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Sci di fondo

Le stelle dello sci contro la pubblicità di Sydney Sweeney: “Dovrebbe contare ciò che sappiamo fare”

La pubblicità di Sydney Sweeney realizzata in collaborazione con un’azienda di scommesse ha suscitato numerose critiche nel mondo dello sport. I social media delle federazioni internazionali, nonché alcune delle principali protagoniste delle discipline nordiche hanno espresso il proprio disappunto nei confronti della campagna, che vede l’attrice americana protagonista di immagini fortemente sensuali accompagnate dallo slogan «Just sports».

Dalla combinatista Annika Malacinski a Emma Ribom, passando per le atlete di discipline estive come campionessa olimpica di nuoto Ariarne Titmus o surfista Felicity Palmateer, tutte sottolineano sia come questo tipo di rappresentazione possa essere particolarmente dannoso per le giovani donne che si avvicinano allo sport, sia la tossicità della sessualizzazione del corpo femminile associato allo sport.

La risposta però alla pubblicità non è arrivata solo a parole: la svedese Ribom, ad esempio, ha pubblicato nelle sue storie Instagram un video di allenamento assieme alle sue compagne accompagnato dalla scritta “Queste sono donne che fanno sport”, aderendo al trend venuto fuori dalla polemica.

Anche la combinatista statunitense si accoda al trend, ricordando inoltre quando la narrazione creata sia impattante a livello mediatico e possa avere conseguenze sulle nuove generazioni: “Le donne nello sport dovrebbero essere celebrate per la nostra forza, talento, dedizione, disciplina e successi, non per i loro corpi. La prossima generazione sta guardando. Mostriamo qualcosa di meglio”.

Intervistata dal giornale svedese Expressen, la fondista svedese pensa che l’immagine della pubblicità offra «una visione molto antiquata dello sport femminile e in qualche modo umiliante. Non dovrebbe rappresentarci».

Sulla stessa linea anche Ebba Andersson: «È assolutamente comprensibile che ci siano state reazioni così forti. E sono reazioni appropriate. Io non avrei voluto essere rappresentata in quel modo».

Ancora più netta Johanna Hagström, che ha espresso apertamente la propria rabbia, postato il discorso sul modo in cui vengono raccontate le atlete: «Mi arrabbio quando si cerca di attirare l’attenzione in questo modo. Oggi dovremmo essere arrivati a un punto in cui dovrebbe contare di più ciò che sappiamo fare, piuttosto che il modo in cui dovremmo apparire».

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