì e dire che non avevo ancora ricevuto la risposta».
Un’esperienza che la svedese non vorrebbe necessariamente ripetere in occasione dei prossimi Mondiali.
«Si può pensare che sarebbe meglio evitarlo, ma non ne abbiamo ancora parlato con la dirigenza. Potrebbe essere comunicato più vicino all’inizio della competizione», ammette.
Chiusa la sprint al 13° posto, un risultato deludente considerando che durante tutta la stagione di Coppa del Mondo non era mai arrivata così indietro nel format, oltre alla delusione la svedese ha dovuto anche affrontare gli attacchi social: secondo alcuni, infatti, Ribom non avrebbe mai ottenuto un risultato così negativo se avesse avuto l’opportunità di gareggiare.
Quell’episodio l’ha portata a riflettere sul rapporto con il telefono e con i social media durante i grandi appuntamenti. «Un po’ sì», risponde quando le viene chiesto se prenderebbe in considerazione un divieto del telefono durante i prossimi Mondiali di Falun. «Nel momento in cui sei seduta lì e leggi un commento, pensi che non ti interessi e che non sia niente di importante. Ma poi può entrarti dentro, più di quanto immagini. Quando arrivi al traguardo alle Olimpiadi e hai tutte le emozioni che scorrono, è proprio l’ultima cosa a cui dovresti pensare. E invece è proprio in quel momento che può comparire».
Hagström come tantissimi altri atleti sa però che oggi i social rappresentano uno strumento di lavoro, attraverso cui costruire e mantenere il proprio rapporto con il pubblico.
«In un certo senso fa parte del mio lavoro. Le persone vogliono vedere quello che facciamo». Eppure, ammette, farebbe volentieri a meno di una parte di quella esposizione. «Ho letto un’intervista a Mattis Stenshagen, che diceva di dover utilizzare i social media anche se in realtà non vorrebbe. E un po’ è così anche per me».

