Con l’avvicinarsi dell’inverno, per i biatleti è arrivato il momento di abbandonare gli skiroll e ritrovare il contatto con la neve. Una fase importante della preparazione, nella quale occorre adattarsi alle diverse condizioni del fondo e ritrovare le sensazioni necessarie per affrontare le prime gare stagionali. Andrea Zattoni, allenatore della squadra maschile italiana di Coppa del Mondo, ha illustrato a Biathlonworld il lavoro previsto in questa fase.
Dal punto di vista tecnico, il passaggio dall’asfalto alla neve il cambiamento non risiede tanto nei movimenti, quanto nella forza applicata. «La tecnica di sciata in sé non cambia e i movimenti sono gli stessi. La differenza principale riguarda la capacità di differenziazione cinestesica: in altre parole, quanta forza bisogna applicare a ogni spinta per ottenere la stessa risposta, perché asfalto e neve sono ovviamente superfici diverse».
In questa fase della stagione, in cui ci si avvicina sempre di più alle gare, la preparazione si concentra soprattutto sull’intensità, senza trascurare il lavoro specifico sulla neve. «Cerchiamo generalmente di dare maggiore importanza all’intensità. Allo stesso tempo, alcune squadre possono scegliere di andare su un ghiacciaio per lavorare sugli adattamenti specifici richiesti dallo sci sulla neve. In quel caso bisogna trovare un compromesso, perché in quota è necessario svolgere un po’ più di volume».
Una possibile alternativa è rappresentata dai tunnel indoor, che consentono di allenarsi sulla neve a un’altitudine inferiore e di mantenere sedute ad alta intensità, ma il tecnico fiemme spiega che l’approcco della azzurro è diverso e «consiste nel concentrarci sull’intensità specifica del biathlon, con molti esercizi ad alta intensità abbinati al tiro. Poi utilizzeremo le prime settimane di novembre per ritrovare le sensazioni sulla neve e arrivare pronti alle prime competizioni».
Per atleti di alto livello, il ritorno sugli sci non richiede tempi particolarmente lunghi. «Nel nostro caso dobbiamo concentrarci soltanto sulla tecnica del pattinaggio, mentre gli specialisti dello sci di fondo devono riabituarsi anche alla tecnica classica. Questo rende le cose un po’ più semplici per noi. Generalmente dedichiamo un paio di giorni al lavoro a bassa intensità, per ristabilire gli adattamenti tecnici e accumulare un po’ di volume. Dopodiché passiamo subito ad allenamenti più specifici, anche perché quasi tutti hanno le prime gare in programma a breve».
Nel biathlon, poi c’è la compontente del tiro che inevitabilmente risente di questo cambiamento del “mezzo”. «In generale quando torniamo a sciare riprendiamo anche a sparare. Chi preferisce allenarsi su un ghiacciaio, invece, deve separare le diverse componenti del biathlon: una parte del lavoro è dedicata esclusivamente agli aspetti tecnici e fisici dello sci di fondo, mentre un’altra prevede nel pomeriggio esercizi con skiroll e tiro».
Una difficoltà aggiuntiva in questo periodo dell’anno, quando gli allenamenti sulla neve ricominciano su anelli di neve conservata con lo snowfarming e le condizioni metereologiche tendono ad essere ancora miti, può venire dai tracciati stessi, ma Zattoni rassicura: «Gli atleti di alto livello sono generalmente abituati a queste situazioni. Tuttavia, in questo periodo dell’anno capita spesso di trovare condizioni della neve non ottimali e, per esempio, quando il fondo è morbido possono incontrare qualche difficoltà. È spesso una combinazione di fattori tecnici e psicologici. Sciare su una pista in cattive condizioni non è mai piacevole e iniziare la stagione in questo modo può essere un primo colpo da assorbire. Bisogna adattarsi rapidamente».


